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883da Graziano Fornaciari

Il nuovo farmaco anti epatite C sarà considerato in India come generico, infatti, l’ufficio brevetti di Delhi ha respinto la richiesta di registrazione del sofosbuvir perché non lo ritiene così innovativo, potendo, in questo modo, produrlo come generico senza pagare quindi le royalties.




Questa scelta consentirà agli indiani di acquistare il farmaco generico, ma contenente lo stesso principio attivo, alla modica cifra di un euro a pillola, mentre, nello stesso tempo, l’azienda produttrice americana che di nome fa Gilead, fa pagare 1000 dollari a pillola in alcuni paesi occidentali. In Italia, il prezzo dovrebbe aggirarsi sugli 800 dollari a pillola, dovrebbe, perché gli accordi con l’azienda produttrice non sono ancora stati resi noti.

La malattia si dimostra sempre di più un business, e sono sempre più convinto che le multinazionali del farmaco non abbiano nessun interesse che le persone guariscano. Come si fa, mi chiedo, ad ostacolare l’accesso al farmaco in questa maniera? Non siamo in presenza di un atteggiamento che abbia a cuore il benessere dell’umanità, questo è evidente, come è palese l’avidità che ammanta operazioni di questo tipo, un vero e proprio crimine contro l’umanità.

In Italia, le cifre parlano di un milione e mezzo di candidati alla terapia, ma si potranno curare solo 50 mila persone viste le cifre in ballo, dovendo scegliere quelli con patologie più gravi. A questo proposito, Antonio Craxì, epatologo di Palermo, afferma che sarebbe meglio privilegiare pazienti con malattia meno avanzata perché possono essere guariti e uscire dal circuito dell’assistenza, perché, aggiunge Carlo Federico Perno, virologo di Roma, in un sistema a risorse limitate varrebbe la pena utilizzare le risorse per chi ha più possibilità di guarire rispetto a chi ha prospettive di guarigione più basse.




Sono pareri questi che suonano come una sconfitta per l’umanità, come si fa infatti, a scegliere chi guarire e chi no, come si fa a mettere i malati gli uni contro gli altri, come si fa a rimanere insensibili difronte a tutto questo? Probabilmente, in India se lo sono chiesto, dandosi una risposta chiara, scegliendo di stare dalla parte dei malati, capaci di produrre quell’umanità che, in questo momento, al mondo occidentale manca. Evidentemente, il mondo occidentale, preferisce sborsare vagonate di dollari per ungere quel malaffare che viene giocato sulla salute delle persone.

Vedremo come evolverà il tutto, intanto è partito malissimo, ma guardando all’India, abbiamo guadagnato un po’ più di fiducia, prendendo nota di un atteggiamento capace di dimostrare che si può essere un po’ più coerenti nei confronti della vita.

Inoltre, l’India ha dimostrato che dalle parole si può arrivare ai fatti, comunicando un senso di dignità che, si spera, si propaghi fino a divenire contagioso, al punto tale da non poter essere “risanato”.

A volte basta veramente poco, un sussulto di bene comune, capace di opporsi a queste multinazionali del farmaco sempre più aliene a questa umanità.

Fonte www.primapaginadiyvs.it