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1707Le rivelazioni in un rapporto dell’organizzazione israeliana Breaking the silence
La guerra della scorsa estate tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza ha causato di 2.100 morti palestinesi e ridotto vaste aree in macerie. Lunedì l’organizzazione israeliana Breaking The Silence ha rilasciato un rapporto di 242 pagine dal titolo ‘This is How We Fought in Gaza 2014″ che, a detta del Washington Post, “suggerisce che le regole di ingaggio permissive accoppiate con l’indiscriminato fuoco di artiglieria ha contribuito alladistruzione di massa e ad un alto numero di vittime civili nell’enclave costiera”. 

Il rapporto è stato accompagnato da confessioni videoregistrate, andate in onda sulla tv israeliana, di 60 soldati che hanno preso parte all’Operazione Margine protettivo, lanciata dall’esercito israeliano l’8 luglio 2014 nella Striscia di Gaza per fermare il lancio di razzi da parte di Hamas.




I soldati hanno detto di aver ridotto i quartieri di Gaza in macerie, di aver sparato sulle case in maniera casuale per vendicare i compagni caduti, di aver sparato sui civili innocenti perché erano annoiati e di aver guardato un drone armato attaccare una coppia di donne che parlava al cellulare solo perché ritenute informatrici di Hamas.
Alcuni dettagli dei racconti sono degni di una barbara crociata che non ha posto nei nostri tempi “civili”, commenta ZeroHedge.

I soldati hanno detto che i comandanti hanno ordinato di considerare tutti i palestinesi nelle zone di combattimento come una potenziale minaccia, sia che brandissero armi o meno. Gli individui che spuntavano dalle finestre e dai tetti – soprattutto se parlavano al cellulare – sono stati spesso considerati informatori di Hamas.

Un sergente in servizio nella fanteria meccanizzata a Gaza ha detto al gruppo, “Se non vediamo qualcuno sventolare una bandiera bianca, urlando, ‘mi arrendo’ o qualcosa del genere – allora è una minaccia e c’è l’autorizzazione ad aprire il fuoco . ”




L’esercito israeliano, l’IDF, ha prontamente cercato di minimizzare le affermazioni, sostenendo che le testimonianze del rapporto sono anonime e impossibili da verificare in modo indipendente.

“Questo modello di raccolta delle prove per un periodo di tempo prolungato e il rifiuto di condividerle con l’IDF in modo tale da consentire una risposta adeguata e, se necessario, un’inchiesta indica che, contrariamente alle loro affermazioni questa organizzazione non agisce con l’intento di correggere eventuali malefatte che suppone di aver scoperto”, ha dichiarato l’esercito israeliano.

Proprio come nel caso di Edward Snowden, la risposta naturale è stata quella di attaccare il messaggero: i membri Breaking the Silence sono visti da molti israeliani come “anti-militari”. 

Il direttore di Breaking The Silence, Yuli Novak, ha definito le regole di ingaggio dell’offensiva “le più permissive” mai viste e pari ad un “fallimento etico. . . dal vertice della catena di comando”. Novak ha chiesto un’indagine indipendente.

This is How We Fought in Gaza

Fonte: www.lantidiplomatico.it