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Necessario un comportamento continuo, e non interrotto, rivolto in modo plateale a esercitare sulla cosa, per tutto il tempo previsto dalla legge, il tipico potere che spetterebbe al proprietario.

Cosa è necessario per far scattare l’usucapione? Innanzitutto il decorso del tempo: così, per esempio, per acquisire la proprietà di un immobile sono necessari 20 anni.

Ma non basta.

È necessario che, durante tale arco di tempo, l’interessato abbia avuto il “possesso” del bene. Ed è proprio su questo concetto che ruotano le principali controversie che poi sfociano in cause. Perché non si deve trattare di un possesso qualsiasi, secondo la nozione più “volgare” del termine (come potrebbe pensarsi che sia, per esempio, quello dell’inquilino all’interno dell’appartamento preso in affitto). No! Si deve trattare di “qualcosa in più”. E i chiarimenti arrivano da due ordinanze della Cassazione depositate ieri [1].



Secondo la Suprema Corte, per l’usucapione è necessario aver tenuto un comportamento continuo, e non interrotto, inteso inequivocabilmente ad esercitare sulla cosa, per tutto il tempo previsto dalla legge, un potere corrispondente a quello tipico del proprietario, un potere di fatto, corrispondente al diritto reale posseduto. In pratica, ciò si manifesta con il compimento di atti di possesso conformi alla qualità e alla destinazione della cosa e tali da rilevare, anche esternamente, una indiscussa e piena signoria sulla cosa stessa (si pensi alla ristrutturazione di un appartamento, alla recinzione di un terreno, all’apposizione di una sbarra o di un lucchetto su uno spiazzo, allo spianamento di un campo e alla modifica della sua destinazione d’uso, ecc.).(…)
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