Un giornale ufficiale di Pechino prevede “disgrazie” se si andranno a concretizzare le minacce del futuro governo degli USA di voler chiudere alla Cina l’accesso alle sue isole.
Il minaccioso discorso pronunciato dal prossimo capo del Dipartimento di Stato USA, Rex Tillerson, ha provocato una reazione molto dura da parte delle autorità cinesi, come riferisce il giornale China Daily, dove si risponde alla minaccia di un blocco navale USA contro la Cina per impedire a questa il suo accesso alle isole artificiali nel mar cinese meridionale, reclamate come proprio territorio da Pechino.

Secondo il giornale, “L’atteggiamento della nuova Amministrazione USA stabilisce la direzione di marcia verso un possibile confronto devastante fra le due potenze, visto che, a suo giudizio, un ipotetico blocco navale provocherebbe una “risposta difensiva delle forze armate cinesi”.


Il giornale suggerisce anche che Tillerson, ex presidente del gruppo petrolierio Exxon Mobil, dovrebbe migliorare la strategia nucleare del suo paese, se pretende di forzare una grande potenza nucleare, quale è la Cina, a ritirarsi dai suoi stessi territori.

Da parte sua il portavoce della Cancelleria cinese, Lu Kang Lu, ha evitato di buttare più legna al fuoco e di entrare in una guerra verbale con gli USA. Questi ha assicurato che la situazione nel Mar meridionale della Cina è del tutto calma, e per questo, Pechino si augura che “altri attori non regionali possano rispettare questo consenso che è fondamentale per gli interesi di tutto il mondo”.

Tillerson aveva dichiarato in modo perentorio che “gli USA non permetteranno l’accesso della Cina alle isole meridionali costrute nel Mar della Cina“. Il nominato segretario di Stato ha inoltre paragonato la costruzione di quelle isole artificiali da parte di Pechino nel Mar cinese meridionale, alla annessione della Crimea da parte della Russia.

Con riferimento a queste dichiarazioni, vari analisti interpellati di diversi media locali coincidono nel fatto che le dichiarazioni di Tillerson protrebbero indurre Pechino a rinforzare ancora di più il suo schieramento di unità militari che controllano quelle acque contese.
Altri esperti hanno sottolineato che l’idea di un blocco navale contravverrebbe al principio della libera navigazione nel Mar Meridionale cinese che Washington stessa difende. Su questa linea, il media Global Times scrive che gli USA dovrebbero scatenare una guerra su vasta scvala nel mare del Sud della Cina per impedire ai cinesi l’accesso alle isole in questione.

Inoltre anche altri analisti asiatici prevedono che, un eventuale blocco  USA dell’accesso per la Cina alle isole del Mar Meridionale cinese, implicherebbe che gli USA e la Cina dovrebbero prepararsi per un conflitto militare, come riportato oggi anche dal citato  Global Times.



Isole contese nel mare sud della Cina

Il Mar meridionale della Cina è una estensione molto disputata dell’Oceano Pacifico. Pechino reclama quasi un 90% di questo territorio, in particolare le isole Spratly, una zona la cui sovranità o parte di quella viene reclamata anche dalle Filippine, dal Vietnam, da Taiwan, dalla Malesia e dal Brunei.

Nota: Normalmente le questioni di contenzioso territoriale che riguardano il mare e gli oceani devono essere risolte sulla base del diritto internazionale, fra i paesi rivieraschi di quel mare, con appositi negoziati e con la supervisione delle Nazioni Unite. Non si capisce cosa c’entri la diretta e non richiesta interferenza degli Stati Uniti su una questione che riguarda la Cina ed i paesi di quella parte dell’Asia. Questo forma di atteggiamento di Washington faceva parte della tipica ossessione di dominio globale dell’Amministrazione Obama ed è quella impostazione che ha portato gli USA ad inteferire in una serie di paesi di tutto il mondo sobillando e rovesciando governi legittimi, finanziando finte “rivoluzioni colorate”, e utilizzando eserciti mercenari per ottenere il regime-change sulla base dei loro interessi.

Obama lo aveva dichiarato ufficialmente che gli USA si consideravano il “paese eccezionale” e di conseguenza con diritto di intervento nelle questioni di tutto il mondo, con buona pace di ogni forma consolidata di diritto internazionale. Le grandi potenze emergenti come Russia, Cina ed India, non si considerano affatto d’accordo con questa impostazione unilaterale nordamericana.
Se anche l’Amministrazione Trump dovesse seguire questa linea, mirando a voler contenere la potenza cinese e quelli che sono i legittimi interessi sulle sue rotte di navigazione e di utilizzo del mare, allora possiamo aspettarci una nuova epoca di guerre e di conflitti.

Fonti: Hispan Tv

Global Times

Fonte: Traduzione e nota: Luciano Lago per www.controinformazione.info

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