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https://www.sapereeundovere.comI numeri si sa, non mentono mai e dimostrano impietosamente come l’ingresso nell’euro non sia stato affatto un buon affare per gli italiani.
Se prima si aveva solo l’illusione e la percezione di un impoverimento generale, ora arrivano i numeri a confermare e fotografare impietosamente come la condizione economica dovuta alla nuova moneta sia assolutamente peggiorata. Numeri che sono ben illustrati da Roberto Sommella, ex direttore di Milano e Finanza, nel suo libro “L’Euro è di tutti”, dove sono stati monitorati oltre 100 beni di consumo dal 2001 al 2013, e che hanno evidenziato in alcuni casi aumenti di prezzo ben superiori al 100%.

Prendiamo ad esempio la pasta, bene essenziale per gli italiani. Nel 2001 un chilo di spaghetti costava 1680 lire, pari a 0.86 euro, mentre oggi per lo stesso si arriva a spendere anche 1 euro e 50. Ma il confronto non finisce qui, anzi. Se prima dell’arrivo della moneta unica il prezzo di un litro di latte fresco erano sufficienti 2100 lire, pari a 1.08 euro, mentre oggi si arriva a 1.65. Ovviamente il tutto senza considerare la carne (+ 69%), pesce (+66%), pizza (+99%) e tralasciando l’aumento sconsiderato del costo degli affitti e del prezzo degli immobili e gli aumenti dei bollettini postali (+33%) e addirittura i costi per il prelievo dei contanti (+53%).




Per tutti questi aumenti fa da contraltare un aumento del reddito nettamente inferiore rispetto a questi rincari. Ed ecco spiegata la crisi e la politica economica errata della moneta unica, considerando che intere generazioni sono  diventate povere e senza considerare che le “nuove leve” sono senza prospettive serie di lavoro per scelte che, è bene dire tutta la verità, oltre agli innumerevoli errori dei nostri politici, sono anche figli di errori della comunità europea. Ora, l’unico modo per salvare il salvabile e fare una immediata inversione a u, altrimenti la povertà diventerà una regola e non l’eccezione.

Fonte www.euroscettico.com