di Andrea Centini

La tecnica mini-invasiva basata sul vapore è stata testata con successo in Italia dopo i primi esperimenti in Germania. Cicatrizza il tessuto polmonare malato e permette una migliore respirazione ai pazienti.

Per la prima volta in Italia è stata utilizzata una tecnica basata sul vapore che migliora le capacità respiratorie nei pazienti colpiti da Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), una patologia che causa l’enfisema polmonare e che rappresenta la quarta causa di morte in Europa e negli Stati Uniti. L’innovativo intervento è stato eseguito con successo il 27 novembre dello scorso anno presso l’Ospedale di Torrette (Ancona), e i risultati sono stati presentati in una conferenza stampa tenutasi giovedì 11 gennaio. Hanno partecipato il direttore dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona Michele Caporossi, il direttore della Pneumologia Stefano Gasparini e altre figure chiave che hanno reso possibile l’operazione.




Ma come funziona esattamente questa tecnica? Chiamata “Riduzione volumetrica con ablazione termica endobronchiale mediante applicazione di vapore acqueo ad alta temperatura”, o più simpaticamente ‘scoperta dell’acqua calda’, come l’ha battezzata il professor Gasparini, si basa sull’applicazione di vapore acqueo a 75-80° centigradi – attraverso un sondino nasale – direttamente sul tessuto polmonare dei pazienti. A queste temperature si induce una cicatrizzazione delle aree polmonari danneggiate dall’enfisema, e il conseguente restringimento volumetrico (fino al 25 percento) permette una migliore respirazione. La tecnica mini-invasiva non guarisce completamente la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, caratterizzata da dispnea, tosse cronica e altri sintomi, ma migliora sensibilmente la qualità della vita del paziente, e soprattutto permette di evitare l’intervento chirurgico e altre terapie.

Il primo paziente trattato in Italia, un 68enne fumatore, ha risposto perfettamente all’intervento inaugurale, e molto presto sarà seguito da altri nella stessa condizione. La categoria dei fumatori è notoriamente la più esposta a soffrire di Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, tuttavia anche l’inquinamento atmosferico (ad esempio le polveri sottili) e fattori genetici possono concorrere al suo sviluppo e all’aggravamento, sebbene in misura inferiore. Dopo il successo ottenuto all’ospedale marchigiano, che ha seguito le orme dei primi test condotti in Germania, è verosimile che la tecnica si renda disponibile anche in altri nosocomi del Bel paese.

[Credit: Sasint]

Fonte: scienze.fanpage.it

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