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Di Roberto Verna

Il  cosìddetto “Decreto Appropriatezza” ha suscitato molte perplessità e polemiche nella classe medica. Al di là di difese di categoria, va rilevato che se, da una parte, il richiamo ad una razionalizzazione degli esami diagnostici è certamente utile, dall’altra la generalizzazione può portare a danni gravi per il rischio di penalizzare ancora una volta e di più la prevenzione, con il risultato di un risparmio fittizio che sarà poi vanificato dall’insorgenza e dall’ingravescenza di patologie che avrebbero potuto essere contenute nel loro decorso.




In particolare, per quanto riguarda gli esami di laboratorio, la Federazione Italiana delle Società Scientifiche della Medicina di Laboratorio ha espresso forte perplessità in merito ad alcune scelte sulle indagini e sui criteri di erogabilità inseriti nel decreto.

La perplessità nasce soprattutto dal notevole impegno, svolto insieme a funzionari del Ministero e delle Regioni, che i professionisti appartenenti alle discipline afferenti alla Federazione Italiana delle Società Scientifiche di Medicina di Laboratorio hanno profuso sul tema dell’appropriatezza delle prescrizioni e dei percorsi diagnostico-terapeutici, in particolare nella elaborazione del nuovo Nomenclatore delle Prestazioni Ambulatoriali (non ancora pubblicato),

Tale importante revisione, che ha portato alla riduzione di numerose indagini ormai obsolete ma purtroppo ancora prescritte, sembra vanificata da quanto contenuto nel Decreto sopracitato.




Forse un’analisi condivisa con le Società Scientifiche e un’assunzione di quanto già previsto nella bozza del nuovo Nomenclatore potrebbe evitare rischi di mancate prescrizioni per importanti patologie costituendo una base per un corretto intervento sull’appropriatezza.

Fonte: www.lafucina.it

Tratto da: Informazione Consapevole

 

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