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Grillo come Tsipras? Perché il M5S non mette nel programma la sovranità monetaria, il debito detestabile e la nazionalizzazione di banca d’Italia?

A pensar male è peccato ma spesso ci si indovina diceva Andreotti.

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Beppe Grillo quando era allievo del prof. Giacinto Auriti

A cura di Alessandro De Angelis e Avv. Marco Mori

22 aprile 2016, Luigi Di Maio è stato invitato a un pranzo organizzato dall’Istituto Studi per la politica internazionale di Milano, che ha come presidente onorario l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano. Nella foto postata nel sito dell’Ispi, alla sinistra di Di Maio c’è Carlo Secchi, presidente del ramo italiano della Trilateral Commission e Mario Monti, presidente onorario della Trilateral Europa, oltre che ai vertici di aziende e istituzioni come Pirelli, Intesa Sanpaolo, Eni, Dalmine.
Peccato che solo tre giorni prima, il 19/04/2016 20:29 il parlamentare del M5S Roberto Fico aveva aspramente criricato l’incontro tra il presidente Mattarella e la trilaterale dicendo: “Nel 2012 era il Bilderberg, oggi è la Trilaterale, riunita per tre giorni a Roma sotto la protezione di un imponente apparato di sicurezza. Forse è il caso di ricordare cosa sia la Trilaterale, quanto questa organizzazione delle élite economiche abbia influito sulle politiche dei Paesi occidentali. La dottrina della Trilaterale è riassunta nel Rapporto del 1975: la democrazia entra in crisi quando ci sono troppi cittadini coinvolti e attivi; i cittadini non hanno gli strumenti per governare la cosa pubblica; troppa domanda politica e partecipazione ostacolano il funzionamento del sistema. Il fondamento della dottrina della Trilaterale è insomma la netta separazione fra potere (kratos) e popolo (demos): un pensiero antidemocratico penetrato nella società attraverso i media e realizzato progressivamente dagli esecutivi occidentali”.

Insomma che gioco sta facendo il M5S?

Ho dovuto fare articoli che hanno avuto centinaia di migliaia di visualizzazioni per far cambiare il programma del M5S, che nel quadro economia voleva che gli italiani dovevano pagare il debito pubblico truffa, tanto che recitava “Riduzione del debito tramite tagli agli sprechi”, con tantissimi mi piace sui gruppi fb arrivati dai grillini. Oggi grazie ai miei articoli è stato tolto, peccato che si siano scordati di inserire la sovranità monetaria, vera causa della crisi e del debito pubblico, la nazionalizzazione di banca d’Italia e il debito detestabile. Forse non tutti sanno che esiste lo strumento giuridico per detestare il debito, atto necessario e dovuto, ricordando che con la truffa dei titoli di stato o di debito ci sono stati sottratti ben 3100 miliardi, sotto forma di tasse, a vantaggio dei banchieri:

Il debito detestabile

Il concetto di Debito Detestabile è un precedente giuridico importantissimo, in quanto legalmente usato dagli USA nel 1898, al momento del conflitto ispano-cubano che portò all’annessione di Cuba, per rifiutare di pagare il debito pubblico contratto da Cuba col regime coloniale Spagnolo.

“Detestare” il debito e rifiutarsi di sottostare al cappio fraudolento del suo pagamento è quindi cosa fattibile e del tutto lecita, una volta dimostrata la completa illegittimità di un Debito di cui i cittadini non sono responsabili: il Diritto Internazionale offre diversi strumenti a tal fine, uno dei quali è appunto la nozione di debito detestabile. Debito Pubblico che è dunque possibile dichiarare “detestabile” se esistono le condizioni atte a soddisfare i tre requisiti giuridici di seguito esposti …

1. Il governo del Paese deve aver conseguito il prestito senza che i cittadini ne fossero consapevoli e senza il loro consenso.
2. I prestiti devono essere stati utilizzati per attività che non hanno portato benefici alla cittadinanza nel suo complesso.
3. I creditori devono essere al corrente della situazione, e disinteressarsene.
Ora, questo è un pleonasmo per chi ha già compreso a fondo il sistema monetario occidentale ed il suo impiego come “arma militare interna” usata contro la popolazione stessa: non si tratterebbe quindi nemmeno di andar tanto per il sottile con ulteriori motivazioni giuridiche di quella che non solo è già una frode bella e buona in partenza, ma si trasforma poi in uno strumento atto a sottomettere la popolazione internamente agli Stati che adottano scientemente lo scellerato sistema economico basato sulla “Moneta a Debito” … e non si tratta di “errori”, come spesso si sente dire anche sul web; non si tratta di “crisi” di un sistema, ma del suo perfetto funzionamento, in quanto proprio a questo si voleva arrivare: la totale deprivazione di ogni sovranità popolare (e non solo l’ impoverimento sociale, che è solo la prima necessaria fase dell’intero processo di sottrazione della sovranità nazionale in toto).

Un espediente già usato nel Rinascimento dai Banchieri Europei e dall’allora èlite mercantile per sottrarre il potere temporale di Papi e Principi (processo che porterà all’avvento delle Signorie Rinascimentali, molte delle quali rette proprio dai bancari medesimi), e oggi rispolverato per sottrarre potere alle democrazie occidentali a favore di uno “Stato Finanziario” che, sostituendosi in tutto e per tutto alle singole Nazioni, costituisce il vero Super-Stato dietro l’apparenza. Un super stato dotato di super poteri, in quanto si avvale di meccanismi economici e giuridici sovranazionali e intoccabili, meccanismi che si è stabilito (sottolineo: stabilito, non “voluto nell’alto dei cieli”) siano “svincolati, superiori e intoccabili” rispetto alle normative nazionali.
Chiedo quindi all’avvocato Marco Mori se il modello europeo è compatibile con il nostro modello costituzionale, e se la cessione della sovranità monetaria è costituzionalmente legittima. Inoltre chiedo se si può ancora parlare di Stato Italiano e se sotto l’aspetto giuridico, esiste la prospettiva di una via d’uscita.
Il modello dei trattati europei non solo non è compatibile con la Costituzione italiana, ma è esattamente il suo contrario. L’UE è un ordinamento giuridico che si propone di servire e tutelare unicamente gli interessi del grande capitale finanziario internazionale a discapito dei popoli, i cui diritti vengono disattivati volontariamente. Specificatamente, giusto il combinato disposto degli artt. 127 TFUE e 3 TUE, in Europa la stabilità dei prezzi, e dunque la tutela dei creditori, viene addirittura prima del benessere e della pace. Tanto basterebbe a scatenare il desiderio di spazzare via questo ridicolo ordinamento giuridico.
La nostra Costituzione riafferma la sovranità, attribuendola al popolo, acconsentendo unicamente a quelle limitazioni, che in condizioni di reciprocità tra gli Stati, consentano all’Italia di aderire ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra i popoli (art. 11 Cost.).
Nel progetto di Costituzione si riteneva la sovranità incondizionata ed incondizionabile, accettando limitazioni ad essa solo laddove gli effetti dell’esercizio di tale sovranità avessero riflessi oltre al territorio nazionale mettendo in pericolo la pace. Limitare la sovranità peraltro non significa affatto attuarne la cessione a terzi a titolo definitivo, cosa che invece è avvenuta nelle materie elencate nell’art. 3 TFUE (il trattato sul funzionamento dell’unione europea) con effetti devastanti soprattutto in materia economica e monetaria per tutti i Paesi che hanno aderito all’euro.
Tali cessioni sono palesemente incostituzionali ed hanno sottratto a titolo definitivo alla nostra democrazia prerogative fondanti dello Stato.  Lo Stato in particolare ha tre elementi irrinunciabili: popolo, territorio e sovranità. In assenza di anche uno solo di questi elementi non si può più parlare propriamente di Stato.
Oggi l’Italia ha perso questo ruolo schiacciata dalla dittatura neoliberista, che l’ha retrocessa al livello di qualsiasi soggetto privato, infatti oggi lo Stato può fallire. Tale concetto appare a prima vista delirante perché ovviamente uno Stato sovrano può essere certamente ricco o povero, o meglio possono essere ricchi o poveri i propri cittadini, ma ovviamente non può mai fallire visto che è sempre in grado di assolvere a qualsiasi obbligazione pecuniaria con la propria valuta, valuta che che può essere creata senza alcun limite quantitativo.
Ogni atto che tende a sottrarre allo Stato uno dei suoi elementi fondanti costituisce un’aggressione alla personalità giuridica della nazione ed è perseguibile ai sensi del codice penale che ha, al suo interno, una parte dedicata specificatamente ai reati contro la personalità dello Stato (artt. 241 e 243 c.p. in particolare sono estremamente calzanti alla fattispecie).
Secondo la relazione preparatoria del codice penale vigente doveva essere considerato reato, sulla base delle norme richiamate, addirittura la mera limitazione di sovranità economica. Benché il codice penale sia precedente alla Costituzione è evidente che l’art. 11 Cost. non ha modificato alcunché fissando chiaramente i paletti per le mere limitazioni di sovranità, che non possono riguardare la materia economica, fermo restando che con l’euro dobbiamo, come detto, parlare di cessioni e non già di sole limitazioni.
Infine per completezza è bene rammentare che il problema proprio dei trattati europei e la loro incompatibilità con la Costituzione non risiede solo nel tema delle cessioni di sovranità, ma anche nel merito del contenuto del modello economico voluto dai trattati stessi.
In Europa si è vietato ogni intervento dello Stato nell’economia, si è imposto un modello basato sulla forte competitività tra i consociati, si è creata una banca centrale indipendente dalle democrazie e si è imposto un limite inderogabile al deficit.
Tale scelta rappresenta l’esatto contrario del modello economico costituzionale (artt. 41-47 Cost.). In ossequio degli inderogabili principi di solidarietà economica, politica e sociale (art. 2 Cost.) il modello economico nazionale antepone l’interesse pubblico all’iniziativa privata, prevede la funzione sociale della proprietà al fine di evitarne le concentrazioni dannose per la collettività, prevede la possibilità di nazionalizzare i servizi essenziali, impone la creazione di risparmio diffuso da attuarsi attraverso il controllo, il coordinamento e la disciplina del credito.
Tale modello economico, se applicato, conduce la Repubblica a poter garantire i diritti fondamentali e quelli inalienabili dell’uomo, diritti che sono anteposti a qualsiasi logica di profitto o di libero mercato, tra tali diritti fondamentali ovviamente c’è il diritto stesso al lavoro e dunque l’obbligo di tendere alla piena occupazione, ovvero l’obbligo di garantire che tutti possano concorrere con il proprio lavoro al progresso materiale o spirituale (la costituzione non ha un concetto di lavoro legato unicamente al profitto!) della società e che parimenti possano condurre una vita libera e dignitosa attraverso una retribuzione adeguata alle proprie esigenze ed a quelle della propria famiglia.
Parlare d’intervento dello Stato nell’economia, al fine di tutelare il pubblico interesse, non significa assolutamente aderire ad un progetto social-comunista, ma semplicemente avere una piena comprensione della natura umana. La ratio di tale scelta si evince nei verbali dell’Assemblea Costituente dal quale emerge con chiarezza come i nostri Padri Fondatori sapessero che il modello neoliberista era addirittura stato la causa dell’avvento di nazismo e fascismo e dunque, direttamente, la causa stessa della seconda guerra mondiale.
Questo è accaduto allora e potrebbe ripetersi oggi perché le grandi concentrazioni di capitale, anche laddove possano essere economicamente vantaggiose, conducono inevitabilmente ad un potere tale che finisce con il travolgere e disconoscere il pubblico interesse. Insomma, benché sia vero che l’egoismo è un potente motore di sviluppo, è altrettanto vero che se l’egoismo non ha un controllo da parte degli strumenti democratici propri di una moderna democrazia, arriva a travolgere l’intera società portandola alla catastrofe. Ecco perché il modello europeo sul punto risulta razionalmente demenziale.
In Europa poi, proprio al fine che lo Stato si autosmantelli e sparisca, nella folle tesi che la libertà assoluta sia solo quella che si sintetizza nel dogma della libera iniziativa economica, si sono imposte regole monetarie ed economiche idonee a scatenare una crisi che fosse così forte da obbligare gli Stati a cedere sovranità, come confessoriamente dichiarato dallo stesso Mario Monti, il Presidente del Consiglio imposto al Paese dai poteri finanziari nel 2011 al fine di demolire definitivamente lo Stato.
L’Europa, per far sì di non dare agli Stati gli strumenti per sostenersi, ha creato una Banca Centrale che ha il divieto di creare moneta per finanziare la spesa pubblica degli Stati, anche attraverso l’acquisto diretto dei titoli di Stato sul mercato primario (sul secondario invece questo è possibile), inoltre ha codificato, in contrasto con l’art. 47 Cost. una banca centrale indipendente dal potere politico e che dunque non è controllata, coordinata e disciplinata dalla Repubblica.
Al fine di garantire che neppure grazie all’acquisto di titoli di Stato da parte delle banche commerciali il Paese potesse sostenere la propria spesa, si è poi posto un tetto rigido al deficit che ha obbligato l’Italia ad una serie record ultraventennale di avanzi primari. Ovvero l’Italia tassa più di quanto spende da più di vent’anni con la conseguenza che la differenza è stata presa dalle nostre tasche, dai nostri risparmi, riducendo la moneta circolante nell’economia reale.
L’art. 47 Così. invece, obbligando la Repubblica a tutelare il risparmio, elemento che impone ovviamente in primo luogo la sua creazione, imponeva nel lungo periodo l’adozione di politiche di deficit.
Questo non significa vietare l’austerità in uno o più esercizi, essa può essere attuata laddove ad esempio si è in presenza di una svalutazione eccessiva del potere d’acquisto della moneta, ma significa che neppure si può imporla a titolo definitivo, causando una perenne deflazione e la distruzione del risparmio nazionale.
In fondo semplicemente, l’economia ha solo bisogno della giusta quantità di moneta, di quella necessaria al suo funzionamento. Essa non deve essere troppa, ma nemmeno troppo poca. Visto che l’Europa è in deflazione, anche un cieco capirebbe che manca moneta nell’economia reale e che le regole dei trattati sono funzionali solamente ad imporre le cessioni di sovranità.
Peraltro man mano che un’economia cresce dovrà crescere anche la moneta disponibile per completare le transazioni tra i consociati e dunque nel lungo periodo a maggior crescita dovrà corrispondere un maggior debito, debito che però dovrebbe ovviamente essere sovrano, ovvero garantito dalla propria banca centrale sotto il diretto controllo della Repubblica, con facoltà di monetizzazioni dello stesso qualora necessario. Tutto questo dentro la follia dei trattati europei non è possibile.
Per approfondire questi temi mi permetto comunque di rimandarvi ai video delle mie conferenze che trovate numerosi in rete oppure all’acquisto de “Il tramonto della democrazia – analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” prevalentemente disponibile nella libreria on line ibs.

Alessandro De Angelis e Avv. Marco Mori

Si ringrazia l’economista Salvatore Tamburro per le sue delucidazioni sul debito detestabile

Tratto da: Veritanwo