La storia della tassista supereroe che salva i bambini. VIDEO

Zia Caterina, ovvero Caterina Bellandi, è nata a Prato il 6 marzo 1965. la sua storia è una storia d’amore, quella verso il suo compagno Stefano morto di cancro ai polmoni. Lui in realtà era il taxista di Milano25; lei ha ereditato il taxi come dono d’amore e lo ha voluto trasformare in un luogo magico, in una piccola oasi incantata che oltre a svolgere il normale servizio pubblico del taxi, effettua corse gratuite per l’ospedale a favore dei familiari e dei bambini malati di tumore, quelli che lei chiama i suoi SuperEroi, e che fa dipingere sul taxi, facendoli diventare dei personaggi da fumetto dotati ognuno di superpoteri che li rende invulnerabili. I SuperEroi di Zia Caterina sono ragazzi speciali, bambini e bambine straordinari che tutti i giorni sfidano mali crudeli e affrontano insopportabili dolori con la voglia di vivere e di vincere la loro battaglia.

Perché vuoi essere chiamata “ Zia”?

È un desiderio che ho da sempre. Perché la Zia è la persona più vicino alla mamma che può viziare e non ha il compito di educare. Ho sempre desiderato essere una mamma, chioccia e protettiva. Tutti i bambini del mondo sono i miei figli perché sono i bambini che non ho mai avuto.

Zia Caterina sei un po’ strana per fare la tassista. Perché ti vesti in modo così buffo?




Sono molto timida. Ho sempre amato il cappello perché aiuta a comunicare e ad avere meno paura dell’altro, di chi non conosci. Il cappello comunica che sei diverso, ti dice:”
Tu puoi! Vieni a me!”. Ho cominciato con il cappello. Poi il mantello l’ho messo dopo l’incontro con Patch Adams perché voleva dei clowns per il viaggio che facevo con lui. Invece del naso che non mi appartiene ho messo il mantello per creare la magia. I bracciali, le collane e tutti gli ammennicoli appesi sono pezzettini delle persone e soprattutto dei bambini che incontro e che porto sempre con me e che mi fanno sentire forte. Il primo campanellino che ho messo al collo era per ricordare le collezioni di campanelle che aveva mio padre.

Perché hai deciso di fare questo lavoro?

Per amore! L’uomo che amavo, Stefano, prima di morire mi ha detto: ”Tu sarai Milano 25, me e il mio lavoro!” e io, spaventata, ho cominciato questo viaggio senza sapere come fare e dove andare. Volevo solo che Milano 25 continuasse a vivere attraverso le vite degli altri.

Perché i tuoi bambini li chiami “supereroi”?

Il superpotere è nel dolore. Il supereroe può essere chiunque quando impara a conoscere e a sconfiggere le proprie paure. I miei bambini sono dei supereroi perché stanno combattendo il peggiore dei nemici, un nemico invisibile e innominabile: la morte. Il supereroe non morirà mai, rimarrà per sempre nel mio e nel cuore di chi ha avuto il privilegio di incontrarlo.

Come si fa a diventare un supereroe?

Devi esserci, nel bene e nel male, devi vivere il momento con straordinaria forza e fare ciò che devi fare. Devi vivere con tutto te stesso quello che ti viene richiesto di fare in quel momento. Non vivere niente a mezzo ma tutto nella sua totalità.

Come ti è venuta l’idea di rappresentarli come animali?

Io adoro gli animali e il mio cane, un San Bernardo chiamato Krissina, è la mascotte di Milano 25. Gli animali, come i bambini, hanno un’anima sincera, non pensano ma sentono e sono istintivi. Rispecchiano il carattere del cuore.

Intervista di: Supereroitaximilano25

Fonte: www.informarexresistere.fr

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