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1642di Davide Mantovani

I Social Network hanno invaso la nostra vita e attraverso queste piattaforme on line ci esprimiamo sempre di più, ma che ne è dei nostri vecchi post?

Verba volant, scripta manent, così qualche millennio fa, Caio Tito, davanti al senato romano, volle sottolineare la prudenza nello scrivere poiché “le parole volano, gli scritti rimangono”. Da allora le cose non sono poi così cambiate, se non per la presenza dei social network nella nostra vita, cosa che può anche risultare innocua, ma che in realtà, dipende dall’uso che ne facciamo.

I social network sono a tutti gli effetti delle gigantesche cimici che raccolgono e registrano dati sulla nostra vita privata e non solo. Attraverso un meccanismo che spinge gli utenti a ricercare l’approvazione virtuale di altri utenti, si è per così dire “spinti a gonfiare la propria personalità”, e spesso, ad esprimersi attraverso post e tweet in termini che molto probabilmente mai si sarebbero usati nella vita reale.

Anche le immagini o i video caricati non fanno eccezione, basta dare un’occhiata in rete per rendersi facilmente conto di quanto venga nutrita la parte vanesia di chi passa molto tempo ad ammiccare in posa nelle situazioni più disparate per una manciata di “like”. In tutto questo, va anche ricordato che alcune celebri piattaforme non sono nuove ad esperimenti sugli stati emotivi degli utenti attraverso la manipolazione degli algoritmi.



Ma che ne è del nostro passato on line? Qualcuno se lo è mai chiesto? Cosa succederà con ciò che abbiamo scritto ed è rimasto inciso nel web? Domande più che legittime, soprattutto alla luce della leggerezza con cui le persone si esprimono nel mare di internet.

Ethan Czahor, un trentenne americano licenziato dallo staff del governatore della Florida per alcuni suoi vecchi post dai contenuti sessisti e offensivi, dopo la spiacevole vicenda, ha deciso di inventare un app, attualmente in fase sperimentale solo per iPad e iPhone, che consentirà di scandagliare il web per individuare i nostri vecchi post e tweet “ a rischio ”, che potrebbero quindi compromettere il nostro presente.

Di certo questa tecnologia può essere utile, una volta capito l’errore, a preservarci da spiacevoli effetti, il punto però, a mio avviso, è capirlo per davvero l’errore.

I social network non fanno parte della vita reale, ma nel momento in cui fondiamo la nostra vita quotidiana con questi strumenti risucchianti, inevitabilmente permettiamo a questa enorme rete virtuale di fagocitarci.

E’ bene dare il giusto peso ad ogni cosa, in questo caso, non dimentichiamoci che ciò che mettiamo on line oggi, anche se potremo cancellarlo domani, è anche frutto di meccanismi, indotti e non, che in molti casi, mettono nero su bianco le parti peggiori di noi.

Quindi ogni qual volta sentiamo il bisogno di essere al centro dell’attenzione, anche a costo di essere offensivi verso gli altri o di ammiccare in atteggiamenti ridicoli e falsi, fermiamoci un istante ad ascoltare le nostre reali motivazioni.

Basta anche questa nostra “innata semplice app” , ovvero l’ascolto di noi, per preservarci da quelle parti della nostra coscienza che oggettivamente vogliono che ci esprimiamo nel peggior modo di cui siamo capaci.

Fonte: www.primapaginadiyvs.it

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