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Riportiamo dalla pagina Facebook di Tiziana Ciprini

12662426_1006606642734561_6860273165388089553_nLe ragioni del mio #NO, in coscienza, all’ art. 5 sulla STEP CHILD ADOPTION

Chi sostiene che l’utero in affitto non c’entra niente con la step child adoption non dice il vero.

Basta dare un’occhiata alla modalità con cui sono stati scritti gli articoli del testo di legge per accorgersi che c’era, evidentemente, qualcosa da nascondere.

Infatti gli articoli sono tutti diligentemente spiegati TRANNE UNO, l’art. 5, in cui è riportato un MISTERIOSO richiamo normativo, proprio secondo la modalità di scrittura denunciata da Beppe Grillo, prima che entrassimo in Parlamento, per non far capire niente ai cittadini.

Perché non l’hanno scritto chiaro che si tratta di adozione del figlio del partner? Quale vero interesse nascondono? 

Vecchi trucchetti da legislatori furbastri, che agiscono nel mistero per non farsi scoprire dai cittadini e agire indisturbati, impedendo il pubblico dibattito.

Così come è scritto, l’art. 5 apre alla legittimazione dell’abominevole pratica dell’utero in affitto, già praticata all’estero, in barba alla Legge 40/2004, sia da coppie etero che omo.

L’art. 5 si presta infatti a una facile elusione della legge: sarebbe sufficiente che uno di due aspiranti genitori ricorresse a questa pratica, perché l’altro partner possa diventare anche lui genitore del bambino concepito con questa modalità. Il procedimento è molto semplice ed intuitivo. A titolo esemplificativo si può immaginare una coppia che, allo scopo di avere un figlio, faccia ricorso all’utero in affitto, andando in uno di quei Paesi in cui esse sono ammesse. Attualmente per la legge italiana, il bambino nato con tale pratica, è figlio di uno solo dei membri della coppia (il genitore biologico). Con l’art. 5 in vigore, l’altro membro della coppia (non ancora genitore) potrà richiedere l’adozione del figlio del partner (ottenuto facendo ricorso a questo tipo di pratica), aggirando quindi, a norma di legge, il divieto della L. 40.
Come spiega Giuseppe Noia, ginecologo, docente di medicina prenatale al Policlinico Universitario Gemelli e Primario dell’Hospice Perinatal, “nel momento in cui si permette a una coppia di andare all’estero, chiedere un bambino e portarlo in Italia avremo un aumento di simili domande. All’aumentare della domanda aumenterà anche l’offerta, ma l’offerta riguarda povere donne indotte a superovulare per favorire ovociti e dare figli a coppie che non possono averli naturalmente. In questo senso la catena è ben visibile…”

D’altro canto che la posta in gioco dell’art. 5 sia la legittimazione/normalizzazione dell’utero in affitto (sia per etero che per gay) in un futuro molto prossimo, lo si evince chiaramente dalle numerose dichiarazioni dei diretti interessati:




dal giornale La Repubblica del 16.01.2016 il senatore del PD Sergio Lo Giudice, cofirmatario del DDL Cirinnà, dichiara di battersi in favore della step child adoption perché ha un compagno che ha avuto un bambino in America “grazie” alla maternità surrogata. La step child adoption “consentirà quindi a Lo Giudice di ottenere l’adozione”.

In questo video  http://www.iene.mediaset.it/puntate/2016/02/02/nobile-il-senatore-il-marito-e-il-figlio_9922.shtml il senatore Lo Giudice racconta come ha coronato il sogno di un figlio col suo compagno, rivolgendosi a una agenzia in America per ottenere il figlio da una madre surrogata, al costo di 80/100 mila euro, che il bambino è stato portato via dalla madre “dopo qualche settimana perché è molto importante che sin dall’inizio il rapporto tra la madre e il bambino sia considerato NON come un rapporto di una madre con suo figlio”.

Il Senatore racconta che la madre negli States la chiamano la surrogate, la surrogata, (un sottoprodotto di madre in pratica). Alla domanda “non è un trauma per un bambino appena nato essere separato dal corpo di sua madre?” Il senatore, in base alla sua coscienza, risponde: “Non credo assolutamente”.

La mia coscienza, invece, mi suggerise il contrario.

Quindi un Senatore della Repubblica italiana ammette di aver aggirato la legge italiana, che vieta il ricorso a tale pratica, e ora si è preparato la norma ad personam per sanare la propria situazione.

Specifico inoltre che l’adozione del minore da parte del partner superstite (sia etero che omo) per garantire la continuità affettiva, nei fatti, è gia’ possibile quando si dimostra che esiste un legame affettivo pregresso fra questa persona e il bambino. Sono valutazioni che fa il tribunale dei minorenni caso per caso. Non c’è quindi bisogno di alcuna legge ad hoc.

La mia coscienza mi suggerisce che I SOGNI son desideri, MA NON DIRITTI.

NON ESISTE COSTITUZIONALMENTE ALCUN DIRITTO AD AVERE FIGLI, ma esiste invece il diritto del figlio di conoscere le proprie origini biologiche. La sentenza della Corte Cost. N. 278/2013 infatti, a proposito della questione del bilanciamento tra i diritto dell’adottato a conoscere le proprie origini e il diritto della madre, che ha abbandonato il figlio a rimanere anonima, ha stabilito il principio per cui il BISOGNO DI CONOSCENZA DELLE PROPRIE ORIGINI rappresenta uno di quegli aspetti della personalità che possono condizionare l’intimo atteggiamento e la stessa vita di relazione di una persona in quanto tale. In aula il M5S ha votato a favore di questo principio.

La mia coscienza mi suggerisce che sarebbe giusto affidare ai cittadini, CON APPOSITO REFERENDUM, la valutazione dell’art. 5 sulle adozioni e sull’eticità o meno della pratica dell’utero in affitto, che produce un giro di business di milioni di euro l’anno, in modo da creare un dibattito di respiro nazionale, con opportuni approfondimenti.

Ho iniziato il mio percorso nel movimento 9 anni fa con le battaglie contro la mercificazioni dei beni comuni come l’acqua.

Continuerò su questo percorso, battendomi contra la mercificazione, addirittura, della vita.

Fonte

Tratto da: www.losai.eu

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