2240di Luciano Lago

L’impressione è quella che Tsipras si stia muovendo su una logica accomodante di compromesso che smentisce la linea intransigente che lui stesso e Varoufakis stavano portando avanti prima del referendum.
Sembra che le pressioni esterne abbiano avuto effetto e che Tsipras si sia dovuto sedere al tavolo delle trattative presentando un piano di riforme che fino a poche prime aveva drasticamente escluso. Il piano prevede il taglio delle pensioni sotto una certa soglia, l’aumento delle imposte sulle imprese turistiche, aumento dell’IVA ed abolizione di quella agevolata sulle isole, aumento delle tasse sui beni di lusso, ecc..
Nel contesto di questo piano Tsipras chiede agevolazioni sul debito del paese da prolungare in forma da determinare ed una qualche riduzione degli interessi passivi.

In questo modo Tsipras sta politicamente scavandosi la sua stessa fossa dove sarà gettato da una opinione pubblica interna del suo paese che era stata illusa con l’abbandono dei programmi di austerità ed adesso se li ritrova nuovamente operativi a prescindere dal voto dato la scorsa Domenica. Non gli sarà perdonato il voltafaccia davanti ai poteri forti.
Un capo del governo che aveva in tasca un voto popolare come quello avuto da Tsipras avrebbe potuto percorre un percorso totalmente diverso, richiedendo di attivare la procedura di uscita dall’euro e ritornando a creare una Banca centrale di Stato che stampi una propria moneta, sottraendosi ai ricatti ed alla dittatura dei potentati finanziari sovranazionali.  Si trattava di spezzare le catene e rendere il paese indipendente dall’oligarchia europea di Bruxelles e Francoforte.

Merkel con Tsipras

Non sarebbe stato certo un percorso facile ma Tsipras aveva il mandato per farlo e, in prospettiva, la Grecia potrebbe contare sugli investimenti da parte di Russia e Cina oltre alla possibilità di accedere ai finanziamenti del gruppo dei BRICS.

Ci voleva del coraggio ma il greco non lo ha avuto e questo ci fa sospettare che sia stato un bravo attore di sceneggiate.
Possiamo indovinare chi ha intimorito il greco per evitare che procedesse allo strappo: sappiamo e lo abbiamo sostenuto che il problema della Grecia non era e non è un problema di solo debito e contabilità finanziaria.



Si tratta di una questione sostanziale ritenuta molto pericolosa dall’elite finanziaria: un paese che si appella alla volontà popolare per ripudiare i trattati, fuoriuscire dalla gabbia dell’euro e ristabilire la propria sovranità monetaria.

La Grecia avrebbe costituito un precedente pericoloso e passibile di emulazione da parte di altri paesi con una montante ondata in Europa di anti eurocrazia e di contestazione delle regole neoliberiste. Questo i potentati finanziari non lo potevano tollerare ed preferiscono l’opzione al contrario: riammettere la Grecia abbonandogli condizioni più favorevoli al debito ed costringendola ad accettare una cura di austerità in parte temperata. Una amaro calice da bere tutto d’un fiato.

Le conseguenze saranno dure per Tsipras che sarà accusato di tradimento e si spiega perchè il ministro Varoufakis sia stato spinto alle dimissioni: non era adatto al compromesso avendo insultato apertamente la commissione europea.

Si sa che Obama è intervenuto con varie telefonate alla Merkel ed agli altri attori della commedia europea per incitare a trovare una soluzione:gli USA non potevano ammettere uno strappo della Grecia con un possibile avvicinamento alla Russia di Putin nel momento in cui gli Stati Uniti stanno stingendo il cerchio militare economico intorno alla Federazione Russa, dal Baltico fino alla Bulgaria  con invio di armamenti pesanti, truppe corazzate, missili , basi militari, sanzioni e guerra economica. La Grecia che passa dall’altra parte avrebbe significato una alterazione dell’equilibrio geopolitico, questa la sostanza della questione.

Rimane adesso la difficile posizione della cancelliera Angela Merkel stretta tra due fuochi: l’opinione pubblica interna ed i settori economici della Germania che non tollerano nuovi prestiti a fondo perduto alla Grecia e le pressioni di Washington che non accettano l’estromissione del paese ellenico dalla UE.
La Merkel ha gia’ avuto una anticipazione del pandemonio che si scatenerà contro di lei: nel momento in cui la cancelliera ha manifestato a Bruxelles la sua disponibilità ad un nuovo salvataggio di Atene, a Berlino e’ scoppiato il malcontento anche nel suo stesso gruppo parlamentare e si paventa la possibilità di una ribellione con richieste di dimissioni.

Questa volta alla Merkel sarà presentato il conto del suo servilismo verso Washington.
Facile pensare che la carriera politica del personaggio, criticato da tutti i sui predecessori per le scelte, sempre appiattite sugli interessi d’oltre Atlantico, abbia i mesi contati.

Fonte: www.controinformazione.info

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