Questa intervista del 2012 di Der Spiegel a Martin Schulz, oltre a dimostrare come in cinque anni non sia stato fatto nulla per risolvere i problemi della UE, chiarisce il pensiero dell’odierno avversario della Merkel, sedicente socialdemocratico e possibile futuro Cancelliere tedesco: “l’Europa è vitale per gli interessi nazionali” – quelli tedeschi, ovviamente. Le sue parole di apparente accondiscendenza verso i paesi periferici vanno lette così: è meglio mantenere gli altri paesi nella condizione di inoffensive colonie, e troppa intransigenza non aiuta. Una sua affermazione è rivelatrice: senza l’euro, con un marco rivalutato, “la Germania non dovrebbe temere la Cina, ma l’Italia e la Francia”. Tutti gli elettori italiani e francesi ne dovrebbero essere consapevoli…

 

Der Spiegel, 04 settembre 2012

SPIEGEL: Signor Presidente, il filosofo della “Scuola di Francoforte”, Jürgen Habermas, ha detto che ci sono solo due strategie possibili per l’Europa: tornare alle monete nazionali o andare verso un’unione politica. È vero?

Schulz: Sì, avremmo dovuto introdurre l’unione politica assieme all’euro. In questo abbiamo mancato e dobbiamo rimediare. Ma adesso, in questo momento, non sarebbe di aiuto.

SPIEGEL: Perché no?

Schulz: Non ha senso stare a lamentarsi delle opportunità mancate. Questo è il momento di agire rapidamente nel breve termine. Non posso accettare che, nella situazione attuale, stiamo a perderci in dibattiti teorici. Una ristrutturazione dell’Unione Europea non è un’esigenza pressante in questo momento; ciò che dovremmo fare invece è risolvere rapidamente dei problemi molto difficili.

SPIEGEL: Si riferisce alle crisi nei paesi dell’Europa del sud?

Schulz: Sì. Abbiamo bisogno di crescita economica in Europa, dobbiamo trovare una soluzione per i tassi di interesse eccessivi, che stanno rendendo difficile a molti paesi tenere sotto controllo il loro livello di debito. Questo è l’obiettivo fondamentale per i prossimi mesi.

SPIEGEL: La Germania è più interessata a discutere della possibile introduzione di un’unione politica.

Schulz: Questo è un drammatico errore. Come se un cambiamento strutturale potesse risolvere i problemi nel breve termine. Questa è la linea della Cancelliera tedesca e del Ministro delle finanze …

SPIEGEL: … e anche di tutta la dirigenza del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD).

Schulz: Di tutti i politici a livello nazionale, in effetti, e non solo in Germania. Per me è come se fossimo seduti nella cabina di guida di un aereo mentre c’è una forte turbolenza, e stessimo a parlare di come poter migliorare i motori del velivolo. Certo, dobbiamo anche affrontare una crisi politica sistemica, ma questo non ci aiuta ad affrontare il momento presente: non c’è crescita economica in Grecia e c’è speculazione sui tassi di interesse contro la Spagna, l’Italia e il Portogallo.

SPIEGEL: Lei cosa suggerisce?

Schulz: Dobbiamo ridurre il peso degli interessi sui paesi dell’Europa del sud. Il modo migliore per farlo sarebbe di usare gli eurobond. Ma anche questo darebbe avvio a un dibattito teorico, perché l’Olanda non li vuole, la Finlandia non li vuole, e la Germania assolutamente non li vuole.

SPIEGEL: E questo ci porta a chiederle: perché Martin Schulz li vuole?

Schulz: Perché abbiamo un’area valutaria ed economica comune, e questo significa che, di fatto, i singoli paesi non hanno più sovranità sulla propria moneta. Anche la Germania appartiene a quest’area. Perché, dunque, non dovremmo applicare degli strumenti di politica monetaria a livello transnazionale?

SPIEGEL: Perché il Trattato di Maastricht stabilisce che nessun paese deve essere responsabile per il debito di un altro paese – è la cosiddetta clausola di “non salvataggio”.

Schulz: Il Trattato di Maastricht afferma anche che l’emissione di nuovo debito non dovrebbe superare il tre percento del prodotto nazionale. Questo è stato tolto dal tavolo con un segno di penna da quelle stesse persone che oggi considerano la clausola di “non salvataggio” come fosse un dogma intoccabile.

SPIEGEL: Si riferisce alla violazione delle regole sul deficit da parte del suo compagno socialdemocratico, nonché ex Cancelliere tedesco, Gerhard Schröder?

Schulz: Di certo Francia e Germania hanno violato le regole, ma se si è potuto interpretare i trattati in modo così flessibile, allora perché non lo possiamo rifare adesso con gli eurobond? Ma niente, così non va, questo non succederà e abbiamo bisogno di un’altra soluzione.

SPIEGEL: Qualche idea?

Schulz: Ci sono due opzioni: o decidiamo per un fondo di ammortamento del debito, con il quale una parte del debito esistente di tutti i paesi dell’Unione Europea può essere garantito e ripagato un poco alla volta …

SPIEGEL: Oppure?

Schulz: Oppure concediamo delle autorizzazioni bancarie al Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), il fondo permanente di salvataggio, in modo che possa prendere a prestito denaro dalla BCE come qualsiasi altra banca.

SPIEGEL: L’esito di un approccio o dell’altro sarebbe che i paesi più colpiti abbandonerebbero immediatamente i loro tentativi di riforme.

Schulz: Conosco bene questo argomento: che le cattive politiche rendono i paesi dipendenti dal denaro a buon mercato; ma non è così. Le cose sono cambiate. Lo scorso anno abbiamo dato un forte giro di vite contro chi violava i parametri sul deficit, tramite una serie di nuovi regolamenti. Poi c’è il fiscal pact, che fornisce nuove possibilità di supervisione. Abbiamo soddisfatto le condizioni che ci servivano per avere un fondo di ammortamento del debito o una licenza bancaria per l’ESM.

SPIEGEL: Ma nemmeno il suo stesso partito, l’SPD, si spinge fino a questo punto.

Schulz: Forse, ma io sono Presidente del Parlamento Europeo. A parte questo, sulla politica europea l’SPD si è comportato più responsabilmente di qualsiasi altro partito europeo di opposizione. Per la socialdemocrazia tedesca l’Europa è vitale per gli interessi nazionali. E questo è un argomento sensato.

SPIEGEL: Nemmeno la maggioranza dell’opinione pubblica tedesca è d’accordo su una condivisione del debito.

Schulz: Purtroppo questa affermazione è assolutamente vera, e mi preoccupa molto. Ciò di cui abbiamo bisogno è di spiegare alla gente quali sono le alternative.

SPIEGEL: Quali sono?



Schulz: Reintrodurre il marco tedesco. Sarebbe una valuta estremamente forte, che renderebbe le esportazioni tedesche molto più costose. L’industria automobilistica tedesca dovrebbe temere non più la Cina, ma la Francia e l’Italia, la Peugeot, la Citroën e la FIAT. La Germania diventerebbe troppo grande per l’Europa ma troppo piccola per il mondo. A questo dovrebbero pensare quelli che chiedono un’uscita della Grecia dall’eurozona.

SPIEGEL: Quindi lei pensa realisticamente che la Grecia abbia qualche possibilità?

Schulz: Se continuiamo ad andare nella direzione in cui stiamo andando è difficile. Imponendo tagli non otterremo nessuna crescita in Grecia. Sarebbe preferibile una zona economica speciale per la Grecia.

SPIEGEL: Suona come una proposta un po’ vaga.

Schulz: Ma non lo è. Le aziende investiranno in Grecia solo se ci saranno tre condizioni. Primo, ci deve essere un chiaro impegno verso l’euro. Nessuna azienda investirà se ha il timore che a un certo punto la Grecia uscirà dall’euro. Secondo, il governo greco deve essere pronto a lavorare insieme alle istituzioni europee per la ristrutturazione del paese.

SPIEGEL: E in pratica cosa deve succedere?

Schulz: Abbiamo bisogno di un’agenzia per la crescita, nella quale i funzionari europei e greci possano individuare assieme i progetti che l’UE deve sostenere. Questo implicherebbe un certo grado di controllo, ma anche lo sviluppo di una fiducia reciproca. Sarebbe una sfida per il governo greco, che dovrebbe accettare di realizzare le riforme assieme ai funzionari che rappresentano la comunità alla quale esso appartiene. Essi non sono una forza ostile di occupazione, ma degli strumenti che forniscono aiuto.

SPIEGEL: Ci manca ancora il terzo punto.

Schulz: Contributi agli investimenti per le aziende che vanno in Grecia, per il turismo, le infrastrutture o le energie rinnovabili.

SPIEGEL: La situazione in Italia non è tanto migliore. Il paese geme sotto il peso del debito.

Schulz: Lì potete vedere quanto siano assurde le reazioni dei cosiddetti mercati. Per molto tempo l’Italia è stata governata da alcuni tra i politici meno professionali che si siano mai visti. Eppure non c’era molta pressione in termini di speculazione. Oggi c’è Mario Monti, l’Italia ha quel tipo di leader che di solito si vede solo nei film, un distinto professore che non accetta nemmeno un cuoco nella sua residenza a Palazzo Chigi. È la moglie stessa di Monti che cucina la pasta – eppure questo è l’uomo di cui i mercati non si fidano.

SPIEGEL: Non è che i mercati non si fidino di Monti, ma hanno paura che egli lasci l’incarico, che ritornino i soliti politici italiani.

Schulz: È speculazione dalle motivazioni politiche. Monti sta facendo dei tagli, ma tutto quello che lui riesce a risparmiare va a coprire l’aumento dei tassi di interesse. E quando dice: “Mio Dio, gente, aiutatemi”. Noi cosa rispondiamo? Rispondiamo: “Devi fare altri tagli, l’Italia deve arrangiarsi e uscirne da sola”. Ma non funzionerà. Voglio esser chiaro su questo.

SPIEGEL: Prego, ci spieghi.

Schulz: L’Italia è uno degli otto paesi più industrializzati. Cosa succede se un paese del G-8 e dell’Unione Europea va in bancarotta? Qualcuno pensa che la Germania non ne risentirà? L’Italia è uno dei nostri mercati più importanti. No, in questo modo non andiamo da nessuna parte. Dobbiamo dare licenza bancaria all’ESM, tagliare i tassi di interesse.

SPIEGEL: In definitiva tutti i suoi suggerimenti si riducono allo stesso punto: la Germania deve pagare.

Schulz: Be’, vediamo i numeri. L’ESM, il Meccanismo Europeo di Stabilità, non viene finanziato dalla sola Germania, il 20 percento dell’ammontare del pacchetto di salvataggio viene dalla Germania. L’Italia e la Francia assieme coprono il 38 percento del totale. Questa è la realtà. Non ha senso dire che tutti vogliono i soldi della Germania. State dando troppa attenzione alla nuova retorica nazionalista della Germania.

SPIEGEL: Ma non può negare che molti, su questo continente, non vogliono “più Europa”.

Schulz: La grande maggioranza della popolazione è favorevole all’idea di un’unione moderna e illuminata di paesi che dimostrano solidarietà. Il regista Wim Wenders ha recentemente riassunto il problema molto bene. Ha detto che l’idea di Europa è diventata quella di un’amministrazione, e adesso la gente pensa che l’amministrazione sia l’idea stessa di Europa. Ma questo non vuol dire che dobbiamo rinunciare all’idea. Significa che dobbiamo cambiare l’amministrazione.

SPIEGEL: Se sempre più competenze nazionali verranno trasferite a Bruxelles, a un certo punto ci dovrà essere un referendum anche in Germania. Questo è un pericolo o un’opportunità per la UE?

Schulz: A differenza di altri paesi, la Germania non ha avuto esperienza di referendum. Ma quando la Corte Costituzionale tedesca sarà arrivata alla sua decisione sull’ESM il 12 settembre, allora si dovrà chiedere il voto popolare. E questo è positivo. Bisogna lasciare che la gente possa votare, se si tratta di una nuova Costituzione. Trovo sorprendente, comunque, che molti politici tedeschi si oppongano ai referendum e tuttavia, quando si tratta di una questione europea, chiedono subito un plebiscito.

SPIEGEL: È questo il caso del leader dell’SPD, Sigmar Gabriel. Anche lui è determinato nella sua volontà di lasciar votare la gente sull’Unione Europea.

Schulz: È un rischio. I referendum pongono sempre delle minacce quando si parla di politica europea, perché la politica europea è complessa. Sono sempre un’opportunità per quelle parti politiche alle quali piace semplificare le questioni. La politica europea è sempre un intreccio di razionalità e di emozioni. Il problema di noi politici europei è che affrontiamo tutto con fredda razionalità, e poi ci chiediamo perché non riusciamo a coinvolgere emotivamente le persone.

SPIEGEL: Lei non si fida della gente?

Schulz: No, io mi fido, ma non è contrario alla democrazia essere scettici. I referendum sono uno strumento democratico, ma lo sono anche le decisioni raggiunte da una democrazia parlamentare. Sono per un’estrema cautela quando si tratta di referendum. Anche in Germania.

SPIEGEL: Come può l’Europa diventare più democratica?

Schulz: Dal 2014 non ci potrà più essere un Presidente della Commissione Europea senza una maggioranza in Parlamento. I leader del governo dovranno essere determinati dagli esiti delle elezioni europee. Questo è stabilito anche dal Trattato di Lisbona.

SPIEGEL: Questo significa che bisogna mettere in campo candidati a livello europeo?

Schulz: Giusto, i partiti dovranno mettere in campo candidati a livello europeo. Non ci saranno più campagne elettorali europee focalizzate su questioni nazionali.

SPIEGEL: Il Ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, e altri, suggeriscono di far eleggere il Presidente direttamente dal popolo.

Schulz: Penso che sarebbe sbagliato. Se il Parlamento non elegge il Presidente, chi controlla il Presidente? Dei 27 stati membri solo la Francia usa un modello simile. Sono contrario a introdurre un sistema simile a livello europeo. Immaginate se ci fosse un tedesco Presidente della Commissione Europea. Se andasse in qualche paese a dire di fare questo o quello non sarebbe ricevuto molto bene. Il Presidente sarebbe rapidamente raffigurato come il tedesco cattivo. Ma se il Presidente viene eletto e controllato dai 700 rappresentanti di tutti i paesi UE, questo lo legittima in modo molto diverso.

SPIEGEL: La ringraziamo per questa intervista.

Intervista condotta da Konstantin von Hammerstein e Gordon Repinski. Tradotta dal tedesco da Ella Ornstein. [Tradotta in italiano da Voci dall’Estero.]

Fonte: Voci dall’Estero

Tratto da: www.stopeuro.org

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