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1576Intervista a Daniel Gansen, storico svizzero, presidente della “Association for the Study of Peak Oil and Gas” (ASPO), direttore dello  “Swiss Institute for Peace and Energy Research” (SIPER), In collaborazione col “Dipartimento Federale degli Affari Esteri” svizzero (FDFA) ha studiato l’impatto della globalizzazione sui processi di guerre e pace e come le multinazionali sostengano e traggano profitto dalle guerre.

Il punto più importante da capire è che è la Russia che viene accerchiata dall’occidente, cioè da noi. Questa paura nei confronti della Russia, in maniera più o meno diretta, viene fomentata. Si schiaccia il bottoncino e si dice “guardate che i russi mangiano i bambini“, oppure “Se indugiamo ancora una settimana Berlino, Berna e Parigi saranno occupate dai russi“, o cose del genere… Sono sciocchezze!

Per capire cosa è veramente successo, dobbiamo tornare indietro nella storia. Chi studia la storia ha maggiore comprensione di questi processi. Nel 1990, quando si parlava della riunificazione della Germania, la Germania Ovestera membro della Nato, mentre la Germania Est era membro delPatto di Varsavia. C’erano quindi un’alleanza capitalistica e un’alleanza militaristica. Assieme non andavano affatto bene. Dopo la fusione ci sarebbe stato il problema di cosa fare. Le opzioni erano: che la Germania divenisse neutrale (secondo me la preferibile, ma non venne fatto); che la Germania entrasse completamente o nel Patto di Varsavia; che la Germania entrasse completamente nella Nato. Si scelse l’ultima. Tuttavia, c’era bisogno che Gorbaciov acconsentisse a che la DDR si staccasse dal Patto di Varsavia. Una cosa gigantesca! Ma fu fatto. Si trattò, diciamo, di un regalo dei russi ai tedeschi, anche per guarire una vecchia ferita. Io credo che sia stato giusto che la Germania sia stata riunificata.

I russi pretesero però che la Nato non si espandesse ulteriormente. Gli americani lo promisero. Il presidente Bush, che contemporaneamente tramava la bugia delle incubatrici per la guerra del Kuwait, promise ai russi che certamente non si sarebbero estesi. Ma era appunto una bugia, perché la Nato si espanse. La Polonia entrò nella Nato, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania… sono tutti stati che sono molto vicini alla Russia. Poi entrarono anche la Romania, la Bulgaria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia. Bisogna essere in grado di comprendere anche i punti di vista degli altri. Per la Nato questo processo veniva giustificato perché “la gente lo vuole“. Anche se, certamente, il fatto che la gente lo volesse o meno non aveva nessuna importanza. Piuttosto, avvenne grazie alla complicità dei governi. Per i russi, al contrario, si trattò di una minaccia. La Russia lo ha sempre detto: “se la Nato prova a prendere anche l’Ucraina, se cioè anche lì fa cadere il Governo e fa insediare qualcuno che caldeggia l’ingresso nella Nato, noi non potremo tollerarlo“.

L’Ucraina è uno stato cuscinetto, come la Bielorussia o la Georgia, una zona che non si può tollerare cada sotto l’influenza della Nato. Pensate se ad allargarsi fosse stato il Patto di Varsavia, invece della Nato. Pensate se la Francia fosse entrata nel Patto di Varsavia, e poi la Spagna, la Germania, i Paesi Bassi… se tutti fossero entrati e poi a un certo punto avessero detto “serve anche il Messico“. Gli americani lo avrebbero considerato inammissibile! Significa che la lotta tra USA, Russia e Cina non è finita. Queste superpotenze lottano sempre per l’influenza. Gli americani, nel campo euroasiatico (l’Europa e l’Asia assieme), perseguono la strategia di dividere i diversi attori gli uni dagli altri. Cioè operano affinché i tedeschi e i russi non si piacciano, affinché l’Iran e l’Iraq siano in guerra, affinché in Ucraina i diversi gruppi siano divisi, perché se si unissero avrebbero molto potere economico e molte risorse. Le risorse si trovano nel continente euroasiatico, non in America. E il fracking non cambia la situazione: le risorse rimangono nel Golfo Persico.



Se la leggiamo con questa lente, è sbagliato interpretare la caduta di Janukovic, avvenuta nel 2014 in Ucraina, come una presa di potere (da parte di Poroshenko) avvenuta in seguito a una rivolta popolare contro un capo corrotto. C’erano dei paramilitari che agivano. In piazza Maidan, la piazza centrale di Kiev, nel giorno decisivo del febbraio 2014 c’erano cecchini che sparavano giù dai tetti e colpivano sia poliziotti che manifestanti. E questo, per uno storico, è un avvenimento strano, che porta a chiedersi: “Aspetta, hanno sparato a poliziotti e manifestanti, quindi non sono amici dei poliziotti, altrimenti non gli sparerebbero. Ora, i poliziotti sono espressione del Governo Janukovic, quindi se i cecchini sparano sui poliziotti è improbabile che siano dello stesso gruppo“. Ovviamente non ci sono prove, ma è evidente che il risultato finale è la generazione del caos. E se torniamo indietro al 1953, in Iran, Mossadeq è stato fatto cadere allo stesso modo. Furono i servizi segreti inglesi e quelli americani hanno a far cadere il Governo, un governo democratico. Tutte quelle chiacchiere sulla democrazia, ma alla fine volevano solo le materie prime. L’Iran aveva nazionalizzato il petrolio, ma l’Iranian Oil diceva “Hey, ragazzi, questo è il nostro petrolio. Saremo inglesi, ma il petrolio è nostro“. A quei tempi si chiamava Iranian Oil, oggi si chiama BP. Gli inglesi volevano il petrolio dell’Iran. Poi arrivarono gli americani e dissero: “Vi aiutiamo a far cadere l’Iran, ma vogliamo una parte del petrolio“. Per chi studia le guerre economiche è una cosa più che evidente.

Comunque, a quei tempi nella capitale dell’Iran, Teheran, vennero inscenati attacchi terroristici. Adesso abbiamo la versione ufficiale della CIA sulla caduta del governo nel 1953. E c’è scritto che la stessa CIA travestì agenti segreti da musulmani che compirono attentati terroristici. Questa si chiama “Flase Flag Strategy of Tension“, cioè “Aumento della Tensione sotto Falsa Bandiera“. E’ molto probabile che ciò sia successo anche in Ucraina. Doveva essere insediato qualcuno, Poroshenko, che nel lungo termine avrebbe legato l’Ucraina all’occidente, portandola nella Nato. Dall’altra parte i russi avrebbero cercato, col taglio degli approvvigionamenti di gas, di far cadere il regime di Poroshenko. Questo, secondo me, è un classico esempio di guerra per le risorse, combinata con la geostrategia. La Nato si espande verso la Russia, la quale taglia gli approvvigionamenti di gas, oppure prende la Crimea o l’Ucraina orientale. Diciamo che cercherà di portare i pezzi dalla sua parte della scacchiera.

E i media? Le analisi che vedo fare da giornali come “Der Spiegel“, “The Guardian“, “Faz” o “Sz” mi deludono. Questa immagine demonizzata di “Putin il cattivo” viene usata migliaia di volte e nessuno mostra una cartina dove ci sono da da una parte i territori della Nato nel 1990 e dall’altra i territori della NATO nel 2014, magari con un ingrandimento sull’Ucraina, il pomo della discordia. Non la troverete, se non facendo qualche ricerca su internet. Allora ci si accorgerà che “Oh, guarda! Ma è la Nato ad essersi espansa“. La seconda cosa che sarebbe importante èche si mostrassero i gasdotti e che si spiegasse la dipendenza dell’Europa dal combustibile fossile, mostrando cosa abbiamo fatto finora nel campo delle energie alternative. Ma questo non si fa. Piuttosto si dà un’altra mazzata a Putin. Questa, in un certo senso, è un’offesa all’intelligenza: la gente viene trattata come se fosse molto stupida. Ci trattano come se avessimo poco cervello.

Fonte: www.byoblu.com

Tratto da: www.informarexresistere.fr

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