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https://www.sapereeundovere.com/di Paola Magni

Merito di una sostanza contenuta nel cereale chiamata beta-glucano idrosolubile, che stimola la formazione di nuovi vasi sanguigni in presenza di stress ossidativo.

I ricercatori dell’Istituto di Scienze della vita della scuola superiore Sant’Anna di Pisa, coordinati da Vincenzo Lionetti, in collaborazione con l’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa e la Fondazione Toscana “G. Monasterio” hanno conseguito una scoperta importante: l’orzo, il primo cereale ad avere una larga diffusione nelle civiltà del bacino del mediterraneo, aiuta il cuore infartuato ad autorigenerarsi, perché apporta beta-glucano idrosolubile, una sostanza che favorisce la nascita di nuovi vasi sanguigni in caso di stress ossidativo.

 

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Lo studio, pubblicato sul Journal of cellular and molecular medicine e presentato all’ultimo congresso della Società europea di cardiologia, ha mostrato che il trattamento delle cellule endoteliali cardiache con beta-glucano d’orzo aumenta i livelli della “manganese superossido-dismutasi”, enzima essenziale per le difese antiossidanti e per l’abilità riparatrice delle cellule progenitrici endoteliali.

 

“L’endotelio che riveste le coronarie di un uomo adulto – spiega Lionetti – difficilmente genera nuovi vasi in un cuore infartuato. E la scarsa capacità angiogenica delle cellule endoteliali adulte è anche alla base della scarsa capacità auto-riparativa del cuore adulto”.

 

“Il lavoro della Scuola Sant’Anna dimostra anche – prosegue Lionetti – che la natura spesso offre i rimedi per molte malattie, come il danno cardiaco da infarto, ma occorre cercarli”.

 

In commercio si trova facilmente l’orzo perlato, cioè privato del pericarpo e dei tegumenti, e l’orzo mondo o decorticato. Il primo è meno ricco di nutrienti in quanto l’eliminazione dei tegumenti esterni diminuisce l’apporto di proteine (dal 10 all’8,2 per cento), oltre che dei grassi, dei sali minerali e delle vitamine. L’orzo è un cereale rinfrescante, che migliora il tono dell’umore, favorisce l’attività psicofisica e facilita la concentrazione. E’ inoltre facilmente digeribile. Alla luce di questa nuova ricerca, un creale sicuramente da riscoprire in cucina.

Fonte www.lifegate.it