1998VIENNA – Il ministro degli Interni austriaco ha accettato il “principio dell’iniziativa popolare” per chiedere l’uscita dell’Austria dall’Ue. Dopo la presentazione di 10mila firme valide, fra il 24 giugno e 1 luglio 2015 gli austriaci potranno esprimere nei loro comuni di residenza la volontà di restare o meno nell’Ue. Così nel testo della petizione gli austriaci puntano il dito contro Bruxelles: “Vogliamo nuovamente vivere in un paese libero e neutrale, senza essere una colonia di Bruxelles e di Washington. Non vogliamo essere coinvolti in conflitti all’estero che non ci riguardano e che rappresentano un pericolo per la pace. Solamente uscendo dall’UE potremo sfuggire ai famosi accordi transatlantici di libero scambio tra Europa e Stati Uniti (TTIP) e il Canada (CETA). L’Austria recupera solo una piccola parte dei miliardi di euro che ogni anno servono alla promozione dell’UE. Di questi pagamenti annui siamo contribuenti netti da 20 anni ma non abbiamo alcun potere decisionale riguardo l’utilizzo di questi soldi.

Essere uno Stato membro dell’Unione europea – continua il testo della petizione – è un affare in perdita, sia per la diminuzione delle prestazioni sociali, sia per il calo degli investimenti dello Stato a favore della popolazione. Se l’Austria uscisse dall’UE, non solo risparmierebbe cospicui contributi annui, ma anche i pagamenti per i diversi fondi di salvataggio dell’euro. Gli obblighi di deposito miliardari per il Meccanismo europeo di stabilità e le enormi garanzie per il Fondo europeo di stabilità finanziaria sarebbero soppressi”.




Ebbene, nel caso in cui in tutta l’Austria si raggiungano almeno 100.000 firme a questa petizione, il Parlamento austriaco per legge dovrà discutere il testo con priorità assoluta oppure indire un referendum.

Ovviamente, la discussione dovrà essere centrata proprio sul fatto di rimanere o meno nella Ue. Secondo la consolidata tradizione democratica austriaca, riferita a casi precedenti aventi diverso contenuto ma identica forma, il referendum sarà certamente indetto e dovrà esserlo non più tardi di tre mesi dopo. Cioè, nel mese di ottobre 2015.

Le probabilità che tutto ciò accada, sono altissime, se si tiene conto che i partiti euro scettici e anti Ue hanno trionfato alle recenti elezioni europee.




Quindi, ben prima della Gran Bretagna potrebbe essere l’Austria a scardinare la Ue e a distruggere l’incantesimo malefico chiamato euro.

Fonte: Redazione Milano di: www.ilnord.it