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934da Graziano Fornaciari

Gli Ogm non mi piacciono, e non mi piace che l’essere umano modifichi la genetica, perché credo che non ne verrà fuori qualcosa di buono. L’essere umano non conosce il funzionamento della vita, ne percepisce solamente dei frammenti, attraverso i quali ritiene, con grande presunzione, di poterla modificare a suo piacimento.




Egli è tutto preso dal suo desiderio di onnipotenza, al punto tale da non curarsi degli effetti, preferendo soffermarsi su ciò che, nell’immediato, può portare a casa come profitto, mancando, a mio avviso, di lungimiranza e buon senso, senza rendersi conto che, il suo essere apprendista stregone, lo porterà a non riuscire più a controllare ciò che ha messo in moto.

Secondo me la coltivazione Ogm rappresenta qualcosa di alieno a questa umanità, una realtà che si sta espandendo sempre di più sulla faccia della Terra, visto che nel 2014, gli ettari di terreno coltivati con Ogm hanno raggiunto la quota record di 181,5 milioni. Lo comunica l’ISAAA, il Servizio internazionale per l’acquisizione delle applicazioni agrobiotecnologiche, riferendo che vi è stato un aumento di 6 milioni di ettari rispetto al 2013, pari al 3,6%.

Sempre lo stesso rapporto, comunica che in Europa, le coltivazioni Ogm sono calate del 3% nel 2014, un dato in controtendenza rispetto al resto del mondo, benché siano soltanto 28 i Paesi in cui gli Ogm possono essere prodotti, con l’ultimo arrivato, il Bangladesh. In Europa sono solo 5 gli Stati che possono produrre Ogm, la Spagna con il 92% del totale, seguita da Portogallo, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca.




Per quanto riguarda l’Europa, si attende il via libera finale alla direttiva Europea che consentirà ai Paesi dell’Unione di decidere autonomamente se limitare o proibire la coltivazione di Ogm sul proprio territorio nazionale, anche nel caso di prodotti autorizzati a livello comunitario.

Nel mondo, sono gli Stati Uniti a detenere il primato mondiale di semine Ogm, con 73.1 milioni di ettari coltivati a Ogm: in particolare mais, soia, cotone, colza, barbabietola da zucchero, alfa alfa, papaia e zucca. Gli USA sono seguiti dal Brasile con 42,2 milioni e dall’Argentina, con 24,3 milioni di ettari, dove regnano mais, cotone e soia.

Al quarto posto troviamo l’India e il Canada, che contano entrambe 11.6 milioni di ettari di terreno coltivati con semine Ogm, in particolare la semina del cotone. Al quinto posto la Cina con 3,6 milioni di ettari, con soia, mais e cotone, peperoni, melanzane e pomodori Ogm. Infine, nella top ten delle semine Ogm troviamo anche Paraguay, Pakistan, Sud Africa, Uruguay e Bolivia.

Queste cifre testimoniano un aumento costante da 18 anni di coltivazione Ogm, e c’è da aspettarsi che i Paesi in via di sviluppo, desiderosi a loro volta di un posto al “sole”, si accodino questa corsa sfrenata, specialmente l’Asia, dove l’India ha conosciuto il maggiore incremento con 11,6 milioni di ettari di coltivazioni Ogm.

Le cose secondo me stanno in poco posto, se ingeriamo cibo geneticamente modificato, credo che andrà a modificare anche il corpo che lo ospita, esponendolo sempre di più alle malattie. Non c’è che dire, bisogna vivere più a lungo ma sempre meno in armonia sotto tutti i punti di vista, e a qualcuno certamente giova tutto questo.

Siamo quello che mangiamo, e non ce lo dobbiamo scordare, soprattutto se andiamo a vedere chi, a monte di tutto questo, muove i fili di questa operazione mondiale, un esempio a caso la Monsanto.

Fonte www.primapaginadiyvs.it