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di Claudio Messora

Il Movimento 5 Stelle fa della trasparenza il suo urlo di battaglia. Ricordo un tempo in cui Gianroberto Casaleggio insegnava che la rete non perdona, e che cancellare un contenuto, o modificarlo, era molto peggio che lasciarlo così com’era. Oggi che il Movimento 5 Stelle è cresciuto molto e che ha ambizioni di governo, forse qualcuno ha dimenticato i semplici insegnamenti delle origini.




Uno dei punti più controversi del Movimento 5 Stelle è la sua posizione riguardo all’Unione Europea e soprattutto all’Euro. Nato sulla spinta della contestazione ai poteri forti, a questo modello di Europa e con velleità diabbandono della moneta unica (e con una parte del bacino elettorale che spingeva in questa direzione), lentamente ha assunto posizioni più moderate, dall’abbandono del referendum sull’Euro (che Grillo aveva promesso categoricamente per fine 2015 e di cui poi si sono perse le tracce in qualunque forma di comunicazione) alle posizioni europeiste di un Luigi Di Maio che a Londra snobba Farage ma incontro Corbyn e fa campagna per il no alla Brexit (causando un incidente diplomatico), passando per il suo pranzo con il presidente della Commissione Trilaterale italiana, Carlo Secchi, fino all’incontro con gli altri 27 leader europei all’ambasciata olandese a Roma, dove secondo le testate giornalistiche avrebbe detto che “all’inizio [ndr. con l’Europa] siamo stati troppo duri“.

Ora arriva la prova che per il Movimento la battaglia sull’euro non è più una priorità (e forse non lo è mai stata). Il 20 maggio sul sito dei Cinque Stelle Europa è stato pubblicato un articolo dal titolo “La Brexit spiegata facile”. L’articolo, scritto evidentemente dalla delegazione degli europarlamentari a Bruxelles, si può ancora trovare qui: http://www.beppegrillo.it … dieci-domande-sulla.

Se leggete quello che c’è scritto oggi, troverete questo paragrafo:




“10) Per il Movimento 5 Stelle l’Italia dovrebbe uscire dall’UE?
Il Movimento 5 Stelle è in Europa e non hanessuna intenzione di abbandonarla. Se non fossimo interessati all’Unione Europea non ci saremmo mai candidati; qui, invece, abbiamo eletto la seconda delegazione italiana. L’Italia è uno dei Paesi fondatori dell’UE, ma ci sono molte cose di questa Europa che non funzionano. L’unico modo per cambiare questa “Unione” è il costante impegno istituzionale, per questo il Movimento 5 Stelle si sta battendo pertrasformare l’UE dall’interno.”

Notate l’utilizzo del grassetto e come viene sottolineato “nessuna intenzione” (tra l’altro gli andrebbe spiegato che è l’Unione Europea, semmai, a non dover essere abbandonata, perché dall’Europa come continente fisico sarà ben difficile che chiunque riesca a staccarsi senza l’aiuto di un po’ di tettonica a placche). Soprattutto, tuttavia, notate che non c’è alcun riferimento alla moneta unica. Non si parla di euro né di referendum sull’euro.

Senonché, come si diceva prima, il post è del 20 maggio. Se a qualcuno pungesse vaghezza di fare una ricerca nella cache di Google, troverebbe una versione precedente dello stesso articolo, cristallizzata al 17 giugno scorso, nella quale al posto di quel paragrafo troverebbe questo:

“10) L’Italia dovrebbe indire un referendum simile?
In Italia non si tiene un referendum sull’Europa dal 1989, ed i cittadini dovrebbero poter esprimere la loro opinione, senza dover sempre subire decisioni calate dall’alto. In ogni caso il Governo italiano dovrebbe negoziare con Bruxelles condizioni favorevoli alla sua permanenza in UE su una molteplicità di fattori che attualmente premiano solo ed esclusivamente i Paesi del Nord Europa. Ovviamente questo sarà possibile una volta che il nostro Paese si sarà liberato dal cappio della moneta unica che, in quanto Paese debitore, lo mette in condizioni svantaggiare in un processo di negoziazione. Il rischio di fare la fine di Tsipras sarebbe altissimo.”

Notate innanzitutto che si parla di Brexit, quindi il referendum cui si fa allusione nel testo è un referendum di uscita dall’Ue, non tanto quello di abbandono dell’Euro. E un simile referendum non solo non viene escluso, ma addirittura si scrive che i cittadini italiani dovrebbero poter tenere un referendum sull’Europa (l’ultimo referendum di questo tenore avvenne nel 1989, e fu questo: il referendum impossibile).

Ma la parte veramente forte arriva dopo, quando gli europarlamentari mettono nero su bianco che “ovviamente questo sarà possibile una volta che il nostro Paese si sarà liberato dal cappio della moneta unica“. Non si mette minimamente in discussione il fatto che l’uscita dall’Euro sia una possibilità sulla quale dibattere, ma viene sancito a chiare lettere (quell’ovviamente non lascia scampo) che il nostro Paese uscirà dall’Euro (l’utilizzo del futuro anteriore suggerisce che sia solo un questione di tempo), il quale viene addirittura definito, senza se e senza ma, come un cappio.

Direi che a Bruxelles avevano le idee veramente chiare, almeno fino al 17 giugno (sei giorni fa), tanto da ribadirlo in un tweet che asseriva “10 domande e risposte su#Brexit (a prova di disinformazione)“, che linkava il post con i contenuti appena descritti.

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È chiaro a tutti che scrivere “a prova di disinformazione” significa che asserire altro da quanto scritto equivalga a “disinformare”. Eppure, sorpresa, collegandosi oggi a quello stesso articolo, la versione del 20 maggio sparisce, e compare quella che recita “Il Movimento 5 Stelle è in Europa e non ha nessuna intenzione di abbandonarla.”, cui segue l’eliminazione di qualunque riferimento alla moneta l’unica, che non è più un cappio e dal quale non è più necessario liberarsi. Dunque, adesso, si può considerare un articolo che informa ancora, oppure un articolo che fa disinformazione?

Cosa è successo nel frattempo? Semplice: è successo che proprio questa mattina, 23 giugno, è stato pubblicato sul blog di Beppe Grillo (quello principale, non la parte dedicata agli europarlamentari) un articolo dal titolo: “Brexit o Bremain? Oggi si vota. Ecco dieci punti per capire meglio“. Tale articolo riprende sostanzialmente il post degli europarlamentari, al quale si ispira (elaborato, immagino, dagli uffici della comunicazione di Bruxelles), ma esibisce la risposta numero 10 (il paragrafo incriminato) direttamente nella versione senza la critica feroce all’Euro e senza l’appoggio a un referendum analogo a quello londinese sui temi della Brexit.

L’ipotesi più credibile che possiamo formulare è che l’articolo pubblicato il 20 maggio dagli europarlamentari del Movimento 5 Stelle sia passato inosservato fino a quando qualcuno, in Casaleggio Associati dove il blog di Beppe Grillo viene gestito, non ha deciso di pubblicare un post sulla Brexit, oggi, utilizzando come modello quello già pronto a Bruxelles. A quel punto, a Milano si sono accorti del punto numero 10, l’hanno modificato secondo la linea più coerente con le direttive dei vertici e hanno chiesto a chi gestisce la comunicazione degli europarlamentari di modificare immediatamente il testo “ribelle”.

Che la modifica al post dei parlamentari europei sia avvenuta in concomitanza con la sua ripubblicazione sul blog di Grillo, lo dimostra anche questo post di Manlio Di Stefano, pubblicato 22 ore fa, quindi poche ore prima, che riprende il testo originale, evidentemente con un copia incolla effettuato là per là, nel quale è ancora visibile la critica feroce alla moneta unica.

Questo dimostra almeno due cose. La prima è che chi ha ordinato questa modifica non ha per nulla chiaro come funziona la rete e non ha imparato molto dalle lezioni del Movimento 5 Stelle prima maniera, dove Gianroberto Casaleggio non avrebbe mai ispirato un simile autogol. La seconda è che esiste un evidente conflitto tra l’eredità del pensiero critico sull’Europa Unita (del tutto manifesto nel programma elettorale con il quale i Cinque Stelle si sono candidati al Parlamento Europeo), che ancora trova alcuni custodi nella frangia del Movimento che alberga nelle istituzioni UE e tra i vertici italiani del Movimento, ovvero il direttorio che lavora a stretto contatto con la Casaleggio Associati, che evidentemente, al contrario, spingono per tranquillizzare gli euroburocrati, i grandi capitali (vedasi Luigi Di Maio che su Facebook, dopo la vittoria della Raggi, fa un accorato appello “ai rappresentanti della finanza e dell’economia mondiale”) e i fautori dell’Unione Europea e dell’euro, tra i quali si annoverano Mario Monti, Mario Draghi e tutti quelli dell’irreversibilità dell’euro.

 

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Questo conflitto è stato risolto di autorità, senza un reale confronto sul punto, per compiacere quei poteri forti che prima erano considerati nemici giurati del popolo, nell’ottica di ottenere il loro appoggio in vista delle prossime elezioni politiche. Ma anche se il Movimento 5 Stelle dovesse diventare forza di governo in virtù di questo appoggio, sarebbe impossibile liberarsi dall’abbraccio mortale di chi lo ha sostenuto, che in cambio chiederebbe rappresentanza e leggi che lo favoriscano. Il Movimento 5 Stelle, con la direzione che i suoi vertici gli stanno imprimendo, si allontana così sempre di più da quello che rappresentava originariamente, cioè un movimento nato per combattere il sistema e per non avere nessuna contiguità con i rappresentanti di quelle élite che sono di fatto la vera forma di governo globale, e cioè quelli che non hanno consentito alla Grecia di fare il referendum nel 2011, rovesciando un governo in 24 ore; quelli che hanno costretto Tsipras a ribaltare il risultato di un referendum legittimo e Varoufakis alle dimissioni; quelli che hanno commissariato l’Italia ed esautorato lo stesso Movimento 5 Stelle dopo le politiche del 2013, attraverso la rielezione dello stesso presidente della Repubblica per ben due volte di fila (cosa mai successa dal 1948 ad oggi); quelli dei memorandum di intesa, quelli della Troika, quelli del Fondo Monetario Internazionale che fa arrivare i soldi in Grecia solo per restituire i soldi alle banche e agli investitori, facendo passare la cose come “aiuti” che ripagheranno i cittadini, mentre ad Atene non rimane niente; quelli dellospread e quelli dei miliardi di euro finiti alle banche italiane e non all’economia reale; quelli di Monte dei Paschi e dei salvataggi degli istituti di credito; quelli dei miliardi di euro regalati a JP Morgan a gennaio 2012, non appena il Governo dei banchieri è stato eletto; quelli che l’euro è irreversibile; quelli che sul TTIP “noi non rispondiamo ai cittadini”; quelli dei referendum europei fatti rifare in Francia, in Irlanda, in Olanda finché la risposta non diventava sì; quelli che fanno lobby a Bruxelles; quelli non eletti da nessuno, che danno miliardi alla Turchia, che appoggiano le guerre degli Stati Uniti, che finanziano i governi anti Russia in Ucraina e fanno cadaveri ovunque; quelli che aggrediscono la sterlina e la lira e mettono in ginocchio due paesi e due popoli nel giro di una sola notte… e potrei continuare per pagine, pagine e pagine… E anche voi.

Credo che se la base iniziasse a pretendere di avere voce in capitolo, anche e soprattutto su queste questioni, chiedendo referendum online reali, certificati e senza risposte precotte e predigerite, forse ci sarebbe ancora il tempo di riportare al Movimento 5 Stelle l’unica legittimazione possibile, quella delle centinaia di migliaia di attivisti certificati che hanno diritto di voto, anche e soprattutto su temi come questi, e non solo su leggi che non intaccano lo status quo e che hanno certamente valore, ma un valore relativo rispetto al male che affligge oggi le cosiddette moderne democrazie (o quel che ne resta) (vedasi “un fiore sulla mia tomba“).

Cari attivisti certificati: chiedete di votare sulla UE e sull’Euro, su quale delle due posizioni vi rappresenta di più. Ma fatelo prima delle prossime politiche, altrimenti sarà troppo tardi.

 

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Il post come è stato dal 20 maggio fino a poche ore fa, pubblicato dagli europarlamentari M5S sul blog di Beppe Grillo.

Aggiornamento: e dopo la modifica radicale del post sul blog di Beppe Grillo, a La7 David Borrelli (M5S Europa) e Mario Monti si incrociano, e succede questo (qui l’analisi):

Fonte: www.byoblu.com