Nils Anders Tegnell è un medico svedese

Negli ultimi giorni appare evidente che il COVID sta “rialzando la cresta”. In Francia, Italia e Regno Unito in particolare la situazione – almeno dal punto di vista del numero di contagi – si fa sempre più grave. Tuttavia rispetto a marzo ci sono delle sostanziali differenze da tenere in conto: si fanno più tamponi e ci sono meno morti.

In Europa c’è una nazione, che nei mesi scorsi è stata al centro delle polemiche, che in questa prima fase dell’autunno sta soffrendo molto meno: la Svezia. Nella settimana che ci siamo appena lasciati alle spalle, il paese scandinavo non ha mai registrato più di 1.000 casi in 24 ore. Solo il 15 ottobre ci si è andati molto vicino: 970. Se però quello che conta davvero in questa emergenza è il numero dei morti, allora gli svedesi possono dormire sonni relativamente tranquilli: nel mese corrente si è andati sopra i 10 solo una volta; in più della metà dei giorni di ottobre si sono registrati 0 decessi.

C’è chi sostiene che il merito di questi numeri decisamente gestibili sia del cosiddetto “modello Svezia”: com’è noto, il governo non ha mai imposto alcun lockdown. È stato consigliato a molti svedesi di rimanere in casa per evitare il contagio. Anche nel futuro prossimo non c’è alcuna serrata all’orizzonte, a differenza di molti paesi dell’Europa meridionale.

Il Corriere della Sera ha intervistato Andres Tegnell, l’epidemiologo considerato “padre” del modello svedese. Tegnell ha espresso la sua soddisfazione per il fatto che il suo paese non stia affrontando la seconda ondata: “C’è stato un aumento dei contagi ma già sta rallentando. Siamo fiduciosi di poter controllare la seconda ondata”.

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“Abbiamo fatto un lockdown virtuale – prosegue l’epidemiologo – abbiamo mantenuto le stesse misure per tutto il periodo e così siamo riusciti a contenere i contagi. Una cosa è certa: abbiamo rallentato le attività sociali in maniera considerevole. Se fosse venuto a Stoccolma in primavera avrebbe visto strade vuote, aeroporti vuoti, pochissime persone in giro. I miei concittadini hanno diminuito gli spostamenti”.

Infine Tegnell esprime qualche perplessità sull’uso delle mascherine: “A mio modo di vedere l’effetto non è così forte come molti credono. So che in Italia ci sono regole ferree sulle mascherine da tempo. Nonostante ciò l’aumento di casi è enorme. Ecco, secondo me le mascherine non sono la soluzione a tutti i problemi”.

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