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1672Di Salvatore Santoru

La prima giornata dell’Expo si è conclusa con la devastazione della città da parte dei cosiddetti “black bloc”, mentre l’evento e i molti “lati oscuri” di esso già descritti su questo e altri blog tempo addietro, non sono stati presi in considerazione.

I media si sono focalizzati totalmente sul “saccheggio” della città e su improvvisate analisi para-sociologiche sul fenomeno dei “black bloc”, che “stranamente” riescono sempre a incentrare l’attenzione su di sé e le loro “gesta”, da loro credute essere contro il “sistema”.

A proposito di ciò, bisogna ricordare che le azioni fatte dagli individui di questo “gruppo”, che quasi sempre gravitano intorno all’area politica “antagonista” di estrema sinistra e nel mondo dei centri sociali motivando le loro azioni nel nome dell’ideologia, in fin dei conti sono proprio ciò di cui ha bisogno il cosiddetto sistema.

Essi distruggono le prime vetrine dei negozi che vedono e bruciano automobili a caso in quanto proprietà privata, visto che per loro e gli ideologi che diffondono tali idee la proprietà privata è da eliminare senza esitazione(perlomeno quella altrui), così come è lecito mettere a ferro e fuoco la città, in quanto simbolo della “stabilità borghese” a sua volta causa del “fascismo”, e da qui l’ideologia dell’antifascismo militante moderno (movimento antifa ),  che i black bloc seguono.



Di ciò il sistema, che non è un’astratto “capitalismo” o la proprietà privata, ovviamente ne trae vantaggio, tutti i cittadini pagano i danni economici che ha subito la città, e quei lavoratori a cui sono state rovinate le attività o distrutte le automobili si faranno un bel mazzo per riprendersi economicamente e magari pure psicologicamente, ma in fondo, come direbbero gli ideologi della “rivoluzione anticapitalista”, sono solo dei “bottegai”, magari “piccolo-borghesi” o “proletari reazionari” e quindi ovviamente “fascisti” e servi del Capitale, mentre notoriamente, per essere ironici, tra i guerriglieri “antagonisti” è pieno di “eremiti” che non vestono certo firmati di multinazionali sfruttatrici e oppressive e non seguono i miti di Hollywood o dell’industria musicale, settore “radicale”.

Poi, finita la pacchia, si ritorna alla solita routine: i poteri forti continuano ad essere poteri forti, la politica continua a dividersi tra chi invoca repressione e chi permissivismo, ed intanto delle soluzioni alle “falle del sistema” ci si dimentica di parlarne.

Fonte: Informazione Consapevole

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