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di Paolo Pagliaro

(16 novembre 2015) La domanda: chi finanzia i terroristi dell’Isis? ottiene quasi sempre risposte evasive o allusive. Ma in un momento di sincerità, il 7 ottobre 2014, parlando alla Cnn, il vice presidente americano Joe Biden disse che i principali finanziatori dello stato islamico erano alcuni paesi alleati degli Stati Uniti: Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar. “Hanno fatto piovere centinaia di milioni di dollari e decine di migliaia di tonnellate di armi nelle mani di chiunque fosse in grado di combattere contro Assad, – disse Biden – peccato che chi ha ricevuto i rifornimenti siano stati al Qaeda e gli elementi estremisti della Jihad provenienti da tutte le parti del mondo”. Il giorno dopo l’amministrazione Obama presentò scuse formali e ritrattazioni, ma nelle conversazioni off the record con i giornalisti i funzionari della Casa Bianca ammisero che il vice-presidente aveva detto la verità.




Che gli stati del Golfo finanzino le milizie jihadiste in funzione anti-Assad e più in generale contro il potere sciita lo pensano numerosi osservatori internazionali. Naturalmente non si tratta di un appoggio esplicito, con il timbro dei governi; si tratta quasi sempre di donazioni che vengono da privati, stimati banchieri o uomini d’affari di casa a Ginevra, Londra o Parigi. I loro nomi sono ben noti, anche se alle opinioni pubbliche occidentali dicono poco o niente.

Vengono invece direttamente dall’America le fiammanti Toyota che in colonna trasportano i tagliagole del Califfato. Lo ha ammesso il Dipartimento di Stato, spiegando che i pick-up sono parte degli aiuti inviati ai ribelli siriani in guerra contro Assad. Da loro all’Isis il passo è stato breve.

Può accadere però che le armi arrivate da occidente ricompaiano poi nel centro di Parigi.
(© 9Colonne – citare la fonte)




Fonte: www.9colonne.it