1767
1767di Gianni Petrosillo

Ogni volontà strategica adeguata è anticipatrice
e paradossale.




REGIS DEBRAY

Non può esserci un’Europa europea, libera e autonoma
nel mondo attuale, se non si stabilisce un asse
Parigi-Berlino-Mosca, che è l’asse dell’indipendenza
europea.

JEAN-PIERRE CHEVE NEMENT




 

Da qualche anno sosteniamo che l’unica chance per avere un’Europa indipendente dagli Usa è la creazione di un asse Berlino-Parigi-Roma-Mosca. Di questa alleanza quadripartita l’Italia sarebbe, inizialmente, l’anello debole, per ragioni politiche e militari. Tuttavia, la Penisola diverrebbe, in breve tempo, il vero ago della bilancia di questa partnership, per l’assenza di atavici contenziosi con gli altri paesi e per sue specificità geografiche ed economiche, che ne garantiscono maggiore flessibilità e miglior spirito di adattamento alle nuove situazioni. Ovviamente, siamo molto lontani da questo scenario, ma in qualche modo occorrerebbe attrezzarsi per le opportunità del futuro, al fine agire da protagonisti in questo plot interessantissimo generato dal movimento storico. Purtroppo, la nostra classe dirigente non ragiona con la testa sulle spalle ma con la poltrona sotto il sedere e ciò favorisce le decisioni di piccolo cabotaggio legate allo statu quo, cioè ad un fanatismo filoatlantico e filoeuropeistico di comodo, garanzia di facile carriera ma di indebolimento delle aspettative della nazione

Questo asse delle meraviglie, che non si è mai saldato contemporaneamente in tutte le sue giunture nazionali, sta attualmente conoscendo il punto più basso dagli anni ’90, a causa dell’azione statunitense in Europa, mirante proprio a divedere la Russia dal resto del continente e ad impedire quello che il Presidente Putin ebbe a dichiarare nel suo discorso al Bundestang nel 2001: “La Russia è un paese europeo che nutre sentimenti di amicizia verso gli altri. Una pace stabile sul continente è per il nostro paese […] lo scopo principale. …Io credo che l’Europa può consolidare a lungo termine la sua fama di fulcro della politica mondiale, potente e indipendente, soltanto se unifica i suoi mezzi con gli uomini, il territorio e le risorse naturali russe, così come con il potenziale economico, culturale e difensivo della Russia”. Tale vocazione europea della Russia ha sempre costituito un problema per la Casa Bianca, la quale ha altri programmi per i governi continentali. La guerra dei rifornimenti energetici, dissimulata dietro le chiacchiere demagogiche di chi, in casa nostra, fingeva di preoccuparsi della differenziazione delle fonti di approvvigionamento extracomunitarie, per non rendere l’Unione troppo dipendente da un solo fornitore, aveva come obiettivo di colpire Mosca. Di queste difficoltà scatenate ad arte ne sa qualcosa anche l’Italia che ha recentemente dovuto incassare lo scioglimento del consorzio South Stream, programma indirizzato alla creazione di un lungo gasdotto, di cui era partner privilegiato insieme al colosso Gazprom, che dal porto russo di Beregovaya sarebbe sbucato in Puglia, garantendo l’indipendenza energetica del Bel Paese. Gli Stati Uniti temevano che sul percorso dei dotti tra le due aree continentali potessero prosperare anche i rapporti politici. La Germania è stato il cliente più convinto della solidificazione delle relazioni diplomatiche ed economiche con il Cremlino, relazioni che soltanto un conflitto ai confini con la Russia avrebbe potuto incrinare. Dopo un lungo periodo in cui Berlino aveva lavorato egregiamente per avvicinarsi al potente vicino tutto è tornato quasi al punto di partenza a causa del golpe in Ucraina. Non vi è alcun dubbio che siano stati gli Usa a trascinare l’Ue in questo caos nel cuore dell’Europa, anche perché è stata la stessa intelligence americana a dichiararlo (leggi le dichiarazioni di George Friedman di Stratfor e quelle di alcuni Generali della Nato, già tutte riportate su questo sito). Del resto, il progetto di destabilizzare Kiev e di trascinarla nell’orbita atlantica viene da molto lontano. Così Brezinsky nel suo testo degli anni ’70 “La Grande Scacchiera”: “La determinazione dell’Ucraina di conservare la sua indipendenza era favorita da un appoggio esterno. Sebbene inizialmente l’Occidente, e in special modo gli USA, si fosse mostrato restio a riconoscere l’importanza di uno Stato ucraino indipendente, verso la metà degli anni Novanta sia l’America che la Germania erano diventate forti sostenitrici di una identità separata di Kiev. Nel luglio del 1996, il segretario alla Difesa americano dichiarava: “Io non posso sopravvalutare l’importanza dell’Ucraina come Stato indipendente per la sicurezza e la stabilità di tutta l’Europa”. […] I fautori della politica americana giunsero a descrivere la relazione ucraino-americana come una “alleanza strategica”, usando volutamente la stessa frase usata per descrivere i rapporti russo-americani». Infine: «Ne consegue che l’appoggio politico ed economico ai nuovi Stati-chiave indipendenti è parte integrante di una più larga strategia comprendente l’intera Eurasia. Il consolidamento della sovranità ucraina […] è una componente cruciale di tale politica”.

Purtroppo anche in Germania non c’è unanimità sulla strategia da adottare verso Mosca. Esiste uno zoccolo duro “filorusso” della politica tedesca che continua a guardare al Cremlino per la crescita geopolitica del proprio Paese, ma è altrettanto forte la componente filo-americana che preferisce fare “affidamento su una evoluzione della NATO che possa permettere una grande condivisione di potere, su una evoluzione dell’Unione Europea capace di affermarsi lentamente e progressivamente all’esterno e infine sulla sua crescente influenza economica in Europa centrale” (Manfred Hutterer, letto in Henry de Grossouvre, Pari-Berlino-Mosca), piuttosto che mettersi nella braccia di Putin.

Gli Usa stanno giocando su questa contraddizione, insita negli indirizzi esteri tedeschi, per vanificare qualsiasi tentativo dei governanti teutonici di potenziare una nuova ostpolitik nei confronti della Russia. Al momento sembrano esserci riusciti, anche se non del tutto. L’assenza della cancelliera Merkel alla parata moscovita, celebrante la vittoria dei russi nella GGP, del 9 maggio scorso, suggerisce che qualcosa si è effettivamente sfilacciato nei legami tra i due Stati. Tuttavia, è altrettanto vero che Berlino sa bene che senza una politica autonoma nei confronti della Russia, indipendentemente dagli Stati Uniti, Mosca finirà per voltare le spalle all’Europa, privilegiando i suoi rapporti asiatici, specie con la Cina. In parte è già avvenuto, anche se la storica diffidenza esistente tra russi e cinesi, ha rallentato lo “scivolamento” russo nel quadrante asiatico. Questa situazione non giova a nessun governo dell’Ue, ed in particolar modo alla Germania. Quest’ultima è il primo partner commerciale della Russia e quello con i più vivavi rapporti politici. Se le strade della Russia e dell’Europa non si incontreranno sarà lo stesso sogno indipendentistico europeo a naufragare. Invece, restano attualissime le parole del Generale De Gaulle quando affermava che “occorre istituire l’Europa sulla base di un accordo tra francesi e tedeschi [ed anche italiani]. […] Costituita su queste basi […], allora, potremo guardare alla Russia. Si potrà provare, una volta per tutte, a costruire l’Europa tutta intera, insieme alla Russia… Ecco il programma dei veri europei. Ecco il mio programma”. Questo dovrebbe essere ancora il programma dei veri europeisti, di tutti quelli che credono che la sovranità e la sicurezza del Continente non si appaltino alla Nato, cioè agli Stati Uniti, per mancanza di coraggio e di visione strategica. Chi non condivide questa visione è soltanto un altro traditore al soldo di Washington.

Fonte: www.conflittiestrategie.it