WASHINGTON – Gli incontri diplomatici alla Casa Bianca dell’era Trump cominciano sulla via che da oltre un secolo è stata percorsa dai predecessori di Theresa May e Donald Trump, interrotta solo da Obama: la ‘Special relationship’ che lega Stati Uniti e Regno Unito.

Il legame solido tra le due parti dell’Atlantico, ma che va rinnovato e rafforzato alla luce di circostanze e leader nuovi. La premier britannica Theresa May e’ il primo leader straniero che Donald Trump presidente riceve alla Casa Bianca, a pochi giorni dal suo insediamento, quasi a ritrovare il perno di una politica estera che Trump sembra pur intenzionato a tracciare strada facendo, a partire dalla telefonata domani con Vladimir Putin: “Non lo conosco”, afferma, “ma spero in buone relazioni. Vediamo cosa succede”.

Prosperita’ e fermezza. Queste intanto le basi su cui May e Trump si riconoscono. Portati insieme sul podio nella East Room della Casa Bianca dalla scelta sulla Brexit da una parte e da una campagna elettorale inarrestabile dall’altra.

“La Brexit sara’ fantastica per il vostro Paese”, ha detto Trump a fianco della premier britannica, ricordando che lui l’aveva prevista. “Avrete la vostra identita’ e le persone che vorrete nel vostro Paese, potrete fare accordi commerciali liberamente senza che nessuno vi guardi”. Ed e’ questo il messaggio che Theresa May riporta oggi forte e chiaro a Londra, la garanzia che nell’incertezza per la nuova strada fuori dall’Europa si puo’ guardare all’America con fiducia. “La Brexit sarà una cosa fantastica per il Regno Unito”, ha ripetuto Trump per una seconda volta, ricordando ancora che in campagna elettorale aveva anticipato l’addio di altri Paesi Ue. Perché il Regno Unito “sarà capace di raggiungere accordi di libero scambio senza nessuno abbia da ridire su cosa fate” e “potrà controllare chi entra” nella nazione (lo ha detto lui che è convinto che chiunque arrivi da Siria, Iraq, Iran, Libia, Sudan, Somalia o Yemen è pericoloso).

“Dobbiamo ridare prosperita’ ai nostri popoli”, ha scandito quindi May, indicando la missione comune. Eppure la premier Tory sembra venuta a Washington anche ad attutire qualcuno degli acuti di Trump, proponendosi in cambio di intercedere ancora presso i partner europei. Cosi’ sulla Nato da una parte ha rassicurato che Trump le ha confermato di essere “al 100% a favore dell’Alleanza”. E dall’altra ha promesso la prima linea nell’esortare i partner atlantici a far fronte alle proprie responsabilita’ finanziarie, rispettando il 2% della spesa per la difesa. Perchè per ora sono gli Stati Uniti a sobbarcarsela quasi per intero.



Sulle sanzioni a Mosca, May ha ribadito che per sollevarle la precondizione e’ la piena attuazione degli accordi di Minsk sulla crisi ucraina, seguita dall’ammissione di Trump che e’ “troppo presto per parlarne con la Russia”. Nelle scorse ore poi non era passato inosservato il suo ‘rimprovero’ sulle torture, che Trump si e’ detto convinto funzionino nella lotta al terrorismo. Anche se con Trump la May ha frenato: “Decideranno i generali”. Anzi, il segretario alla Difesa James Mattis, contrario al waterboarding ha dichiarato: “Non sono necessariamente d’accordo, ma il capo del Pentagono prevarra’ su di me, perche’ gli daro’ questo potere”.

Cosi’, chi si aspettava subito una rievocazione del binomio Reagan-Thatcher può dirsi soddisfatto, dovra’ aspettare sviluppi, ma le basi state gettate. Sono forti queste prove d’intesa tra la ‘figlia del pastore’ e il businessman star della reality tv, che non potrebbero essere piu’ diversi, ma forse no: “Abbiamo in comune l’interesse per la gente comune che lavora”, ha detto May, trasmettendo tra l’altro l’invito della regina Elisabetta al presidente e alla first lady per una visita di Stato a Londra entro l’anno.

Conferenza stampa corta, anzi brevissima rispetto all’era Obama, con momenti di leggerezza ma composta. E cauta. Anche quando Trump e’ stato interpellato sulla sua prima ‘crisi’ internazionale, lo scontro con il Messico: il presidente ha confermato di aver avuto un colloquio di un’ora oggi con il presidente messicano Enrique Pena Nieto che ha cancellato la sua visita a Washington prevista per martedi’ prossimo. Una telefonata “molto buona”, ha affermato, pur insistendo sulla necessita’ del muro, di una revisione del Nafta e sostenendo che sul commercio il Messico “ci ha ridotto in poltiglia”.

L’incontro si è concluso nel modo migliore: Theresa May torna a Londra forte di una nuova alleanza, e non solo tra stati, anche con un presidente degli Stati Uiniti che ha previsto la vittoria della Brexit e che ora è al suo fianco per aiutare il governo britannico a realizzarla.

FONTE IL NORD

Tratto da: www.stopeuro.org

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