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https://www.sapereeundovere.com/di Antonio Martino

Lo spettro della paura e del terrore è uno degli strumenti più efficaci per applicare scelte antidemocratiche e reazionarie, in totale contrasto con la logica e il benessere dei popoli.




Il dibattito sui crudeli fatti di Parigi non accenna a placarsi, anzi si rafforza di contributi “autorevoli”, provenienti dagli esponenti più importanti dell’attuale intellighenzia politico-culturale europea. Da più parti non si esita a parlare apertamente di guerra contro l’Occidente; molti ricordano le affermazioni del Papa, riguardanti l’esistenza di una Terza Guerra Mondiale combattuta a “pezzi”, in giro per il mondo, risalenti a nemmeno un anno fa. Il fantasma della guerra è di nuovo in giro per l’Europa, dopo oltre 60 anni di quiescenza? Noi diciamo di no, poiché la guerra non conviene attualmente a nessuno. Conviene invece usare un vecchio stratagemma, che sa di anni ’70, di guerra fredda e di servizi deviati, ossia la strategia della tensione, in versione 2.0, aggiornata e corretta.

All’epoca utilizzata per impedire la temuta “svolta a sinistra” della politica e del governo in Italia, essa oggi viene usata per completare il nefasto disegno europeista, già in divenire grazie alla moneta unica. Senza voler entrare nel campo del complottismo e della dietrologia, l’attentato di Parigi è stato un assist che i sognatori nostrani non si sono lasciati sfuggire. Così parla Scalfari su La Repubblica La guerra al terrorismo, insieme ai lutti, alle tensioni, alle paure, ha però un aspetto positivo che non va sottovalutato: fa emergere anche a chi finora era indifferente o addirittura ostile, la necessità di costruire l’Europa unita da raggiungere in parte con specifici accordi su temi di sicurezza e di investigazione e in parte con deliberazioni dei 28 Paesi dell’Unione che equivalgono a vere e proprie cessioni di sovranità.

Anche le bombe sui treni e nelle banche avevano un lato positivo, per chi era contrario allo sviluppo democratico e civile dell’Italia. Il concetto è chiaro: utilizzare il timore dell’uomo comune per indirizzare la politica ad autodistruggersi, eliminando lo Stato Nazionale in favore di un’entità astorica, irrealistica e tecnocratica, gli Stati Uniti d’Europa. D’altronde, è già stato provato con successo che, davanti al fatto compiuto, non v’è reazione: è stato così per Maastricht, per l’Euro, figurarsi per il nobile ideale degli USE. A Scalfari si unisce il buon Roberto Napoletano, ideatore della celebre copertina del Sole 24 Ore che incitava a “Fare Presto” durante la crisi del Governo Berlusconi del novembre 2011, il colpo di stato che apriva le porte del Paese all’austerità e a Mario Monti. Napoletano afferma che al terrorismo si risponde con gli Stati Uniti d’Europa e la forza politica del più grande mercato di consumo al mondo che decide finalmente di dire la sua non solo con la moneta unica ma anche con un esercito unico. (…) Dopo gli obbrobri dell’austerità senza limiti e la morte di quello spirito solidaristico costituente che è appartenuto ai fondatori Monnet, Adenauer, De Gasperi, ma anche dopo a uomini del calibro di Kohl, Delors e tanti altri, è ora che l’Europa dimostri di esistere, riprenda a investire e usi la leva dell’azione monetaria unica, scommetta su se stessa e affronti a viso aperto le sue laceranti disuguaglianze interne (…) bisogna che dietro le parole si avvertano il sogno e l’orgoglio di un grande progetto comune di crescita. La macchina dell’Europa ha bisogno della benzina della politica e non basta un’emozionante passeggiata a braccetto per le strade di Parigi ad assicurarla. Servono fatti e servono subito. Altrimenti gli egoismi nazionali torneranno a vincere e l’orgoglio europeo ritrovato si dileguerà




Creare gli USE, per evitare che gli “egoismi nazionali” tornino a vincere. Cosa si intenda per egoismo nazionale, onestamente non lo sappiamo. Crediamo, invece, sia chiaro a cosa miri la strategia della tensione 2.0: utilizzare eventi tragici per sostenere un progetto antidemocratico, che scavalca la sovranità degli stati e dei popoli ed elimina la capacità della politica di tutelare gli interessi nazionali. Cosa sia l’Europa dell’austerità e dell’Euro è noto pure ai sassi, come parimenti è noto cosa sia il sogno europeo e cosa esso comporti in termini economici, sociali, politici. Sappiamo fin troppo bene cosa sia l’autorazzismo, il continuo e incessante svilimento delle capacità di un popolo, quello Italiano, incapace di governarsi da sé e bisognoso di un vincolo esterno, invocato da sacerdoti piangenti. Viene fatta passare per demagogia la difesa della Storia, della cultura, dell’identità del proprio Paese, mentre il sistematico attacco condotto contro le secolari conquiste del mondo del lavoro viene favorito da una cultura imbelle e complice del regime.

Non crediamo agli USE, come non crediamo al sogno europeo così espresso dalla tecnocrazia di Bruxelles. L’Unione Europea è, in realtà, la negazione stessa dell’Europa, per la sua natura antidemocratica, ipercapitalistica, negatrice della sovranità, uno dei concetti più alti espressi dal sapere continentale e fondamento della civiltà moderna. La strategia della paura perenne, dell’individuazione del nemico nell’Islam,nella Russia di Putin, non porterà comunque a un’unione forzata, bocciata ex ante dalla Storia e dai popoli europei. La vera Europa è precedente e non temiamo d’affermare che sarà successiva all’Unione Europea e agli eventuali Stati Uniti d’Europa. La vera identità europea, il reale orgoglio che accomuna 500 milioni di abitanti, è quello che proviene da una civiltà bimillenaria, dalle brillanti personalità prodotte, dall’integrazione della cultura e dell’intelligenza, nel rispetto reciproco delle differenze: tutto ciò oggi subisce l’attacco di un’elité che ha già dimostrato ampiamente il proprio pericolo.

Fonte www.lintellettualedissidente.it