Uno dei punti principali dei partiti sovranisti riguarda la rinegoziazione degli accordi che reggono la ue e la sua profonda struttura antidemocratica o l’uscita del paese dall’unione medesima, attraverso l’attivazione dell’articolo 50 del trattato europeo.

Di cosa stiamo parlando, in particolare?

In primis dei parametri di Maastricht e soprattutto dell’assurdo vincolo del 3% di rapporto deficit/pil annuo. Si tratta di un vincolo, per stessa ammissione del suo ideatore, privo di qualsivoglia valenza scientifica ed empirica. Conoscete la sua origine?

Nel 1981 venne chiesto dall’allora presidente Mitterand, di trovare un argine all’eccessiva spesa dell’esecutivo d’oltralpe. La patata bollente finì sul tavolo di un oscuro funzionario poco più che trentenne: Guy Abeille, cugino del futuro primo ministro De Villepin. In poco meno di un’ora, e senza alcuno studio sottostante, Abeille, formulò la proposta che il deficit massimo potesse essere del 3% sul pil. La motivazione? Era un numero tondo e suonava bene, facilmente vendibile all’opinione pubblica. Ecco le sue testuali parole: “Mitterrand aveva bisogno di una regola facile da opporre ai ministri che si presentavano nel suo ufficio a chiedere denaro […]. Avevamo bisogno di qualcosa di semplice. Tre per cento? È un buon numero, un numero storico che fa pensare alla trinità” In virtù di questo assurdo, folle “idolo”, l’Italia (e non solo) hanno conosciuto desertificazione industriale, alta disoccupazione, e financo suicidi, oltre che il taglio dei servizi fondamentali.

Qualsiasi persona di buon senso, quindi, dovrebbe semplicemente dare degli incompetenti agli oligarchi della ue ed ai loro padroni franco-tedeschi e infischiarsene.



Un altro parametro che va smantellato, è quello legato al fiscal compact ed al parametro del 60% di rapporto debito/PIL. Più volte abbiamo visto come nazioni con debito pubblico elevato non abbiamo alcun problema di crescita e di occupazione (il Giappone ne è un esempio da manuale, ma non è l’unico caso), mentre nazioni “virtuose” come l’Italia, stiano vivendo una crisi continua. Eh, sì, checché ne dica la stampa prezzolata di regime, l’Italia è un paese virtuoso, in quanto ha da anni ed anni un avanzo primario costante, ovvero spende meno di quanto incassi di tasse, ed il debito cresce esclusivamente in virtù degli interessi da pagare sul debito pubblico.

Questo, perché ha rinunciato ad avere una banca centrale propria che acquisti e quindi mantenga basso il rendimento dei titoli di stato e perché le politiche di austerità per il rientro del debito, provocano NON sviluppo come millantato dai fanatici neoliberisti, ma crisi, deflazione e quindi sottosviluppo.

Per la cronaca, anche i fautori dello studio che affermava che un alto debito pubblico provoca problemi di crescita, hanno dovuto ammettere di aver alterato i risultati delle ricerche per “addomesticarli” alle loro conclusioni: la colpa è stata data ad un errore in una formula di Excel. Capite? La ue sta imponendo  la distruzione del tessuto sociale italiano in virtù di una formula sbagliata in un foglio Excel!

Quindi, se è sbagliato il parametro del 60% di rapporto debito/pil, è ancora più sbagliato pretendere di massacrare i cittadini di tasse e di tagli ai servizi sociali (sanità, scuola, trasporti pubblici) per ridurre il debito entro quella soglia (il famigerato fiscal compact).

Ma se tutti questi parametri sono frutto di scelte quanto meno prive di fondamento logico-scientifico, per non dire truffaldine, appare chiaro che chi li difende ed invoca “più europa” o dice “la nostra casa è l’europa” oppure “non è il momento di uscire dall’euro”, o è in mala fede, o è incapace: in entrambi i casi, se teniamo al futuro dei nostri figli e di noi stessi, non possiamo affidare loro il governo del paese.

Oggi dobbiamo avere il coraggio di denunciare questi trattati e di ridiscuterli e se non si dovesse raggiungere una soluzione di buon senso, prendere in mano il nostro destino e “salutare la compagnia”: lo dobbiamo ai nostri nonni e genitori che hanno fatto grande questo paese e lo dobbiamo ai nostri figli, ai quali non possiamo consegnare un futuro di miseria e privazioni in nome di teorie sballate.

Fonte: Luca Campolongo – Il Nord

Tratto da: www.stopeuro.news

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