1344Il latte contiene calcio, utile alle ossa, e per questo viene consigliato, ampiamente consigliato, per l’osteoporosi.

 




  • Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio.
  • Come un usuraio, il latte presta un po’ di calcio, ma, alla fine, ne consuma più di quello che dà.
  • Le proteine del latte, sommate a quelle provenienti da carne e pesce, costringono l’organismo a sottrarre calcio all’osso per poter provvedere al loro smaltimento.

Infatti, la salute dell’osso dipende molto più da quei fattori che impediscono le perdite di calcio dall’organismo che dalla semplice quantità di calcio assunta. Quasi tutto il calcio dell’organismo è contenuto nello scheletro, che è la banca del calcio. Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell’osso, che cede quindi calcio in continuazione. Il calcio immagazzinato nell’osso viene poi reintegrato con quello alimentare.

 




INTERVISTA AL PROFESSOR BERRINO ” IL LATTE FA BENE ALLE OSSA ? “


Esiste dunque quello che viene chiamato “bilancio del calcio”:

  • Bisogna che il calcio assunto con la dieta sia maggiore di quello perso, altrimenti il bilancio è negativo, e si va incontro all’osteoporosi.
  • In generale, nelle popolazioni che consumano molto latte l’incidenza di osteoporosi è maggiore, mentre è rara nei paesi dove non si beve latte.

É noto che tra gli esquimesi, che assumono oltre 2.000 mg di calcio al giorno, l’osteoporosi dilaga.
Vari studi, tra i quali l’Harvard Nurses’ Health Study, che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, mostrano che l’aumentato consumo di latticini è associato con un rischio di fratture più elevato.

Il latte, dunque, è si’ l’alimento ideale, ma solo per il lattante, e solo il latte umano!

Di seguito sono elencati alcuni problemi correlati al consumo di latte in adulti e bambini.

  • Carenza di ferro: il latte ha un bassissimo contenuto di ferro (0.2 mg/100 mg di latte), e per riuscire a raggiungere la dose di ferro raccomandata di 15 mg al giorno, un bambino dovrebbe bere 7.5 litri di latte. In aggiunta, il latte è responsabile di perdite di sangue dal tratto intestinale, che contribuiscono a ridurre i depositi di ferro dell’organismo.
  • Diabete Mellito: su 142 bambini diabetici presi in esame in uno studio, il 100% presentava nel sangue livelli elevati di un anticorpo contro una proteina del latte vaccino. Si ritiene che questi anticorpi siano gli stessi che distruggono anche le cellule pancreatiche produttrici di insulina.
  • Calcio: la verdura a foglia verde, come la cicoria, la rucola, il radicchio e la bieta, è una fonte di calcio altrettanto valida, se non addirittura migliore, del latte.
  • Contenuto di grassi: ad eccezione del latte scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l’insorgenza di arteriosclerosi.
  • Contaminanti: il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Inoltre i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL. La stessa Direttiva ammette anche un contenuto non superiore a 400 mila per mL di “cellule somatiche”, il cui nome comune è “pus”.
  • Lattosio: molti soggetti di asiatici o africani sono incapaci di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, con conseguenti coliche addominali, gas e diarrea. Il lattosio, poi, se viene digerito, libera il galattosio, un monosaccaride che è stato messo in relazione con il tumore dell’ovaio.
  • Allergie: il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Spesso i sintomi sono subdoli e non vengono attribuiti direttamente al consumo di latte, ma molte persone affette da asma, rinite allergica, artrite reumatoide, migliorano smettendo di assumere latticini.
  • Coliche del lattante: le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno. In 1/3 dei lattanti al seno affetti da coliche, i sintomi sono scomparsi dopo che la madre ha smesso di assumere questi cibi.

Tratto da: “Impariamo a mangiare sano con i cibi vegetali”

I PERICOLI DEL LATTE

ALTERNATIVE AL LATTE ANIMALE

Un apporto nutritizio calibrato alle esigenze della crescita

Bisogna considerare innanzitutto che il latte è un alimento che l’evoluzione ha perfezionato per assolvere le necessità nutritive del neonato, non a caso è stato dimostrato che i poppanti sono in grado di digerirlo significativamente meglio degli adulti. Dal latte materno, il bambino riceve le componenti nutritive fondamentali per la sua fase di crescita: acqua, proteine, grassi, zuccheri, ferro, vitamine, enzimi e fermenti lattici. Come è facile immaginare, in ogni mammifero il latte ha una composizione nettamente diversa e appropriata alle esigenze dei diversi cuccioli. Questo significa che illatte vaccino può essere un ottimo alimento per un vitello, non per un bambino né tantomeno per un essere umano adulto. Il perché è presto detto: il latte vaccino contiene il triplo delle proteine di quello umano (di cui solo il 50% può essere digerito dal nostro organismo), una quantità tripla di calcio, una maggiore quantità di grassi saturi, inoltre ha una concentrazione di lattosio inferiore (4,9% contro il 7,5% umano). L’elevata concentrazione di grassi saturi e colestorlo può aumentare il rischio diarterosclerosi. Inoltre, diversi studi si sono concentrati sulle possibili correlazioni tra consumo di latte e diabete mellito infantile.

Sfruttamento e sofferenza negli allevamenti

Le mucche “da latte” sono selezionate geneticamente ed inseminate artificialmente per produrre quanto più latte possibile. Dall’età di circa due anni, trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno. Poco dopo la nascita, i vitelli sono strappati alle madri (provocando in entrambi un trauma), perché non ne bevano il latte, e rinchiusi in piccoli recinti dove si possono a malapena muovere. Sono alimentati con una dieta inadeguata apposta per renderli anemici e far sì che la loro carne sia bianca e tenera (come piace ai consumatori) e infine sono mandati al macello. La mucca verrà quindi munta per mesi, durante i quali sarà costretta a produrre una quantità di latte pari a 10 volte l’ammontare di quello che sarebbe stato necessario, in natura, per nutrire il vitello. Non sorprende che ogni anno un terzo delle mucche sfruttate nei caseifici soffra di mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle).

Per aumentare la produzione di latte, la mucca è alimentata con proteine molto concentrate, ma neppure queste spesso sono sufficienti, tanto da provocare lacerazione dei tessuti per soddisfare la continua richiesta di latte (in Inghilterra hanno coniato un termine per definire questa pratica: “milking off the cow’s back”, ossia mungitura del posteriore della mucca). Ciò provoca una condizione chiamata acidosi, che può rendere zoppo l’animale e ciò accade ogni anno al 25% delle mucche sfruttate nei caseifici. A circa cinque o sei anni d’età, ormai esausta e sfruttata al massimo, la mucca verrà macellata. La durata della sua vita, in natura, sarebbe stata di 20-40 anni.

Cancro all’ovaia e alla prostata

Negli ultimi 20 anni è stata prodotta una mole impressionante di studi condotti per valutare una possibile correlazione tra un consumo eccessivo e prolungato di prodotti lattiero-caseari e alcune forme dicancro (in particolare quello alla prostata e all’ovaio). Un primo studio pubblicato nel 1989 individuava una correlazione tra un elevato consumo di latte e derivati con l’insorgere di cancro all’ovaio. Da allora decine di laboratori si sono concentrati su questa correlazione senza tuttavia arrivare a risultati definitivi. Se in principio si pensava che il fattore di rischio maggiore consistesse nel lattosio, un’analisi di 21 studi al riguardo suggerisce una possibile correlazione tra il consumo di latte intero e i tumori ovarici, ma non un ruolo significativo del lattosio.

Gli studi che si sono invece concentrati sul rapporto tra latticini e cancro alla prostata riportano invece una minore incidenza di questa forma di cancro nei soggetti che non consumano o consumano pochi prodotti lattiero-caseari ricchi in calcio. Si pensa che in questo caso il problema consista nell’aumento della concentrazione di IGF-1 nel siero sanguigno imputabile a un frequente consumo di latte, formaggi e yogurt, e agli effetti che questi hanno sulla produzione di testosterone.

Formaggi e Cancro

I depositi di grasso e di muco (a volte molto denso o quasi solido) causati da un’alimentazione in cui si fa grande uso di formaggi si localizzano nel corpo in questo modo:
I formaggi molli, più liquidi e meno salati ‘galleggiano’ dal diaframma in su;
I formaggi più densi, salati, fermentati o speziati si concentrano dal diaframma in giù.
In altre parole, possiamo affermare che i grassi più leggeri si depositano negli organi più alti: ciò causa muco bronchiale, depositi di grasso alla gola, cisti alla tiroide, otiti, congiuntiviti, orzaioli; tutti questi disturbi derivano dalla stessa semplice causa. Il seno è posto sopra il diaframma: nei Paesi dove si fa un più alto consumo di formaggio si riscontra la maggiore incidenza di cancro al seno.
I Paesi al secondo posto per consumo di formaggio sono anche al secondo posto nella statistica di incidenza di cancro al seno, e così via.
E’ questa, insomma, la statistica più chiara sul rapporto esistente tra il cancro e gli alimenti.
Se per tutte le altre malattie c’è sempre un margine di dubbio, un qualche altro fattore che può incidere – come l’età o il tipo costituzionale – e che porta degli elementi nuovi (e fuorvianti) nella statistica, nel caso del rapporto tra consumo di latte e formaggio e l’incidenza di cancro al seno i dati sono molto chiari e inequivocabili. Come abbiamo detto, i formaggi più duri e secchi si depositano in basso: nel fegato, nella cistifellea, nei reni ma soprattutto nella zona genitale (utero, prostata, ovaie).
Una forma tumorale alimentata dai grassi derivati dal formaggio (che sono putridi, irranciditi e che hanno assorbito anidride carbonica, poiché le cellule interessate non possono più ricevere sangue fresco e ossigenato) è costituita da un catrame nero e denso, oleoso, che richiede un tempo imprecisato per essere sciolto. Se questo deposito deriva dalla carne o dal pesce è molto meglio perché la qualità di questi grassi è più facilmente solubile.

Latte, calcio e osteoporosi

In uno studio pubblicato nel 1994 sull’American Journal of Epidemiology, una squadra guidata da Robert Cummings esaminò 416 pazienti per valutare la correlazione tra consumo di sigarette, caffè , prodotti lattiero-caseari e situazioni si sottopeso e sovrappeso con il rischio di fratture dell’anca. Dai risultati ottenuti il team concluse che “ il consumo di prodotti lattiero-caseari, in particolare intorno ai 20 anni, è associato con l’aumento del rischio di frattura dell’anca in età anziana.”

Ora, la frattura dell’anca è causata nella maggior parte dei casi da osteoporosi (malattia sistemica caratterizzata da una riduzione della massa ossea), tra le cause dell’osteoporosi spicca la carenza di calcio nella dieta, i prodotti derivati da latte vaccino o ovino (in particolare i formaggi) hanno però un alto contenuto di calcio.

Qualcosa non torna. Se l’osteoporosi è causata (tra gli altri fattori) da una carenza di calcio e i prodotti lattiero-caseari hanno un alto contenuto di calcio, perché una dieta ricca di latticini dovrebbe aumentare il rischio di osteoporosi?

Perché il problema non riguarda solo quanto calcio viene assunto, ma anche quanto ne viene perso. Oltre a grassi saturi, a calcio e vitamina D, i prodotti lattiero-caseari contengono infatti proteine animali che porta a un aumento degli acidi nel sangue, ciò spinge l’organismo a sottrarre calcio alle ossa (oltre che dai denti e altri tessuti) per neutralizzare questa acidità. La soluzione più raccomandabile sarebbe quella di limitare (il che non significa necessariamente eliminare) l’assunzione di prodotti derivati da latte animale, ridurre l’apporto di proteine nella dieta (in quella occidentale si tende ad assumerne il doppio rispetto al necessario) e abbinare fonti di calcio di natura vegetale(legumi, cereali, latte di riso o soia, frutta secca etc.)

Latte e Carie Dentali

Il dott. Sim Wallace, un esperto dentista, nel suo libro La fisiologia dell’igiene orale afferma che nei Paesi dove si consuma latte e zucchero si ha un forte tasso di carie dentale nelle classi che consumano di più questo cibo, nonostante il loro contenuto in vitamine. Sembrerebbe che ormai i dietologi debbano riconoscere che l’igiene della bocca non è assicurata dal latte.
Questo, insieme a molti altri cibi che ricadono nella stessa categoria, sono esempi delle cose che non dovrebbero essere raccomandate a nessuno che desidera denti sani e una buona igiene orale. Studi antropologici sulle popolazioni primitive e altre civiltà provano chiaramente che il latte dopo lo svezzamento non è necessario né desiderabile.
La maggior parte di queste popolazioni che non hanno mai bevuto latte (polinesiani, indios maya, esquimesi) sono in salute con la loro dieta nativa e tra loro la carie dentale è una rarità. Certamente questo indica che il latte non può bloccare (e di fatto non blocca) la carie dentale. Il dott. Brunn – un dentista che ha speso anni in ricerca esaminando le condizioni della bocca dei bambini in Danimarca, Inghilterra, Svezia, Svizzera e Sud America – ha trovato che nelle bocche dei bambini che bevono latte il residuo lasciato dal latte forma una caglio intorno ai denti e alle gengive che probabilmente è una delle cause della carie dentale

Come prevenire efficacemente l’osteoporosi

Attenzione, non stiamo dicendo che il latte è velenoso, o che bere latte porti necessariamente a sviluppare cancro e osteoporosi. Se consumati con moderazione, infatti, i prodotti lattiero-caseari sono tutto sommato innocui. Tuttavia, se l’obbiettivo e migliorare l’apporto di calcio è consigliabile affidarsi ad alimenti vegetali come frutta secca, legumi e cereali (in particolare mandorle, soia, fichi, pane al malto o di grano saraceno.) è stato infatti dimostrato che il calcio assunto mediante alimenti di origine vegetale è efficace nel contrastare l’insorgenza di osteoporosi.

Naturalmente, non è sufficiente selezionare le fonti di calcio per avere ossa sane e robuste. Per arginare le perdite di calcio i nutrizionisti consigliano infatti di moderare il consumo di caffè, alcool e sigarette, oltre a praticare esercizio fisico con continuità.

Leggendo il libro di Allen Carr, “è facile controllare il peso se sai come farlo” (dallo stesso autore di “è facile smettere di fumare se sai come farlo”), ho appreso quanto segue.

L’essere umano è l’unico animale che una volta svezzato continua a bere il latte. Tutti gli altri animali lo bevono solo in fase di allattamento e questo perché l’intestino e l’apparato digerente umano e degli animali non sono fatti per digerire il latte animale.

Siamo nati con il dogma che il latte “fa bene alle ossa”. Ma chi lo dice dovrebbe informarsi meglio…

Il latte è uno strozzino della peggior specie, quegli strozzini che vi fanno un prestito di calcio ma poi, se non gli ridate tutto con gli interessi elevatissimi, vi mandano il conto con brutti ceffi pronti a spaccarvi le ossa.

Il latte contiene calcio, utile alle ossa, e per questo viene da dottori e dietologi consigliato in modo insistente, per non parlare poi del miracoloso latte e latticini che aiutano a combattere l’osteoporosi. Il che sarebbe anche vero, se il latte non contenesse anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, necessitano di consumare calcio.

Come uno strozzino, il latte vi presterà inizialmente una buona quantità di calcio, ma, alla fine del ciclo digestivo e di assimilazione, ne consumerà più di quello che vi avrà dato. Le proteine del latte, sommate a quelle provenienti da carne e pesce, obbligheranno il vostro organismo a sottrarre calcio alle vostre ossa per poter provvedere allo smaltimento.

Esiste dunque quello che viene in gergo chiamato “bilancio del calcio”: è importante che il calcio acquisito con la dieta sia maggiore di quello perso, o si rischia il bilancio in negativo, generando osteoporosi.

In generale, nelle nazioni in cui si fa grande uso di latte l’incidenza di osteoporosi è elevata, mentre è rara nei paesi dove non si fa uso di latte. É noto che tra gli esquimesi, che assumono oltre 2.000 mg di calcio derivato dal latte al giorno, l’osteoporosi dilaga.

Intolleranza al Latte

I popoli del Terzo mondo, i neri d’America, gli estremo-orientali e da noi anche la popolazione delle aree agricole non padane né alpine nonché di tutto il Mezzogiorno, non digeriscono il latte. Questa intolleranza venne individuata e descritta con enorme ritardo nei circoli scientifici a partire dal 1958.

Vi sono quattro tipi di intolleranza al latte:

L’intolleranza al lattosio.

Questa insofferenza biologica al latte veniva motivata non col rifiuto dell’organismo per il latte `in toto’ ma per una sua intolleranza allo zucchero disaccaride in esso contenuto, il lattosio. La scissione per idrolisi del lattosio avviene a livello delle cellule epiteliali dell’intestino ad opera dell’enzima lattasi:
Ne derivano due zuccheri semplici (glucosio e galattosio) che attraversano la parete intestinale ed entrano in circolo. Coloro che non tollerano il latte presentano diarrea, gonfiore, gas, vomito e altri sintomi:

L’intolleranza al Glucosio.

Il glucosio non digerito, infatti, causa questi effetti per mancanza di lattasi.
Questo deficit di lattasi è presente al 70-90% nei gruppi asiatici, negri e pellerossa americani, arabi, messicani e pakistani.
Tra questi popoli – come tra tutti i lattosio intolleranti – il fenomeno si verifica soprattutto in età adulta. Il che dimostra come l’uso di latticini per tutta la vita, praticato in Occidente, sia una vera e propria forzatura biologica;

L’intolleranza alle proteine del latte vaccino.

Essa riguarda soprattutto le betalattoglobuline, la lattoalbumina e la caseina.
In passato, una delle cause più frequenti dell’insorgere di questa allergia è stata l’abitudine di somministrare latte animale in attesa della montata lattea materna oppure l’uso di latte vaccino durante una infiammazione intestinale. I sintomi sono immediati e spesso gravi: gonfiore, diarrea, pallore, coliche, persino anemia causata da emorragie interne.

Malattie della Pelle

Non mancano episodi polmonari e sono comunissime le malattie della pelle, un tentativo del corpo di scaricare le sostanze indesiderate: nella medicina tradizionale cinese la pelle è l’organo superficiale in sintonia complementare ai polmoni.

Le spiegazioni scientifiche di questa sensibilità sono:

  • Eccesso dall’infanzia di proteine nella dieta;
  • Incompleto sviluppo della barriera intestinale;
  • Deficit di immunoglobulina A (carente se non si è stati allattati al seno);
  • Malattie enteriche che hanno danneggiato i microvilli e ridotto l’azione enzimatica sulle proteine ingerite
  • L’intolleranza psicogena, cioè la pura e semplice avversione da disgusto
  • L’intolleranza causata da inquinamento batterico o chimico in un latte industrialmente trattato e non ben pastorizzato.

DA: mondos-porco.blogspot.it

Tratto da lastella