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https://www.sapereeundovere.comdi Chiara Boracchi

Fa bene al fegato, stimola la produzione di latte nelle neomamme e il suo succo depura l’organismo dopo le grandi abbuffate. Stiamo parlando del cardo!




Il cardo, o Silybum marianum L., è una pianta che cresce in Europa meridionale e quindi anche in Italia, dove la troviamo prevalentemente nel centro-sud. Il nome “cardo” lo deve al termine greco “ardis”, punta dello strale, a indicare le numerose spine che lo caratterizzano, mentre l’aggettivo mariano pare sia un riferimento alla Madonna che, secondo la leggenda, allattando Gesù bambino, fece cadere alcune gocce di latte che andarono a posarsi sul cardo, determinando così le tipiche striature bianche delle sue foglie.

 

Le sue proprietà sono ben note sin dall’antichità: già Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis historia, ne consiglia il succo per migliorare la digestione e il flusso biliare. Tradizione vuole, inoltre, che fosse anche un ottimo rimedio per contrastare la malinconia e la depressione: il termine melancholia, che in greco significa bile nera, indicava in sostanza uno squilibrio della bile che ha effetti negativi sull’umore.




 

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Gli studi moderni hanno cofermato l’azione epatoprotettiva del cardo mariano: il merito è della silimarina, un complesso di sostanze flavoniche, dette flavanolignani, costituito principalemente da silidina, silidianina e silicristina che ristabiliscono le funzioni del fegato agendo direttamente sulle membrane cellulari. Ne sono ricchi il frutto del cardo, ma anche i semi e le foglie.

 

In pratica la silimarina inibisce i fattori responsabili del danno epatico, come i radicali liberi, fungendo da antiossidante (in maniera più netta della vitamina E) e previene la perdita di glutatione (un antissidante prodotto dall’oragnismo) causata dall’eccesso di alcool. Secondo alcune ricerche contrasta anche gli effetti dei danni provocati dai raggi UVA sulla pelle.

 

Una curiosità: secondo una ricerca condotta dalla Columbia University, l’estratto del cardo mariano potrebbe ridurre significativamente l’infiammazione epatica nei bambini costretti ad affrontare cicli di chemioterapie per curare la leucemia linfoplastica acuta.

 

Come si assume: sotto forma di integratore, in tavolette, anche se dà il meglio come infuso o decotto (si usano le foglie).

 

Quando assumerlo: è ottimo dopo le feste o dopo periodi di eccessi alimentari, quando consumiamo troppi grassi animali, cibi fritti o molto elaborati che determinano un superlavoro per il fegato. E’ utile in tutte le epatopatie.

 

Altre proprietà: è colagogo, cioè stimola la produzione di bile, è galattogeno, ovvero stimola la produzione di latte nelle puerpere, allevia i crampi dovuti ai dolori mestruali ed è antiemorragico. E’ ipertensivo, diuretico, utile nel trattamento di varici ed ulcere varicose.

 

Avvertenze: data la presenza di tiramina, va usato con cautela nei soggetti ipertesi.

 

Fonte www.lifegate.it