Il britannico Daily Mail intervista un funzionario della Bank of America Merrill Lynch, che espone dei punti molto semplici sull’insostenibilità dell’eurozona, punti che la stampa extra-UE e le banche d’affari danno per assodati, ma che nei nostri media sono ancora tabù: l’euro ha essenzialmente prodotto divergenze tra i paesi dell’eurozona fin dal momento in cui è stato creato; nell’attuale scenario di totale assenza di solidarietà intra-eurozona i paesi della periferia sono sulla traiettoria dell’uscita, ma in uno scenario ipotetico di trasferimenti interni sarebbero i paesi centrali a dover probabilmente uscire per ragioni di insostenibilità politica.

 

 

di James Salmon, corrispondente del Daily Mail – 15 luglio 2017

 

L’eurozona è probabilmente destinata a crollare, non importa quanti tentativi vogliano fare la Francia e la Germania per cercare di salvarla: così avverte una delle più grandi banche di investimento del mondo.

 

Un impiegato di alto grado della Bank of America Merrill Lynch ha detto che il blocco di paesi della moneta unica ha iniziato a cadere a pezzi fin dal momento stesso in cui è stato fondato quasi 20 anni fa.

 

Nonostante diversi paesi tra cui Grecia e Portogallo abbiano ricevuto aiuti di emergenza durante la crisi finanziaria, i paesi più ricchi come la Germania non hanno affatto redistribuito la ricchezza in modo permanente verso i paesi più poveri dell’eurozona.

 



Athanasios Vamvakidis, che ha lavorato a Londra per il Fondo Monetario Internazionale per 13 anni prima di essere assunto dalla banca americana, ha detto che questo ha spinto i paesi membri a divergere e ha accresciuto la disuguaglianza.
Sebbene questa situazione sia temporaneamente mutata durante la crisi finanziaria globale, ha detto che “le divergenze sembrano essere la normalità fin dal momento in cui l’eurozona è stata creata“.

 

Descrivendola come una “bandiera rossa di allarme sulla sostenibilità dell’eurozona“, ha avvertito che i paesi più poveri potrebbero decidere di separarsi dal blocco dell’eurozona nel momento in cui dovessero cadere ancora più a fondo nel tunnel del debito.

Ha detto: “Questi paesi non vorrebbero, a un certo punto, poter disporre della propria politica monetaria? Il populismo non troverebbe nella moneta unica un facile bersaglio – come sta già accadendo in alcuni paesi?
Ha poi aggiunto: “Senza la crescita, il debito si potrebbe dimostrare insostenibile per alcuni paesi e il populismo contro l’eurozona potrebbe trovare sostegno, fino a portare all’uscita di quei paesi che sono stati lasciati indietro.

 
“La probabilità che un paese, sia esso del centro o della periferia, possa a un certo punto nel futuro decidere di abbandonare l’eurozona sotto un governo populista non è bassa, a nostra avviso.

 

Emmanuel Macron, il presidente francese pro-Bruxelles, ha proposto riforme incisive per salvaguardare il blocco della moneta unica, tra cui l’introduzione di un nuovo bilancio comune.

 

La Germania, che in tal caso dovrebbe finanziare cifre spropositate di spesa extra, ha reagito in modo cauto alla proposta.

 

Ma Vamvakidis ha detto che anche uno dei paesi più ricchi potrebbe a sua volta decidere di uscire dall’eurozona, perché il trasferimento di ricchezza verso i paesi più poveri potrebbe non essere “politicamente fattibile“.

 

Ha aggiunto che “perfino in uno scenario ideale“, in cui queste riforme venissero introdotte, “l’eurozona potrebbe essere ancora a rischio, in caso di persistente mancanza di convergenza“.

 

La prognosi fa eco a quella dell’ex governatore della Banca d’Inghilterra, Mervyn King, che ha detto che una moneta “a taglia unica” è destinata al fallimento.

Fonte: vocidallestero.it

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