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L’ultimo studio della Cgia di Mestre alza il velo su una realtà ben nota a quanti non siano prigionieri di ottusi pregiudizi, mostrando che la categoria sociale più fragile è ormai quella dei lavoratori autonomi.

Un quarto di coloro che hanno una partita Iva, infatti, si trova oggi al di sotto della soglia di povertà (fissata sui 9.500 euro all’anno) e tale percentuale è superiore a quella che riguarda i lavoratori dipendenti (poveri nel 14,6% dei casi) o dei pensionati, al di sotto di quel livello per 1120,9%. La situazione sta per giunta peggiorando sempre più, poiché nel periodo 2010-2014 il numero delle partite Iva in difficoltà è cresciuto del 5,1%.

Nel tentativo di invertire la rotta, destinata a condurre verso il baratro, è scesa in campo Sos Partite Iva. L’associazione porta avanti dal 2015 la sua battaglia in sostegno delle partite Iva ed è agguerrita: infatti, ha già elaborato due proposte di legge. Una per la riforma del procedimento di riscossione tributaria per l’abolizione del “solve et repete” dall’ordinamento ed un’altra in materia di libertà previdenziale per tutti i lavoratori autonomi/partite Iva con l’eliminazione del monopolio dell’Inps. Lungi dall’essere un’associazione di categoria, Sos Partite Iva punta a diventare il movimento politico di tutti i contribuenti produttivi. Fondatore, persidente e speaker dell’associazione Andrea Bernaudo, da sempre impegnato sui temi delle libertà economiche.

 

Andrea, qual è lo stato di salute attuale delle partita Iva?
I dati sono sotto gli occhi di tutti, nonostante la crisi internazionale abbia allentato – da due anni – la morsa, l’Italia non cresce, siamo di nuovo in deflazione, mentre altri paesi come Spagna e Irlanda galoppano. Il motivo è semplice: hanno ridotto tasse e spesa pubblica, esattamente quello che noi non riusciamo a fare, nonostante gli annunci roboanti. Aprire una partita Iva in Italia equivale ad una iattura, anzichè essere un’opportunità viene vista come una condanna.

In Italia la politica tutela lavoratori dipendenti e grandi imprese. Lo stesso non avviene per i lavoratori indipendenti. Perché?
Perché i lavoratori indipendenti sono meno controllabili e poco utili nella gestione di pacchetti di consenso da utilizzare nelle competizioni elettorali dove i candidati si misurano sulle preferenze e perchè non si sono mai organizzati politicamente. Ma non è questo il nostro problema, noi non vogliamo “tutele” dallo stato, questa posizione la lasciamo ai signori del sindacato parastato. Noi riteniamo che i contribuenti tutti ed in particolare i lavoratori autonomi, cioè i produttori di PIL non debbano essere schiacciati da un carico fiscale al 65,8% (Total Tax Rate elaborato dal World Economic Forum).

In realtà, qualcosa sembra muoversi in senso favorevole… Il governo Renzi, infatti, ha proposto un disegno di legge, ribattezzato “jobs act degli autonomi”, per cercare di “normalizzare” la situazione. Tu come lo giudichi?
Il Jobs act delle partite Iva è fuffa. Renzi non ha capito come ragionano i lavoratori autonomi, forse sta troppo a sentire sedicenti “sindacati di categoria” che non rappresentano nessuno, salvo se stessi. Chi sceglie di aprire una partita Iva fa una scelta di libertà, di autonomia. Il governo, partendo dall’assunto che il lavoro autonomo non è e non sarà mai equiparabile al lavoro dipendente, avrebbe dovuto ridurre drasticamente la pressione fiscale su partite Iva e lavoratori autonomi, lasciando libertà e risorse agli autonomi per tutele assicurative e previdenziali private.

Quali sono i grossi ostacoli da superare affinché le condizioni delle partite iva migliorino?
Le partite Iva italiane hanno un ostacolo enorme: lo stato ed il suo esercito, burocrazia e fisco. E’ urgente un’inversione di tendenza nei rapporti tra stato e contribuenti. Noi di Sos Partite Iva abbiamo sul tavolo 3 proposte.

Di cosa si tratta?
Innanzitutto serve una riforma della costituzione pro-contribuenti. L’Italia ha aderito con legge costituzionale all’equilibrio di bilancio, ora, sempre con legge costituzionale deve stabilire un tetto alla pressione fiscale ed alla spesa pubblica; poi va ristabilito un equilibrio tra stato e contribuenti con l’eliminazione dell’istituto del “solve et repete” dall’ordinamento tributario. Con l’applicazione di questo barbaro ed incostituzionale meccanismo il fisco italiano oggi espropria i contribuenti, finanche in pendenza di giudizio, partendo dal pregiudizio che siamo tutti evasori, spetta a noi dimostrare il contrario, con l’inversione dell’onere della prova, ma intanto devi pagare e subito. Infine va consentito a tutti i lavoratori autonomi/partite Iva lo sganciamento dall’Inps. Va eliminato il monopolio dell’Istituto di previdenza pubblica. Noi lo riteniamo un carrozzone inaffidabile, fonte di continui scandali, sprechi e malversazioni. Tutti debbono essere obbligati a “pagarsi la pensione”, ma in un contesto di libertà e di concorrenza tra enti pubblici e privati e tra enti privati. Il che non vuol dire non versare una percentuale del proprio reddito a fini sociali, ma il grosso – oggi siamo costretti a contributi Inps dal 22 al 33% – dobbiamo esser liberi di versarlo a chi ci offre maggiori garanzie.

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Tratto da: www.piovegovernoladro.info