L’europarlamentare tedesco Hans-Olaf Henkel, in un articolo pubblicato su Westmonster, sostiene che un’Italia malata dentro l’euro è certamente peggio di un’Italia sana fuori dall’euro. La moneta dovrebbe rispecchiare la cultura fiscale ed economica di un paese (a farla breve, il suo tasso di inflazione), e nessun paese dovrebbe imporre a un altro in che modo essere competitivo sui mercati, pena la nascita di sentimenti di odio tra i popoli.

di Hans-Olaf Henkel, europarlamentare, 31 maggio 2018

Qualunque sia la sfida a cui la UE si trova di fronte, la risposta che sentiamo ripetere piuttosto spesso è “più Europa”. Sempre la stessa ricetta per le malattie più diverse e gravi. Tuttavia, prima di prescrivere un trattamento, un medico dovrebbe fornire una diagnosi e una prognosi, ma niente di tutto questo sta avvenendo.

Temo che in molti casi il rimedio che si continua a raccomandare, il “più Europa”, non funzioni. In tutta Europa stiamo assistendo a un marcato incremento del populismo di destra, e questo è la conseguenza di “troppa Europa”. Cosa significa “più Europa”? Significa che 27, ma presto saranno 26, paesi membri diversi dal tuo hanno voce in capitolo su quanti immigrati il tuo paese debba accogliere. Significa che 17 paesi membri hanno voce in capitolo sulle tue politiche monetarie e, perciò, su quanto potete spendere per le politiche sociali e del lavoro, e altro.

La Brexit secondo me è la più grande catastrofe degli anni recenti, ed è il risultato indiretto di “troppa Europa”. Bruxelles ha violato troppo spesso i principi di sussidiarietà (in base al quale le decisioni dovrebbero essere prese il più possibile vicino alla gente [che ne subisce le conseguenze, NdT]), responsabilità e competitività, così come erano stati definiti nel Trattato di Lisbona. Questo è ciò che ha in primo luogo contribuito a gettare le basi del referendum britannico. Bruxelles ha contribuito a questo esito rifiutando di offrire la flessibilità necessaria affinché la Gran Bretagna controllasse la propria immigrazione. Questa è una tragedia, perché il Regno Unito da solo ha un’economia equivalente all’insieme dei 19 paesi più piccoli della UE. È il secondo maggiore contribuente netto al bilancio europeo, nonostante le riduzioni già attuate. Continuo a credere che ci sia una via d’uscita a questo caos. La UE dovrebbe fare al Regno Unito una nuova proposta (un New Deal per la Gran Bretagna: www.new-deal-for-britain.eu) offrendo al paese la flessibilità e l’autonomia che esso ha sempre richiesto, assieme a un chiaro impegno per la sussidiarietà, la competitività e la responsabilità sul debito del paese stesso, così come concordato col Trattato di Lisbona.

Anche la crisi in Italia è dovuta a “troppa Europa”, e specialmente all’euro. Molte persone sostengono che per un mercato unico abbiamo bisogno dell’euro. Tuttavia 9 paesi membri sono parte del mercato unico, ma non dell’eurozona. Di fatto quelli che hanno la propria moneta stanno crescendo più velocemente della maggior parte dei paesi dell’eurozona. È la sola performance dell’economia esportatrice tedesca a tenere alta la crescita media dell’eurozona.

Purtroppo non c’è paese in Europa che soffra di questa “taglia unica” più dell’Italia. Prima di entrare nell’euro l’Italia copriva una quota del mercato globale pari al 6%. Ora si è ridotta al 3%. Il paese è sovra-indebitato. Il tasso di disoccupazione giovanile è un disastro totale. L’Italia sta iniziando a rendersi conto di soffrire di una moneta troppo forte, mentre l’industria tedesca beneficia slealmente di un euro troppo debole, che la porta a enormi surplus commerciali.

Ho molto a cuore la pace in Europa, ma non credo che abbia niente a che fare con l’euro. La Germania non è in guerra con alcun paese esterno all’eurozona. Tuttavia ciò a cui assistiamo in Italia è un’atmosfera avvelenata da sentimenti anti-tedeschi, utilizzata per raccogliere voti. Il motivo è molto chiaro. È che l’euro costringe il maggior paese creditore – la Germania – a prendersela col maggior paese debitore – l’Italia.

La Merkel non è stata eletta dagli italiani. Abbiamo già visto cosa sia accaduto in Grecia. Credo che la moneta debba rispecchiare le diverse culture fiscali ed economiche, e non che altri paesi cerchino continuamente di imporre agli italiani come mantenersi competitivi sui mercati globali. Penso che dovremmo lasciar decidere a loro se fare delle riforme del mercato del lavoro o svalutare, o una combinazione delle due cose. Le recenti elezioni in Italia hanno mostrato che questa è anche l’opinione della maggior parte degli italiani.

Marco Valli e Marco Zanni, membri italiani del Parlamento Europeo, hanno chiesto al presidente della BCE cosa l’Italia debba fare per uscire dall’euro, e lui ha risposto che “in caso di uscita dall’unione monetaria, l’Italia deve per prima cosa ripagare tutti i suoi impegni finanziari verso la BCE“. Draghi ha indicato la via di uscita al problema italiano: uscire dall’unione monetaria.

Nel caso di uscita, l’Italia dovrebbe comunque essere sostenuta finanziariamente. Questo peraltro rimetterebbe in equilibrio i nostri libri contabili, cosa necessaria già da molto tempo. Per concludere, un’Italia malata dentro l’Unione monetaria sarebbe certamente peggio di un’Italia sana con la sua moneta nazionale. Questo è il motivo per cui credo che l’Italia starebbe economicamente meglio se fosse fuori dall’eurozona.

Fonte: vocidallestero.it