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Tre navi italiane attraccate a Barcellona e Tarragona per utilizzarle come “caserme giganti

[25 settembre 2017]

Da decenni la Catalogna lotta per ottenere il diritto all’autodeterminazione.

Ancora di piú dal 2010, anno in cui Madrid ha modificato lo Statuto Autonomo, votato dal popolo catalano e conforme al sistema giuridico spagnolo.

Nel corso degli ultimi anni, il Parlamento della Catalogna ha chiesto, per ben 18 volte, ai diversi governi della Spagna, di destra e di sinistra, un dialogo político per ottenere piú autonomía. Ad ogni richiesta la risposta dello Stato Spagnolo é stata “NO!” Di fronte a questa situazione il parlamento catalano, dal 2015 formato maggioritariamente da partiti politici indipendentisti, ha lavorato per poter convocare un refereéndum che permetta  il diritto all’autodeterminazione ai cittadini catalani.

I partiti politici spagnoli, Partito Popolare a destra e Partito Socialista a sinistra, in Catalogna non hanno mai avuto una maggioranza parlamentare. Dalla morte di Franco ci sono stati solo governi nazionalisti o patti di governo con i partiti nazionalisti.

Ora, nella retta finale verso il referéndum dell’1 di ottobre, per il quale l’80% del popolo catalano é d’accordo che si voti, lo Stato spagnolo mantiene il suo fermo NO proibendolo. Invece il governo catalano si rifá al diritto internazionale per difenderne la sua realizzazione.



Dal momento stesso in cui venne convocato  il referéndum, la dura azione dello stato spagnolo é andata via via aumentando. Cominciando dall’offensiva giudiziaria che proibisce le leggi catalane che lo regolano, fino a denunciare il presidente del Parlamento catalano e i suoi piú alti rappresentanti, ma anche controllando anche i conti pubblici e non permettendo al governo catalano di realizzare i regolari pagamenti. Ma la lista non finisce qui. In questi ultimi giorni la notizia dell’arresto di lavoratori e lavoratrici pubblici, di esponenti del governo catalano e di semplici cittadini, ha fatto il giro del mondo.

La negazione prima e la sospensione poi del diritto a decidere sull’autodeterminazione attraverso un referéndum, ha avuto come conseguenze la censura, le perquisizioni e il sequestro del materiale necessario per poter votare, il divieto di propaganda elettorale attraverso eventi pubblici come dibattiti, conferenze ecc…tutto come negli anni piú bui del franchismo! In piú, questa ultima settimana, gli arresti e le proibizioni sono aumentate considerevolmente. E di fronte alle ennesime minacce e censure da parte dello Stato spagnolo, la risposta si é vista chiaramente con la presenza di centinaia di migliaia di persone nelle strade e piazze di Barcellona e in tutta la Catalogna.

E come risponde lo stato spagnolo? Con ancora piu minacce e repressioni, fino al punto estremo di mandare la polizia e la Guardia Civile spagnola in territorio catalano. Sono cosí numerosi che non c’é piú posto per alloggiarli!! É per questo che hanno noleggiato tre navi italiane delle compagnie Grandi Navi Veloci e Moby Lines che sono giá attraccate neil porti di Barcellona e Tarragona con la chiara intenzione di utilizzarle come “caserme giganti”. Questo peró é servito affinché la gente, attraverso il sindacato dei lavoratori portuali, reagisse e negasse il rifornimento alle navi dei servizi necessari.

In cunclusione, in questo momento, il vero dibattito in Catalogna non é indipendenza Si o indipendenza No ma democrazia Si o democrazia NO, diritti civili Si o diritti civili NO, libertá Si o libertá NO e non solo in Catalogna  ma anche in Spagna e in tutta Europa.

Siamo sicuri che alla fine la democrazia vincerá…non puó essere diversamente!!

di Mireia Mata i Solsona

Direttrice generale per la parità della Generalitat della Catalogna

Vicesegretaria generale per l’ambiente, gestione delle conoscenze e donne

di Esquerra Republicana de Catalunya

Fonte: www.greenreport.it

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