2063Anche la Sicilia, come il resto d’Italia è invasa dall’olio tunisino la cui importazione nel primo trimestre di quest’anno, in tutto il Paese, è aumentata del 681%, quasi otto volte la quantità dello stesso periodo dello scorso anno. Si tratta di un incremento  gigantesco determinato anche dalla scarsa produzione di olive tra il 2013 e il 2014 che nell’Isola si è ridotta quasi del 40% passando da 3.493.580 quintali di due anni fa a 2.077.800 del 2014, ma soprattutto dal costo dell’olio stesso, perchè quello tunisino è imbattibile, dato un costo del lavoro semplicemente imparagonabile, dalle 10 alle 50 volte meno di quello italiano perchè in Tunisia il lavoro agricolo rasenta lo schiavismo. 

A fornire i dati sono il presidente e il direttore di Coldiretti Sicilia Alessandro Chiarelli e Prisco Lucio Sorbo, con riferimento all’analisi presentata stamani all’Expo. “L’olio italiano e la sfida della qualità” che ha messo in evidenza il massimo storico nelle importazioni di olio di oliva straniero dopo che nello scorso anno erano già giunte dall’estero ben 666 mila tonnellate di olio di oliva e sansa come mai era avvenuto in passato.




“Ne deriva che quando si vende un prodotto a pochi centesimi spacciandolo per offerta speciale di olio regionale non ce n’è neanche una goccia – sottolineano – Un olio siciliano non può costare meno di sette euro al litro e uno ligure, lombardo, pugliese, campano, mai meno di quattro. La nostra produzione, variegata e di altissima qualità, è frutto di anni di investimenti colturali mirati a incrementare un’eccellenza premiata da ben sei denominazioni di origine protetta che rappresenta un primato nazionale”.

“E’ indispensabile una maggiore chiarezza – concludono Chiarelli e Sorbo – in quanto nonostante sia obbligatorio indicare per legge l’origine in etichetta sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è però quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggerle. I caratteri sono molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile per non parlare di bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere che sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli”.

Fonte: Redazione Milano www.ilnord.it