3597
Si è chiuso venerdì il dodicesimo round di negoziazioni per il Ttip, il trattato transatlantico di libero scambio tra Usa e Unione Europea. Un trattato assai contestato soprattuto sulle sponde orientali dell’oceano per la segretezza in cui si sono sinora svolte le trattative e per le clausole fortemente penalizzanti per le economie nazionali dei singoli Paesi europei. Il trattato, che dovrebbe essere approvato entro la fine del 2016, punta ad abbattere le residue barriere doganali fra Usa e Ue ma anche ad uniformare standard, regolamenti tecnici e linee guida sugli investimenti esteri: un gigantesco accordo sovranazionale che riguarda un’area che produce il 40% del Pil mondiale.

I critici del Ttip, però, ne sottolineano gli svantaggi per l’Europa, che si trova a trattare in posizione di debolezza: la crisi economica, scandali come quello della Volkswagen e della Renault, l’emergenza immigrazione non contribuiscono a consolidare le nostre base di trattativa. Secondo i detrattori del trattato, gli Usa potrebbero imporre i propri standard ai mercati europei, danneggiando le produzioni tipiche e d’eccellenza che costituiscono il tessuto portante dell’imprenditoria europea. Particolarmente dove – come accade in Italia – abbondano le piccole e le medie imprese.




Inoltre si temono gravi ricadute sull’occupazione, in particolare nei comparti agroalimentare, chimico e della carta e del legno. Infine c’è la famigerata clausola “Isds”, la “Investor-State Dispute Settlement”: un regolamento fortemente voluto dagli statunitensi per assegnare la competenza della risoluzione delle controverse fra Stati e imprese a un arbitrato internazionale. Un trucco che consentirebbe alle più potenti fra le multinazionali di fare letteralmente causa ai singoli Stati. Che, specie se piccoli, sarebbero facilmente ricattabili, a scapito dei diritti dei cittadini.

Fonte: Qui

Tratto da: www.stopeuro.org