4248
Recentemente, il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, si è recato in visita in Italia, chiedendo che l’Italia invii diverse migliaia di soldati al confine con la Russia entro il 2018. Questi farebbero parte di un contingente di battaglioni NATO dispiegati nei Paesi Baltici.

Nell’estate 2016, la NATO ha già dispiegato 4 battaglioni, che comprendono 1000 uomini l’uno, rispettivamente in Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia. È stato dichiarato che i battaglioni saranno costantemente riforniti di militari provenienti dai Paesi di tutto il blocco NATO.

Tuttavia, questi battaglioni non rappresentano una reale minaccia per la Russia. Alle esercitazioni militari dell’esercito russo di quest’anno hanno, infatti, partecipato oltre 100 mila soldati — una spiacevole sorpresa per i generali della NATO.

In caso di un eventuale conflitto, tuttavia, gli unici a trarne qualche beneficio sarebbero i Paesi Baltici: Lettonia, Lituania ed Estonia, infatti, sono i Paesi più filo-americani dell’Unione Europea e, trovandosi direttamente a confine con la Russia, intendono apparire come “eroi” impegnati in prima fila a proteggere la UE dalla “minaccia russa”.

Una guerra aperta con la Russia sarebbe però estremamente dannosa per tutti i Paesi coinvolti, e soprattutto per i Paesi dell’Unione Europea, che sarebbero costretti a confrontarsi con il colosso militare russo.

L’Italia, inoltre, non avrebbe alcun interesse a schierarsi militarmente contro la Russia in un conflitto aperto; in quel caso, la posizione italiana sarebbe accolta molto negativamente in Russia, anche se si tratterebbe solo di una puntura di zanzara e non di un vero pericolo per l’esercito russo.

Già una volta, nella Seconda Guerra Mondiale, l’Italia aveva fatto parte di una coalizione militare contro la Russia, con risultati disastrosi per le truppe italiane, mentre l’Unione Sovietica sedeva al tavolo dei vincitori al termine del conflitto.

Silvia Vittoria Missotti

Fonte: L’Opinione Pubblica

Tratto da: http://mondolibero.org