2119di Claudio Messora

A fronte dell’ultimatum dell’Eurogruppo (leggi = troika), definito dalla Merkel “un’offerta straordinariamente generosa“, nella quale si impone alla Grecia di completare tutte le riforme concordate, Tsipras ha risposto che “I principi fondanti dell’Unione europea sono democrazia, eguaglianza, solidarietà e mutuo rispetto. Non si basano invece sul ricatto e gli ultimatum. Nessuno ha il diritto di mettere in pericolo questi principi“. Eha indetto un referendum in tutta fretta, per il 5 luglio, perchè a fronte della richiesta di riforme dal peso insopportabile che aggraveranno il mercato del lavoro e aumenteranno le tasse, il suo Governo è “obbligato a rispondere sentendo la volontà dei cittadini“.



Il referendum sarà per decidere se accettare o meno la proposta dei creditori (la troika), ma va da sè che se i greci sceglieranno di non accettare il piano di riforme, il prestito ponte non verrà erogato e la Grecia si ritroverà in default. La logica conseguenza sarà l’uscita dall’euro. Quindi si tratta nei fatti di un referendum sull’euro.

Sempre che Tsipras ci arrivi, al 5 luglio. Era il 30 di ottobre 2011 quando il Governo di Papandreou, infatti, annunciava di voler sottoporre a referendum popolare il piano di ristrutturazione del debito greco (leggi: le imposizioni di austerity). Successe che Papandreou fu rovesciato e al suo posto arrivò Lucas Papademos, mentre in contemporeanea a Roma veniva rovesciato Silvio Berlusconi e, con la complicità di Giorgio Napolitano, gli italiani venivano commissariati da Mario Monti. Ricorderete il post di Byoblu “Tutto tranne democrazia“.

Avranno il coraggio di fare la stessa cosa a Tsipras? Questa volta non ci troveranno impreparati.

Fonte: www.byoblu.com

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