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L’unico vero vincitore delle recenti General Election britanniche è Jeremy Corbin, che facendo crescere il Labour del 10% nel voto popolare e guadagnando 32 deputati rispetto alle precedenti elezioni ha risollevato le sorti del partito ed assestato un nuovo, durissimo colpo all’opposizione interna dei blairites, sostenitori del New Labour, il nuovo corso impresso un decennio fa al partito da Tony Blair. Sostenitore molto tiepido della campagna Remain durante il referendum sulla Brexit, Corbyn ha ormai apertamente sposato la linea del Leave, su una piattaforma tesa alla difesa dei diritti dei lavoratori e al recupero della sovranità da Bruxelles, come si può leggere in questo articolo del Guardian di qualche mese fa. Un segnale molto preciso a chi pensa che la sconfitta politica della May sia imputabile ad un ripensamento dei britannici sulla Brexit.

 

di Anushka Asthana, 10 gennaio 2017

 

(traduzione a cura di Malachia Paperoga e Saint Simon)

 

Nel suo primo discorso del 2017 Jeremy Corbyn dichiarerà che l’Inghilterra può stare meglio fuori dall’Unione Europea e ribadirà che il partito Labour non ha alcuna obiezione di principio a porre fine alla libera circolazione dei lavoratori europei nel Regno Unito.

 

Nello stabilire la posizione del suo partito sulla Brexit, nell’anno in cui Theresa May attiverà l’articolo 50, il leader del Labour farà ricorso al linguaggio dei sostenitori del Leave promettendo di tenere fede all’impegno di spendere milioni di sterline aggiuntive alla settimana nel Servizio Sanitario Nazionale (NHS).

 

Dirà che la priorità del Labour nei negoziati con la UE rimarrà il pieno accesso al mercato unico europeo, ma che il suo partito vuole una “migrazione gestita” e che intende recuperare la sovranità da Bruxelles per riportarla in patria, perché il governo possa intervenire a favore delle industrie in difficoltà, come quella dell’acciaio.  Secondo alcune fonti le richieste economiche riguarderanno un accesso in esenzione tariffaria al mercato unico, anziché la partecipazione come membro effettivo.

 

Il discorso di Corbyn e le sue apparizioni programmate sui media rappresentano il primo esempio della nuova tattica anti-establishment progettata dagli strateghi, per enfatizzare e diffondere la sua immagine di populista di sinistra presso un nuovo bacino elettorale. La speranza è che il cambiamento tattico permetterà di ribaltare i sondaggi elettorali sfavorevoli effettuati nel paese, con particolare attenzione alle imminenti elezioni a Copeland, in Cumbria.

 

Durante il discorso a Peterborough, località scelta perché tendenzialmente conservatrice, ma che ha votato pesantemente a favore della Brexit, e che il Labour vorrebbe conquistare, Corbyn insisterà sul fatto che la May non ha ancora divulgato i suoi piani per la Brexit, e dirà che il Labour non lascerà mano libera al governo durante i negoziati.

 

In un’intervista al Guardian, dopo aver paragonato il rifiuto del Primo Ministro di concedere ai parlamentari il diritto di votare sull’accordo finale della Brexit  al comportamento di Enrico VII, Corbyn dirà: “Non accadeva più dalla seconda guerra mondiale che  l’élite britannica mettesse così incautamente il Paese in una posizione di tale rischiosità senza avere un piano”.



 

In un paese che ha vissuto un periodo di forte cambiamento in termini di immigrazione, userà un linguaggio più forte che mai sulla questione:

 

“Il Labour non è legato indissolubilmente in linea di principio alla libertà di circolazione dei cittadini UE. Ma non possiamo nemmeno perdere il completo accesso al mercato unico europeo, dal quale dipendono tante imprese e lavoratori britannici. Un cambiamento delle regole sull’immigrazione sarà parte dei negoziati”.

 

Il Labour sostiene regole eque e un’immigrazione ragionevolmente controllata come parte della relazione con la UE post-Brexit”.

 

Corbyn dirà anche che, in ogni caso, non si faranno “false promesse sull’immigrazione” e che il suo partito non riprenderà le promesse dei conservatori di arrivare a una riduzione del numero degli immigrati dell’ordine delle decine di migliaia.

Invece, ripeterà la sua tesi secondo la quale azioni volte a contrastare l’abbassamento dei salari e il peggioramento delle condizioni di lavoro, a eliminare le aree grigie nella legislazione del lavoro e a vietare l’esportazione all’estero dei posti di lavoro, potrebbero far scendere il numero di persone che arrivano nel Regno Unito:

 

“Questo avrebbe come effetto la riduzione del numero di lavoratori immigrati provenienti dalla UE nei settori più deregolamentati, indipendentemente dall’esito dei negoziati sulla Brexit”.

 

Il discorso avverrà in un momento di tensione crescente all’interno del Labour, dato che un certo numero di parlamentari di alto profilo, tra i quali il vice coordinatore, Tom Watson, e il presidente della commissione agli affari interni, Yvette Cooper, sostengono che il partito deve cambiare la propria posizione sulla libertà di circolazione.

 

In questo fine settimana due parlamentari – Emma Reynolds e Stephen Kinnock – hanno suggerito che è arrivato il memento di pensare a un sistema a due velocità, secondo il quale lavoratori altamente qualificati con contratti di lavoro già conclusi, come i medici, potranno liberamente entrare nel Regno Unito, mentre l’ingresso di lavoratori meno qualificati sarà contingentato. Secondo loro il referendum sulla UE è stato un “voto per il cambiamento sull’immigrazione”, una tesi sostenuta anche dalla stessa May.

 

Reynolds, membro del comitato ristretto  sull’uscita dalla UE, ha dichiarato di accogliere con favore l’impegno di Corbyn sul controllo dell’immigrazione, ma ha aggiunto che il partito deve capire cosa questo significhi.

 

 

Corbyn è stato criticato all’interno del partito per aver omesso di parlare della riforma della libertà di movimento, sottolineando invece spesso l’impatto positivo dell’immigrazione. Alcuni parlamentari temono che questa posizione potrebbe costare voti al partito in tutto il nord dell’Inghilterra e nelle midlands, dove negli ultimi dieci anni gli elettori hanno abbandonato il Labour.

 

Corbyn utilizzerà il suo discorso anche per cercare di contrastare la posizione del Labour e dei Conservatori sul Servizio Sanitario Nazionale, dopo che la Croce Rossa britannica ha affermato che il NHS stava affrontando una crisi umanitaria.

 

 

Promettendo di porre fine alla scarsità di fondi e alla privatizzazione del NHS, dirà anche: “I Brexiters Conservatori e i loro alleati nell’Ukip hanno promesso che la Brexit avrebbe garantito un finanziamento di 350 milioni di sterline a settimana al NHS. L’impegno è già saltato“.

 

“Il popolo britannico ha votato per rifinanziare l’NHS, e questo faremo“. Le fonti non dicono se ciò significa necessariamente un impegno di 350 milioni di sterline alla settimana.

 

Mentre i politici e gli accademici si cimentano nelle interpretazioni del voto di giugno per la Brexit, il leader del partito fornirà la sua interpretazione, sostenendo che la Brexit riguarda il riprendersi il controllo dell’economia, della democrazia e della vita delle persone:

 

Spingeremo per mantenere il pieno accesso al mercato unico europeo per proteggere gli standard di vita e i posti di lavoro, ma ci impegneremo anche a rimpatriare i poteri da Bruxelles, per permettere al governo britannico di sviluppare una vera strategia industriale, essenziale per l’economia del futuro”.

 

Corbyn ha disapprovato le norme comunitarie in materia di aiuti di Stato, che impediscono ai governi di intervenire in settori come quello dell’acciaio. Inoltre vuol discutere di riprendere il controllo del mercato del lavoro attraverso i contratti collettivi nei settori chiave, e porre fine all’”uso senza scrupoli del lavoro interinale e al finto lavoro parasubordinato“.

Fonte: vocidallestero.it

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