Lo sapete qual è in questo momento il Paese dell’ Unione Europea che sta crescendo di più dal punto di vista economico? Sorpresa: la Romania. Già Arcadia di povertà che dopo la caduta del comunismo ha sparso per il mondo quantità di migranti; di lì viene infatti quella che è oggi la prima comunità di residenti stranieri in Italia. Ma in questo momento il Pil sta veleggiando a indici quasi cinesi del 5,9%, e il tasso di disoccupazione è al 5,3%. Certamente, molto merito per queste performances sta nell’ apertura europea, che ha convinto molti imprenditori stranieri a delocalizzare.

Ma l’ europeismo romeno per ora non contempla l’ euro e il segretario di quel Partito Socialdemocratico cui appartiene il primo ministro Mihai Tudose ha appena ribadito che l’ entrata nella valuta comune non è all’ ordine del giorno. «Il governo non ha ancora compiuto una seria analisi sulla possibilità di sostituire il leu con l’ euro», ha spiegato. «Prima di assumere qualsiasi decisione, serve uno studio svolto congiuntamente da banca centrale romena, governo e parlamento».

È una risposta a Teodor Melescanu: ministro degli Esteri che la settimana scorsa aveva dichiarato come il Paese potrebbe iniziare a impiegare la moneta unica a cominciare dal 2022, e che però appartiene all’ Alleanza dei Liberali e dei Democratici: partner minore della coalizione di governo. Va peraltro ricordato che questa possibilità era stata espressa nel corso di un’ intervista al giornale polacco Rzeczpospolita in cui si erano anche ammesse le controindicazioni. «Rispettiamo già tutti i criteri formali, saremmo in condizione di raggiungere l’ unione monetaria domani se volessimo. Ma vogliamo tener conto dell’ effetto negativo che ciò potrebbe avere per i redditi dei più poveri e dei pensionati».



Il fatto è che al momento la crescita della Romania è più del doppio della media dell’ Eurozona e i romeni non sentono un così impellente bisogno di novità che possano rallentare questa corsa. Tra l’ altro questo +5,9% registrato nel secondo trimestre del 2017 supera sia il 4.8-5,1% che era stato previsto dallo stesso governo, sia il 4,2% che era stato pronosticato dal Fmi.

Nel raccontare questa storia di successo il Financial Times ha spiegato che la Romania sta mettendo a frutto i risultati di un’ economia mondiale in crescita e l’ aumento della propensione degli investitori al rischio in un Paese considerato «il selvaggio Est» dell’ Europa. A sua volta Le Monde ha parlato di «terra promessa degli agricoltori europei» con 15 milioni di ettari di terre coltivabili, in cui l’ agroindustria è accorsa in massa attratta «dai suoli fertili a basso prezzo, dalla sua mano d’ opera poco costosa e dagli aiuti di Bruxelles».

Ma anche l’ industria galoppa, con un +8% della produzione industriale nei primi sei mesi dell’ anno. «Abbiamo una crescita economica del 5,7 per cento – il più alto dell’ Unione europea, abbiamo il maggior numero di impiegati negli ultimi 20 anni – 4,85 milioni e un tasso di disoccupazione fra i più bassi della storia del Paese», si è vantato Tudose in Consiglio dei Ministri. Insomma, la Romania approfitta di tutto quel che dall’ Europa pensa di poter trarre profitto, e ringrazia. Ma nella lista l’ euro non c’ è, e per ora non c’ è la minima intenzione di includerlo.

Fonte: qui

Tratto da: www.stopeuro.org

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