I poveracci non esistono dalla notte dei tempi come qualcuno pensa, ma da quando il mondo venne diviso in due classi sociali tuttora esistenti: i ricchi e i poveri.

Nelle società matriarcali, cancellate dai nostri libri di storia, la povertà non esisteva poiché la società allora era gestita a cerchio, dove tutti si equivalgono, e non a piramide come oggi, dove chi sta il alto calpesta chi sta in basso, ma la storia si sa, la scrivono i vincitori e quello che ci viene tramandato nei secoli è semplicemente la loro versione dei fatti.




Ma il poveraccio del mondo moderno sembra avere un ruolo fondamentale per il potere, che sembra volerci dire:
“Guarda lui, guarda le condizioni di merda in cui vive, 
guarda dove dorme, come viene trattato dalla società e pensa, pensa che tu si hai un lavoro di merda, sottopagato, ricattato, faticoso e demotivante, ma almeno non sei ridotto come lui, quindi ringrazia questo sistema che ti usa e ti sfrutta per pochi euro l’ora, ringrazialo perché almeno tu hai un lavoro che ti permette di pagare l’affitto di quella scatoletta di cemento ultracara dove vivi, ringrazia che la sera puoi guardare i nostri programmi idioti in Tv, ringrazia di poterti fare la doccia calda e ancora pensa, pensa che se un giorno decidessi di rifiutare quel lavoro di merda che fai, ci sarebbe già li fuori un poveraccio disperato pronto a prendersi il tuo posto e tu, tu finiresti in strada come quel tuo fratello che la neolingua orwelliana chiama “clochard“.

E allora ancora una volta ringrazia, di non finire nel dimenticatoio della società, dove chi non produce automaticamente non vale neppure il documento in cui il sistema lo identifica.

In poche parole ringrazia questo sistema fondato sull’ineguaglianza sociale, ringrazia di non essere tu su quella parte di nave che sta affondando, ma non azzardarti mai a vedere nei poveri e nei disgraziati una parte di te stesso, perché allora inizierai a provare compassione e amore per loro, inizierai a mettere in dubbio il modo in cui vivi, inizierai a mettere in dubbio lo spreco, e infine metterai in dubbio anche te stesso, e allora ad una domanda sorgeranno altre domande, inizierai a soffrire, il Paese dei Balocchi dove vivi non ti sembrerà più un luogo felice, e alla fine non vedrai più l’abbondanza materiale, ma la miseria spirituale che tutti noi abbiamo creato.




E capirai che non si aiuta il povero dandogli qualche monetina di tanto in tanto, ma lavorando a costruire un mondo migliore, dove la stessa povertà non debba mai più esistere.

Un giorno di più di duemila anni fa, un uomo che già aveva compreso il sistema in cui viviamo disse:

-“Trattenetevi dal fare elemosina perché fareste torto al vostro Spirito”.

Molti di noi non capivano.

– “Ciò che dai a te stesso lo chiami forse elemosina?
E ciò che voi chiamate elemosina non è altro che quel piccolo obolo che una coscienza addormentata paga volentieri per poter continuare tranquillamente a dormire! – poi l’uomo aggiunse:

– “Chi ha orecchie per intendere, intenda.”

Molti di noi non avevano capito.
E lui sorridendo, disse:

—”Lo Spirito è Perfezione. Pensate sia perfetto un mondo in cui sia necessaria l’elemosina?”

No, E’ un mondo ingiusto.

—”L’elemosina stabilizza questa situazione di ingiustizia.”

E allora, cosa dobbiamo fare, in questo mondo che, purtroppo è ingiusto, quando un povero, affamato, viene da noi?

—”Fate a lui quello che vorreste fosse fatto a voi stessi. Fate il vostro dovere e fatelo in silenzio.”

Adesso abbiamo orecchie per intendere.
Quell’uomo era Gesù.

Fonte: La Schiavitù del Lavoro

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