L’attitudine degli Stati Uniti a “punire” i regimi in giro per il mondo (tranne naturalmente quelli loro alleati) con interventi al di fuori di qualsiasi mandato non fa che rafforzare la volontà della Corea del Nord di mantenere e anzi aumentare il proprio armamentario nucleare, per evitare di fare la stessa fine. I casi di Libia e Siria rappresentano un grave ostacolo sulla strada della denuclearizzazione. Dal sito della CNN.

di James Griffiths, 14 aprile 2018




Mentre gli Stati Uniti cercano di convincere il leader nordcoreano Kim Jong Un a rinunciare alle sue armi nucleari, potrebbero avergli fornito l’argomento contrario.

Venerdì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver dato ordine alle forze Usa di colpire il regime siriano in risposta a un presunto attacco con armi chimiche contro una città ribelle nel Sud-ovest del paese, attacco del quale Trump attribuisce la responsabilità a Russia e Siria.

Ma l’attacco contro il presidente siriano Bashar al-Assad – un alleato di lunga data della Corea del Nord – potrebbe complicare il previsto summit tra Trump e Kim, che dovrebbe tenersi a maggio o giugno.




Questa è una delle ragioni per cui la Corea del Nord si è dotata di armi nucleari“, ha dichiarato alla CNN Rodger Baker, vicepresidente della sezione di analisi strategica della società di intelligence globale Stratfor. “La percezione è che (avere armi nucleari) riduca la probabilità di subire questo tipo di attacchi punitivi“.

In passato, Pyongyang ha ripetutamente indicato gli interventi militari statunitensi in tutto il mondo come una giustificazione per il suo programma nucleare, considerandolo un deterrente di importanza vitale contro qualsiasi tentativo di cambiamento di regime istigato o condotto da Washington.

Secondo Dan Coats, direttore dell’intelligence nazionale di Trump, Kim considera le armi nucleari come la chiave di volta per la “sopravvivenza (del) suo regime“.

Kim ha osservato… quello che è successo nel mondo alle nazioni che possiedono armi nucleari e il vantaggio che gliene deriva, e ha realizzato che poter giocare la carta nucleare conferisce un’enorme capacità di deterrenza“, ha dichiarato l’anno scorso nel corso di un evento.

Imparare dalla storia

Nel dicembre 2003, dopo mesi di negoziati con gli Stati Uniti, il leader libico Moammar Gheddafi accettò di smantellare il suo programma di armi nucleari, chimiche e biologiche.

Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, riaccolse la Libia nella “comunità delle nazioni” e il primo ministro britannico Tony Blair visitò Tripoli l’anno successivo, quando Gheddafi venne accettato come partner nella Guerra al Terrore che andava montando.

A marzo 2011, tuttavia, i rapporti tra Londra e Washington e Gheddafi si guastarono e la NATO intervenne per sostenere il suo rovesciamento. Nel giro di pochi mesi, Gheddafi era morto, accerchiato da ribelli che lo picchiarono e abusarono di lui prima di giustiziarlo sommariamente sparandogli in testa .

Alcuni politici ucraini hanno affermato anche che se il paese non avesse abbandonato l’arsenale nucleare post-sovietico, la Russia non avrebbe annesso la Crimea nel 2014, benché il presidente ucraino Petro Poroshenko abbia respinto le richieste che Kiev torni a essere una potenza nucleare.

La lezione che abbiamo appreso dalla rinuncia della Libia … e dell’Ucraina alle loro armi nucleari, sfortunatamente, è questa: in caso tu abbia armi nucleari, non rinunciarci mai“, ha dichiarato Coats. “(E) se non le hai, procuratele.

Un funzionario del ministero degli esteri della Corea del Nord ha affermato nel 2011 che la campagna di bombardamenti della NATO contro la Libia ha fornito “una lezione molto importante“, che “per difendere la pace, si deve essere forti“.

Da quando Kim è salito al potere, nello stesso anno, la Corea del Nord ha drasticamente aumentato i suoi test nucleari e missilistici, e nel novembre 2017 Pyongyang ha lanciato un nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM), presumibilmente in grado di colpire l’intero continente americano.

È difficile parlare apertamente, perché la gente ti accusa di giustificare il cattivo comportamento della Corea del Nord“, ha affermato Baker di Stratfor. “(Ma) la Libia è un esempio di come le promesse degli Stati Uniti siano, quando va bene, solo temporanee.

Un altro esempio spesso citato è l’atteggiamento critico e il ritiro, da parte dell’amministrazione Trump, dall’accordo nucleare iraniano raggiunto sotto il presidente Barack Obama.

Teheran ha concordato nel 2015 di limitare il suo programma pacifico di energia nucleare in cambio di una riduzione delle sanzioni, ma Trump ha sostenuto che l’accordo conteneva “difetti disastrosi” e ha minacciato di cancellarlo se l’Iran avesse continuato i test sui missili balistici non coperti dall’accordo originale.

La lezione, per qualsiasi futura trattativa con la Corea del Nord, è che non puoi contare sul fatto che gli americani tengano fede ad alcunché“, ha dichiarato alla CNN Mike Chinoy, senior fellow presso l’US-China Institute della University of Southern California. “E quindi manda tutti al diavolo, procurati il maggior numero di armi nucleari che puoi e poi di’ loro: ‘Provate ad attaccarci, ora che possiamo colpire Los Angeles’“.


Test nucleari della Corea del Nord (1 kiloton = 1.000 tonnellate di tritolo) da ottobre 2006 a settembre 2017 

La denuclearizzazione è in stallo

Mentre gli analisti hanno sostenuto che la massiccia quantità di armamenti convenzionali della Corea del Nord e il grande schieramento di artiglieria puntato contro Seoul – anche a prescindere dalle armi nucleari – costituiscono un deterrente che alla Libia e alla Siria mancava, tutto sta a indicare che Pyongyang non abbia alcuna intenzione di ridurre le sue potenzialità.

(La Siria) è uno dei casi che i nordcoreani useranno nelle loro discussioni con gli Stati Uniti“, ha detto Baker. “Cosa è esattamente una garanzia di sicurezza?

Le preoccupazioni della Corea del Nord di poter fare la stessa fine della Siria o della Libia toccano un importante potenziale punto critico di ogni negoziato con gli Stati Uniti: che cosa intendano entrambe le parti con “denuclearizzazione”.

Washington ha chiesto la “denuclearizzazione” della penisola coreana, e mentre Pyongyang è d’accordo con questo obiettivo in linea di principio, considera l’impegno di Washington privo di basi, se gli Stati Uniti continuano a mantenere la loro massiccia presenza militare nella Corea del Sud, che è anche sotto il più ampio ombrello nucleare statunitense.

Dal 1953, gli Stati Uniti si sono impegnati a difendere la Corea del Sud anche con le armi nucleari, se necessario. Ci si andò vicino alla fine degli anni ’60 quando, nella crisi dovuta al sequestro da parte della Corea del Nord della nave spia USS Pueblo, i funzionari statunitensi approvarono piani segreti per usare armi nucleari contro qualsiasi truppa nordcoreana che avesse attraversato la Corea del Sud.

In un commento del mese scorso, l’agenzia di stampa centrale della Corea del Nord (KCNA) afferma che gli Stati Uniti “hanno minacciato con armi nucleari e ricattato (la Corea del Nord) per diversi decenni“.

La pace e la sicurezza nella penisola coreana, nel Nord-est asiatico e nel resto del mondo sono state garantite grazie al rafforzamento del deterrente nucleare della Corea del Nord“, ha affermato la KCNA.

L’attacco di venerdì contro la Siria potrebbe rendere più difficile che mai sostenere il contrario.

Fonte: vocidallestero.it