In molti aspetti delle nostre vite le scoperte tecnologiche hanno permesso all’uomo di lavorare meno e di ottenere risultati migliori. Ma per certi mestieri antichissimi, come quello dell’agricoltura, spesso i rimedi naturali al 100% sono la soluzione ideale.

Un mese fa il seguitissimo canale YouTube Global News ha pubblicato un video diventato subito virale.

Nei 140 secondi di filmato si vedono 10mila anatre letteralmente “al lavoro” in una risaia.

In Thailandia, come noto, il cibo più consumato dalla popolazione è il riso, essendo il clima del sud est asiatico ideale per questo tipo di coltura.

La genialità sta nell’utilizzo delle anatre al posto dei pesticidi chimici.

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Come detto, questa tecnica apporta solo vantaggi: permette a chi possiede un gran numero di anatre di “usare” gli animali e sfamarli allo stesso tempo; garantisce ai pennuti qualche giorno di relativa libertà e di cibo che per le loro papille gustative è pregiato, come le lumache.

Qualcuno ironizza anche sul fatto che le anatre, a lavoro finito, lasciano sui terreni grandi quantità di fertilizzante naturale, ideale per far nascere nuovo riso.

Come spiegato nel video, questa tecnica antica è usata da diversi secoli nel territorio di Nakhon Pathom e in altre regioni dell’arcipelago thailandese.

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Uno degli allevatori di anatre spiega come tutto ciò permetta innanzitutto di ridurre i costi per sfamare i suoi animali. Al contempo per i coltivatori di riso le anatre aiutano a sbarazzarsi delle lumache e di altri insetti che possono danneggiare il loro raccolto. In questo modo non c’è bisogno di prodotti chimici, il cui utilizzo e la cui produzione arrecano danni all’ambiente. “Mangiano soprattutto lumache e resti di gusci del riso raccolto nelle settimane precedenti”, spiega il proprietario di una risaia.

Quelle che si vedono nel video sono esemplari della razza Khaki Campell, originarie della Gran Bretagna. E sono anche molto giovani: vengono portate nelle risaie a circa tre settimane di vita.

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Il processo di pulizia delle risaie può durare fino a cinque mesi, passati i quali le anatre tornano nei loro allevamenti, dove produrranno uova.