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https://www.sapereeundovere.comEsce ‘Murder at Camp Delta’, il libro denuncia di Joseph Hickman, ex guardia carceraria di Guantanamo Bay

Una ex guardia carceraria di Guantanamo Bay ha spiegato in dettaglio cosa gli fa credere che tre detenuti problematici siano stati uccisi dalla CIA a Guantanamo e la loro morte fatta passare per un triplo suicidio.




Joseph Hickman era in servizio presso il campo di prigionia quando i tre uomini sono morti, e insiste che la versione ufficiale degli eventi è “impossibile”, ha detto in un’intervista a Vice News.

I tre uomini erano Salah Ahmed Al-Salami, 37 anno, dello Yemen, Mani Shaman Al-Utaybi, 30, dell’Arabia Saudita, e Yasser Talal Al-Zahrani, 22, anche lui originario dell’Arabia Saudita. Nessuno di loro era stato accusato di alcun crimine.
L’ex Marine ha spiegato che è impossibile che i tre uomini si siano suicidti esattamente nello stesso momento in una cella controllata dalle guardie ogni quattro minuti.

Hickman ha aggiunto che un controllo delle celle dei detenuti fatto poche ore prima del presunto suicidio non aveva rivelato la presenza di nulla che avrebbero potuto utilizzare per uccidersi – come cappi, stracci, o lacci.




L’ex guardia carceraria, che si è unito ai Marine nel 1985 e per un pò ha servito  in una unità legata alla NSA, ha cercato di lasciarsi alle spalle l’incubo di lavorare a Camp Delta. Ma quando ha visto in tv che un altro detenuto si era impiccato, ha deciso di affrontare quello che aveva visto. Ha scritto un libro, ‘Murder at Camp Delta’ (Omicidio a Camp Delta)’ che spera possa aiutare a risalire alla verità.

Hickman è stato attento a non nominare nessuno dei presunti assassini nel libro, ma spera che la sua storia possa portare all’apertura di un’indagine su cosa è realmente accaduto quella notte.

“Non posso fare nomi. Rimango vago perchè ritengo che si è trattato di omicidio“, ha dichiarato Hickman che crede di sapere il motivo per cui le autorità a Guantanamo avrebbero voluto liberarsi dei tre uomini.
I tre uomini erano in sciopero della fame, incitando così anche gli altri detenuti a fare lo stesso – e quando i prigionieri erano in sciopero della fame non potevano essere interrogati.

“La politica del campo era che se un detenuto è in sciopero della fame, non può essere interrogato. Nel 2006, facevano circa 200 interrogatori a settimana dal momento che qualsiasi sciopero della fame avrebbe paralizzato il lavoro dell’intelligence. Credo che il numero uno della missione volesse bloccare gli scioperi della fame a tutti i costi, “ha dichiarato Hickman.

L’ex sergente ha detto che dopo la morte di questi tre detenuti non ci sono stati scioperi della fame per lungo tempo.

Fonte www.lantidiplomatico.it