BARCELLONA – “A meno di 20 giorni dal referendum qualcuno crede davvero che non voteremo?”. E’ la frase con cui il presidente della Catalogna Carles Puigdemnt “sfida” il governo di Madrid, sottolineano i media spagnoli presentando l’affollato via alla campagna elettorale che si e’ tenuto ieri a Tarragona.

Contro il parere preventivo della Corte Costituzionale e il fermo no dell’esecutivo di Mariano Rajoy – che ha dato ordini per impedire anche fisicamente l’apertura dei seggi -, Barcellona intende procedere tenendo il prossimo 1 ottobre il referendum con cui staccarsi dal resto della penisola.

Il governo regionale, la Generalitat, “ha optato definitivamente per la strada della disobbedienza”, scrive “El Pais” ricordando che solo qualche ora prima da Barcellona era partita una lettera nella quale si spiegava che non avrebbe piu’ presentato al ministero delle Finanze il resoconto delle proprie spese.

E si’ che le autorita’ nazionali avevano fatto le loro mosse: la procura ha aperto indagini contro la Generalitat e i vertici dell’Assemblea regionale, avvertendo 712 sindaci dei reati in cui possono incorrere nel caso decidano di collaborare per l’apertura delle urne. Il governo aveva avvertito anche di un possibile reato nell’utilizzo della “Plaza de toros” servita da scenario per la manifestazione cui hanno partecipato un milione di persone.



“Nessuna minaccia ha avuto effetto”. E il caso mette in allarme il quotidiano conservatore “El Mundo” che in un editoriale rimprovera il governo centrale di non aver agito in maniera ferma evitando la “presa in giro” alle autorita’ messa in campo dagli indipendentisti.

Nonostante gli avvertimenti del delegato del governo “la festa indipendentista si e’ svolta nell’impunita’ senza che nessuno, ne’ la procura ne’ il governo, decidesse di agire per impedirlo”, attacca l’editoriale.

E se e’ vero che possono aver prevalso motivi di prudenza nella gestione dell’ordine pubblico, “non si capisce come si sia permesso anche vuole distruggere lo Stato di continuare a sfidare le istituzioni e tutti gli spagnoli”.

E tra le tante storie che ruotano attorno al referendum il quotidiano “Abc” racconta quella di Petrolis Independents, la catena di distributori di benzina nata nel 2014 con il preciso scopo di appoggiare la causa separatista. “Petrolio catalano con scopi sociali”, e’ lo slogan che campeggia, in catalano, nelle stazioni di servizio che in questi giorni ostentano le bandiere “nazionali” (la caratteristica “estelada”) e inviti a votare “Si'”.

In concreto, la situazione politica e istituzionale nella Penisola Iberica si sta facendo ogni giorno sempre più tesa e pericolosa. Se il governo centrale di Madrid dovesse dare corso ad azioni repressive usando l’esercito, come ventilato nei giorni scorsi, potrebbe esplodere l’insurrezione.

Fonte:  Il Nord

Tratto da: www.stopeuro.org

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