Brexit in evidenza sulla stampa britannica, ma stavolta per le reazioni europee al discorso della premier del Regno Unito, Theresa May, e agli interventi di alcuni dei suoi ministri delle ultime quarantotto ore.

E c’è da dire che i toni, specialmente quelli del ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, non sono stati certo quelli di chi cerca posizioni concilianti: Boris Johnson ieri ha paragonato il presidente della Francia, Francois Hollande, a una guardia carceraria della Seconda guerra mondiale pronta a colpire chiunque voglia scappare.

Anche il segretario per l’Uscita dall’Unione Europea, David Davis del governo di Theresa May e’ ricorso alla metafora bellica, dichiarando che, “se il paese e’ riuscito ad affrontare il secondo conflitto mondiale, non sara’ schiacciato dai negoziati per la Brexit”. L’accostamento tra la guerra alla ditattatura nazista e i negoziati con la Ue certamente è stato duro, ma veritiero.

Invece in un articolo pubblicato ovviamente sull’amichevole quotidiano laburista The Guardian, Guy Verhofstadt, negoziatore per la Brexit del Parlamento europeo nominato tale da quel fenomeno alcolico che risponde al nome di Juncker, riconosce che Londra, a poche settimane dalla probabile invocazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, ha fatto chiarezza, cosa di cui c’era un gran bisogno, sui suoi obiettivi negoziali, annunciando di voler lasciare “il mercato unico che ha contribuito a creare”.

Il controverso Verhofstadt, politico abituato a piroette e giravolte, come l’ultima con l’M5S, ha aggiunto che l’Ue lavorerà “in modo franco e onesto” per un esito che sia “il meno dannoso possibile per tutte le parti interessate” e ha minacciosamente avvisato che “i giorni dell’Europa a’ la carte sono finiti”.

“Nessuno in Europa vuole punire la Gran Bretagna o i britannici”, ha assicura il politico belga Verhofstadt, lo stesso che alla vittoria della Brexit disse che la Ue “l’avrebbe fatta pagare salata l’uscita britannica dall’Unione” e infatti ha proseguito dicendo: “E’ un’illusione pensare che al Regno Unito sara’ permesso di uscire dall’Unione Europea, ma di essere libero di optare per le parti migliori del progetto europeo, per esempio con la richiesta di accesso a tariffe zero al mercato unico senza accettarne gli obblighi connessi”.

“Spero che il popolo britannico vedra’ quanto dalla prospettiva di un contribuente europeo cio’ sarebbe irragionevole”, ha voluto sottolineare l’oligarca Ue. Verhofstadt condivide l’impegno alla collaborazione nel campo della sicurezza e indica tra le priorita’ della trattativa che sta per aprirsi “una soluzione per i cittadini comunitari che vivono nel Regno Unito e per quelli britannici residenti negli altri paesi membri”, che detto così suona come un ricatto in stile Saddam Hussein della Ue alla Gran Bretagna.

E Verhofstadt esprime, poi, sconcerto per “la minaccia di deregolare l’economia o di abbandonare i negoziati se gli obiettivi non fossero conseguiti: sono benvenute le dichiarazioni di May su un Regno Unito impegnato per un’Ue forte, stabile e prospera, ma per essere credute, le sue parole devono essere sostenute da azioni concrete”.



Probabilmente, l’oligarca Verhofstadt era abituato a primi ministri genuflessi davanti al potere dell’oligarchia al comando della Ue della quale fa parte e trovarsi invece di fronte a una nazione e a un governo capace di ribattere, combattere e liberarsi da questa dittatura lo spiazza al punto da non capire che la libertà economica, finanziaria e politica non sono un’eccezione, sono la regola della democrazia. E quindi Verhofstadt considera una “minaccia” la deregolamentazione ovvero la liberazione dal cappio delle tasse e delle imposizioni fiscali della Ue alle economie nazionali che la Gran Bretagna non solo intende fare. Che farà.

Su questi temi, l’editorialista del Financial Times – giornale “europeista” da sempre contrario alla Brexit – Philip Stephens, osserva che, al di la’ delle rassicurazioni pro forma di Theresa May, “nessuno dovrebbe dubitare del costo, economico e geopolitico, del proposto taglio netto con l’Ue: le imprese avranno nuove barriere al commercio e i capi di governo saranno assenti dai consigli del loro continente”.

Ovviamente il Financial Times evita di dire che proprio questa assenza, questa libertà, questo orizzonte libero fuori dalla gabbia Ue sono le ragioni profonde del boom economico già in corso nel Regno Unito, boom economico che non solo non doveva accadere, secondo questo giornale, ma che al contrario avrebbe dovuto essere viceversa un catastrofico collasso generale della Gran Bretagna.

E l’ultima definitiva cantonata il Financial Times la prende lasciando scrivere al suo editorialista Philip Stephens che “si corteggia (da parte del governo May) il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, che pero’ non appare un partner affidabile e sembra impaziente di vedere la disintegrazione dell’Ue: su ogni questione importante, il libero scambio, il cambiamento climatico, la Nato, la Russia, l’Iran, le sue vedute si scontrano con gli interessi nazionali britannici”.

E’ fin troppo chiaro che il Financial Times stia tentando disperatamente di dimostrare il falso: Donald Trump intende siglare al più presto il trattato di libero scambio commerciale e finanziario con la Gran Bretagna, cosa che la Ue si può solo sognare, e i cui benefici saranno a dir poco giganteschi, e quanto alla Russia, la Nato e l’Iran, è arduo sostenere che sarà contro “gli interessi nazionali britannici” un clima di ritrovata distensione tra la Russia e l’Occidente europeo-americano che riaprirà le porte della Russia a grandi investimenti e scambi commerciali.

Quanto alla Nato, il fatto che sia obsoleta come organizzazione perchè nata per difendere l’Occidente dal reale pericolo del comunismo sovietico, che non esiste più da quasi venti anni, nè mai esisterà in futuro, è ovvio. Il fatto che vada profondamernte modificata è altrettanto ovvio, e il fatto che l’islam sia un pericolo mortale per l’umanità come lo fu il comunismo e il nazismo, è una verità assoluta. Quindi, il Financial Times quando scrive che le posizioni di Trump su Nato e Iran vanno contro la Gran Bretagna, o non sa quel che dice, o peggio è strumento consapevole dei veri nemici degli interessi nazionali britannici.

FONTE IL NORD

Tratto da: www.stopeuro.org

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