https://www.sapereeundovere.comI funzionari dell’Ue trascurano apertamente la libertà di parola e tradiscono quindi i valori europei. Con queste parole ha reagito alla propria inclusione nella lista delle persone soggette a sanzioni Dmitrij Kiselev, direttore generale dell’Agenzia d’informazione internazionale “Russia oggi”.

L’Unione Europea ha inserito il noto conduttore televisivo nella lista dei cittadini russi ai quali è vietato entrare nel territorio dell’Ue e possedervi beni immobili e conti bancari.




Questa iniziativa così origiale e fresca di Bruxelles riguarda non una singola persona, ma tutti i giornalisti, ha dichiarato Dmitrj Kiselev nell’intervista all’edizione russa del giornale Izvestija. “Sono soltanto un giornalista X. Viene creato un precedente spiacevole e pericoloso. Se lo stesso sarà legalizzato, se la comunità dei giornalisti – sia europea che americana – non reagirà a questo e non ne darà una valutazione, ciò vorrà dire che i giornalisti lo ritengono legittimo”, ha rilevato Kiselev. Secondo le parole del presentatore televisivo, tale reazione della comunità scrivente significherà “una radicale svolta civile: la libertà di parola non serve più e sin d’ora non è più un valore”.

Le sanzioni hanno colto Dmitrij Kiselev e la nuova agenzia nel periodo di riorganizzazione, quando la “Russia oggi” non si è manifestata ancora in nessun modo nel mondo dal punto di vista della “propaganda”. “Ma forse le sanzioni sono una misura preventiva? Per non permettere di propagandare? – si chiede il capo dell’agenzia d’informazione. – Ma tutte le agenzie d’informazione occidentali impongono letteralmente il proprio punto di vista. Ad esempio, Reuters o Associated Press. Sono realmente agenzie propagandistiche, ossia formano l’agenda dominante, dicono di cosa pensare, in che successione e come pensare”.

L’informazione nel mondo contemporaneo, la sua selezione, analisi, interpretazione, trattamento, i suoi formati a partire dai network e per finire con i film a soggetto rappresentano una forzatura del sistema dei valori, delle concezioni relative al bene e al male. – ritiene Kiselev. – La Russia vuole, indubbiamente, competere nel campo dell’informazione internazionale, in quanto le guerre informatiche sono diventate una prassi della vita contemporanea e il principale tipo di conduzione della guerra. Solo dopo la vittoria informatica arrivano bombardieri. Così, in Siria gli americani hanno perso questa guerra, e non hanno ottenuto quindi niente.




In Occidente Dmitrij Kiselev è definito omofobo, ma non ritiene assolutamente di esserlo:

La cultura gay ha diritto di esistere in Russia e di fatto esiste. Ma è la cultura di una minoranza e rimarrà tale. La cultura di una minoranza non deve venir imposta alla maggioranza, tanto più mediante la forza e la propaganda. Non ritengo che l’orientamento sessuale non tradizionale esca dai limiti della norma fisiologioca, ma sono convinto che esorbiti dai limiti della norma sociale. Ogni paese ha diritto di avere una norma sociale. Per noi la norma sociale è la famiglia. Lo Stato russo è obbligato a mantenere la nostra norma sociale anche perché è di vitale importanza per lo Stato. La famiglia significa i bambini che nascono. Viviamo una crisi demografica. Da noi il sostegno della diffusione della cultura gay equivale all’autoliquidazione.

Dal punto di vista di Kiselev all’Occidente non piace semplicemente la Russia che sta rinascendo:

Siamo nel trend ascendente, anche se l’economia adesso non è così convincente come vorremmo. Ma l’economia ha carattere ciclico. Dopo un calo segue sempre una crescita. Se esiste un programma televisivo che sostiene il trend ascendente della Russia, aiuta a liberarsi dai traumi del XX secolo, allora al suo autore l’Occidente infligge sanzioni. E dice per giunta che Kiselev è omofobo, antisemita, che invita a far bruciare l’America e così via. Ciò non è troppo elegante.

Il capo dell’agenzia d’informazione è convinto che in tutto il mondo la gente si fidi di più dei media professionali. “Il loro ruolo andrà crescendo. Dopo tutti i traumi del XX secolo, dopo la disgregazione del paese, dopo le guerre ed il terrore che abbiamo vissuto è nata un’atmosfera di diffidenza, di assenza dei valori. I valori vanno fatti rinascere. I media statali devono perseguire un obiettivo creativo, anziché distruttivo. Pertanto la professione del giornalista è richiesta, ma ciò vale proprio per un giornalismo normale, creativo, assennato, dove l’attività sovversiva nei confronti della propria società non rappresenta uno sport”.

Fonte La Voce della Russia

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