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1067La narrativa ufficiale occidentale sull’Ucraina si sgretola sempre più…

Uno dei misteri principali sul colpo di stato ideato dagli Stati Uniti in Ucraina e la deposizione del presidente Yanukovich nel febraio dell’anno scorso resta chi sparò dai tetti su Piazza Indipendenza, determinando quella escalation letale incontrollata nel paese. La narrativa ufficiale occidentale ha escluso ogni coinvolgimento dei fautori della protesta e per questo quando sono uscite notizie come questa, la stampa mainstream ha taciuto.

Ma ora, per la prima volta, uno degli uomini protagonisti di quei tragici eventi ha parlato alla Bbc rilevando una storia diversa. La storia di “Sergei” non risponde a tutte le questioni aperte, ma crea una breccia indelebile in quello che vi hanno raccontato fino ad oggi.

Il 20 febbraio 2014 con piazza Indipendenza divisa in due con poliziotti da un lato e manifestanti dall’altro, 50 persone verranno uccise. La colpa (Effetto CNN) verrà data al regime in carica. Ma la verità inizia ad emergere con forza un anno dopo ed alcuni testimoni iniziano a fornire un quadro diverso. “Stavo sparando giù ai loro piedi”, dichiara “Sergei” al giornalista Gabriel Gatehouse, sostenendo di aver avuto come posizione il Conservatorio di Kiev. “Naturalmente avei potuto colpirli al braccio o da qualche altra parte. Ma non sparavo per ucciderli”. Sergei sostiene di essere stato un manifestante di Maidan da oltre un mese e che i suoi spari alla polizia nella piazza e sul tetto hanno determinato la loro ritirata.
Il suo racconto – precisa la Bbc – viene confermato da altri testimoni. Quella mattina, Andriy Shevchenko, uno dei leader del Maidan, viene raggiunto telefonicamente dalla polizia: “Qualcuno sta sparando ai miei ragazzi. Stanno sparando dal Conservatorio”.

Da il Giornale che riporta le fasi salienti del reportage della BBC



Shevchenko chiama Andriy Parubiy, il Comandante del Maidan, colui che si occupa della della sicurezza dei manifestanti. Parubiy invia degli uomini per capire da dove provengano i colpi. Nel frattempo, il conto dei feriti. Una prima persona viene colpita, poi una seconda. Un uomo viene ucciso. Poi un altro.
Parubiy, che ora siede nel parlamento ucraino, racconta che i suoi uomini non hanno trovato nessun cecchino all’interno del conservatorio. Ma un fotografo, testimone di quegli eventi, racconta un’altra storia. Forse, la verità.
Sono le 8.00 di quel tragico 20 febbraio 2014. Il fotografo entra nel Conservatorio. La posizione è ottima per catturare l’immagine di ciò che sta succedendo in piazza. Ma la sua attenzione viene catturata da degli uomini che si trovano dentro al palazzo. Sono armati. Le foto – anche se non sono state scattate mentre i cecchini stavano sparando – li ritraggono mentre prendono attentamente la mira.
A chi dare retta? Al fotografo o al neo deputato ucraino? Fortunatamente, ci viene incontro la fonte della Bbc, il già citato Sergei. La mattina del 20 febbraio “stavo per ricaricare, sono corsi da me e qualcuno ha messo il proprio piede su di me: Vogliono parlarti. È tutto ok, ma smettila di fare quello che stai facendo”. Sergei pensa al peggio. Viene portato fuori dal Conservatorio, poi viene scortato fuori Kiev in macchina. Si farà poi da solo la strada verso casa. Nel frattempo, tre poliziotti sono stati colpiti mortalmente. Come srive la Bbc, “l’uccisione di massa dei manifestanti è iniziata”.
Le indagini condotte da Kiev hanno condannato 3 poliziotti, accusati di aver ucciso 39 persone. Si contano almeno altri 12 morti tra coloro che protestavano e 3 poliziotti. Tra le vittime, alcune certamente sono state uccise da dei cecchini, posizionati sui tetti più alti degli edifici che circondano la piazza. Erano davvero russi? O, forse, erano semplicemente degli ucraini che avevano come compito quello di far diventare una rivolta pacifica una vera e propria rivoluzione violenta?
È ancora Sergei, la fonte della Bbc, che ci dà una chiave di lettura che potrebbe farci fare un ulteriore piccolo passo verso la verità. Un passo nel passato, prima di diventare un cecchino. Un uomo, che dalle apparenze sembra un ufficiale militare in congedo, si avvicina a lui a fine gennaio 2014 (un mese prima del massacro di Maidan). Lo prende sotto la propria protezione. C’è intesa tra i due, si capiscono. L’uomo lo convince a non partecipare alla rivolta di piazza Maidan: “Il tuo tempo verrà”. C’è un piano, di cui si parla solamente privatamente. L’uomo prepara Sergei: dovrà sparare sulla folla. Il giornalista della Bbc si chiede se Sergei sia stato in qualche modo manipolato. Ma il giornalismo non si fa con i veri o presunti complotti. Si fa con i fatti. E i fatti dicono che Sergei – “per difendere il proprio paese”– ha sparato sui manifestanti di piazza Maidan.

“Non volevo sparare o uccidere nessuno. Ma era la situazione”, conclude Sergei che ha sparato reclutato da un uomo che aveva ben in mente quello che sarebbe poi accaduto nel paese…

Fonte www.lantidiplomatico.it

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