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1118Media e governi preparano così le “nuove necessarie urgenti impellenti misure per la nostra sicurezza”

Dopo le minacce  “Siamo al sud di Roma, prenderemo le vostre donne, il Colosseo minacciato….” con il Site, agenzia privata finanziata dall’intelligence americana e diretta da una sionista convinta che segnala, senza chiarire mai bene la fonte originale, e a catena tutti i media che riportano, è stata la volta, lo ricorderete tutti, del video dell’Isis con cui vengono distrutte quelle che nell’immaginario collettivo erano antichissime statue del museo di Mosul. E ancora tutti i giornali a riportare quel video, citando twitter, non il Site direttamente questa volta. Ma ci sono dubbi su chi l’ha fatto arrivare agli organi di informazione secondo voi?




Bene a Newsweek, Mark Altaweel, esperto dell’Istituto di archeologia alla University College of London ha spiegato un paio di giorni fa: “Il motivo per cui si sbriciolano facilmente è che sono fatte in gesso. All’interno si possono vedere delle barre di ferro, che le opere originali non hanno”. E poi il direttore della missione archeologica “Terra di Ninive” e docente di archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente Antico, Daniele Morandi Bonacossi assicura che alcune statue distrutte a picconate dai guerriglieri dell’Isis a Mosul sono copie in gesso.

Come ha spiegato Mason Massy James  sul suo blog: “Anche il TG5 l’ha ribadito oggi in un servizio, in cui di nuovo venivano riproposte le stesse immagini sottolineando la perdita inestimabile che il mondo ha subito al seguito di questa distruzione causata da un integralismo religioso incontrollabile, pericoloso e che “va fermato”.

Peccato che pochi secondi dopo la giornalista legge un breve aggiornamento sulla notizia, roba di qualche secondo, in cui ci fa sapere che parte delle opere distrutte sono delle copie in gesso. Sì avete letto bene: copie in gesso.




Informandomi in rete poi, quella “parte di opere false”, sembra essere invece praticamente la totalità, secondo gli esperti, ovvero forse una sola era una statua originale. Ma il punto è questo: solo dopo aver fatto rimbalzare a destra e sinistra su decine e decine di testate giornalistiche, siti, telegiornali, la notizia tremenda che antichissimi reperti erano stati distrutti dall’ISIS, se ne escono con: “ah a proposito, erano solo copie, passiamo allo sport“.
Ebbene per i pochissimi organi di informazione che hanno riportato che le statue erano finte, la spiegazione è che “l’Isis avrebbe preso un abbaglio”. Un abbaglio. Quei terroristi in grado di utilizzare le tecniche di comunicazione e di grafica in grado di fare concorrenza ad Hollywood avrebbero preso un abbaglio sulla veridicità delle statue. Nel periodo del depistaggio di massa, lo ribadiamo, prendere un commento di un utente sconosciuto all’interno di un sito sconosciuto tra i portali jihadisti per fare i titoli di tutti i giornali e le aperture di tutti i telegiornali, o bombardare l’immaginario collettivo con l’abbattimento di quelle statue di gesso, ha come obiettivo unico quello di distogliere l’attenzione dalle riforme liberticide interne di Renzi e preparare l’opinione pubblica a “necessarie nuove misure” per la nostra sicurezza: droni americani a Sigonella, intelligence europea, l’intensificazione di Eurogendfor, la chiusura di siti internet che dovessero reputare pericolosi… Proseguiamo? La stampa è complice di tutto questo. E alla prossima minaccia che non tarderà ad arrivare, ricordate sempre che la fonte sarà il Site, al quale basta prendere a riferimento un commento di un utente sconosciuto ad un portale sconosciuto in lingua spagnola. Del resto, non serve di più a convincere chi si attesta al 73° posto per libertà di stampa nel mondo.

Non crediamo di dover aggiungere molto a questa nota di Pino Cabras:

Condivido in toto le osservazioni del blogger e scrittore che ha descritto mirabilmente questo ennesimo spettacolo, usato da qualcuno per lasciarci affidare alla protezione degli stessi che finanziano l’ISIS, intanto che ci spingono a dire che “vanno fermati” . Perché proprio di spettacolo si è trattato, con polveri, crolli, e la quasi giocosa distruzione di un ordine. La scena era cinematografica, con echi di Indiana Jones e di Totò contro Maciste, se non di qualche scena corale di Bud Spencer e Terence Hill. Cinema per dodicenni. Ma ormai il livellamento dell’informazione rende tutti dodicenni. In quei film si coglieva la finzione, con l’esotismo dei costumi di scena, le colonne e le statue che si sbriciolavano con rimbalzi e sbuffi che facevano capire che non erano pietre. Erano però immagini vive, più potenti delle parole che potevano smentirle.
Anche stavolta le smentite verbali e distratte incideranno assai meno delle immagini che si sono già impresse nella mente.

Così, ci addomesticano docilmente alla finzione, in dosi sempre più massicce. Oltre alla distrazione voluta e ottenuta di nascosto, ce ne sarà una ulteriore, altrettanto subdola. Una delle verità meno evidenti del ciclo di guerre mediorientali aperto dagli Stati Uniti, Israele e loro alleati dopo l’11/9 è il saccheggio (un commercio misto a distruzione)di reperti archeologici preziosissimi in luoghi da considerare come culle della civiltà. La galassia jihadista e le contigue operazioni coperte dei servizi segreti si finanziano – oltre che con il contrabbando di petrolio e armi e con il traffico di droga – anche convoluminosi traffici di beni archeologici, ai quali spesso i mandanti dei furti attribuiscono valori esoterici enormi. Questa storia dura da molti anni. Molte delle opere pretesamente “distrutte” orneranno palazzi assai esclusivi di mezzo mondo, con acquirenti che investiranno somme ingenti: si consumano anche queste rapine, nel grande caos che fa comodo a chi tira la volata ai falchi che si vogliono impadronire della politica mondiale.

Troppo democratici, i musei che raccontano la lunga storia dell’Umanità. Chi vuole costruire un ordine aristocratico non si limiterà a colpirci con la violenza dell’austerity. Ci colpirà anche privandoci dei luoghi di condivisione della memoria. Vuole che gli unici luoghi che contino per testimoniare un qualche ordine siano all’interno del perimetro aristocratico di tipo nuovo che emergerà dal caos. Saranno in pochi a sapere cosa fu davvero la Mesopotamia.
Caduta la polvere di gesso si vede la guerra, che non è la stessa guerra che ci viene raccontata dai media, i quali aumentano ogni giorno la percentuale del falso. Non so come facciano, ma mi pare che abbiano già superato il cento per cento, sfidando la logica e la matematica. Su masse enormi funziona.

Fonte www.lantidiplomatico.it